Il sondaggio

Le aziende svizzere temono un aumento delle fatture non pagate

Stando a un sondaggio dalla società Intrum, il 27% delle ditte interrogate si attende un rischio di credito più elevato collegato a un rallentamento congiunturale

Le aziende svizzere temono un aumento delle fatture non pagate
(Foto archivio CdT)

Le aziende svizzere temono un aumento delle fatture non pagate

(Foto archivio CdT)

SCHWERZENBACH (ZH) - Molte imprese svizzere temono un peggioramento del morale di pagamento: stando a un sondaggio dalla società d’incasso Intrum, il 27% delle aziende interrogate si attende presto un rischio di credito più elevato, a fronte del 7% di un anno fa.

Un terzo delle ditte motiva l’atteso aumento delle fatture non pagate con un temuto rallentamento congiunturale nei prossimi due anni, o è addirittura convinto che la Svizzera si trovi già ora in una fase di recessione, indica Intrum in un comunicato diramato oggi.

In base allo «European Payment Report 2019» della società d’incasso zurighese le società elvetiche perdono ogni anno quasi il 4% del proprio fatturato in seguito a perdite legate ai crediti. Questa quota si situa nettamente al di sopra della media dei concorrenti europei. Le ragioni per il cattivo morale di pagamento sono difficoltà economiche dei debitori oppure la posticipazione intenzionale dei pagamenti oppure ancora disattenzioni.

In effetti, i privati saldano le proprie fatture mediamente dopo 28 giorni (30 nel 2018), le aziende dopo 35 giorni (34) e il settore pubblico dopo 42 giorni (44).

Una tendenza che ha importanti conseguenze per le ditte: oltre un quarto delle aziende interrogate è confrontato a problemi di liquidità e a un calo del giro d’affari. Per il 14% le impasse finanziarie dovute a mancati pagamenti rischiano perfino di mettere a repentaglio la loro sopravvivenza.

Pertanto un numero sempre maggiore di imprese svizzere punta a provvedimenti preventivi come pagamento anticipato (55%), verifica della solvibilità (42%) e misure d’incasso (28%).

Il sondaggio è stato condotto tra il 31 gennaio e il 5 aprile presso 11’856 aziende in 29 paesi europei.

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