«Giusto spostarci in Svizzera, ma non so se lo rifaremmo»

SVIZZERA-UE

Parole di Klaus-Michael Kühne, grande azionista e presidente onorario di Kühne+Nagel, gigante della logistica che teme la fine del modello basato sulla libera circolazione

«Giusto spostarci in Svizzera, ma non so se lo rifaremmo»
Foto Reguzzi

«Giusto spostarci in Svizzera, ma non so se lo rifaremmo»

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Abbiamo fatto bene a spostarci in Svizzera oltre quarant’anni fa, ma non so se lo rifaremmo ancora: lo afferma Klaus-Michael Kühne, grande azionista e presidente onorario di Kühne+Nagel, gigante della logistica a livello mondiale, che teme la fine del modello basato sulla libera circolazione.

«Sono un convinto europeista e deploro il fatto che la Svizzera, al centro del continente, non faccia parte dell’Ue», afferma l’imprenditore 81enne tedesco in un’intervista pubblicata oggi dalla SonntagsZeitung. «Il paese è però finora sempre riuscito da una parte a rimanere indipendente e dall’altra ad approfittare del mercato interno. La Svizzera deve continuare a perseguire la via della ragione», prosegue Kühne. «A mio avviso deve firmare l’accordo quadro».

Oggi un gigante con 82’000 dipendenti e un fatturato di quasi 21 miliardi di franchi (2018), Kühne+Nagel ha origini tedesche: la società venne infatti fondata a Brema nel 1890, sotto forma di impresa di spedizioni, da August Kühne e Friedrich Gottlieb Nagel. Una personalità importante è stata fino al 1933 anche l’imprenditore ebreo Adolf Maass, poi estromesso dall’azienda: morirà ad Auschwitz nel 1945. Kühne+Nagel ha avuto anche un ruolo decisivo nel trasporto di mobili provenienti da decine di migliaia di alloggi di ebrei deportati, nei paesi occupati dai nazisti. Nel dopoguerra la società si è ulteriormente espansa. La sede del gruppo è stata spostata in Svizzera nel 1976.

Questa è stata allora «la decisione giusta», sostiene Kühne. «Poiché abbiamo potuto sviluppare i nostri affari internazionali con grande successo, grazie all’ordine liberale, ai bassi oneri fiscali e alla posizione centrale».

Oggi però il gruppo - numero uno al mondo nel trasporto navale globale e numero due nel comparto aereo - ci penserebbe bene a compiere un passo del genere. Secondo il presidente onorario ha un impatto negativo la legislazione Minder sui salari abusivi, «che limita troppo la libertà contrattuale, per esempio per i top manager». Poi Kühne teme che la Svizzera voglia isolarsi troppo dagli stranieri: «Reclutiamo i nostri specialisti e dirigenti in ogni parte del mondo».

«Se si dovesse arrivare a limitazioni della libera circolazione delle persone dovremmo pensare a spostare alcune determinate funzioni all’estero», mette in guardia l’imprenditore con residenza in Svizzera (ma senza nazionalità elvetica). «Al momento questo non è però in discussione, visto che l’iniziativa sull’immigrazione di massa è stata applicata in modo moderato».

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