Costruzione

«Nell’edilizia evitare la spirale degli abusi»

Il presidente della società svizzera degli impresari costruttori, Gian-Luca Lardi, in una intervista ci parla dell’alleanza fra imprenditori e sindacati per migliorare l’efficacia dei controlli

«Nell’edilizia evitare la spirale degli abusi»
Secondo Gian-Luca Lardi una alleanza contro gli abusi è necessaria.

«Nell’edilizia evitare la spirale degli abusi»

Secondo Gian-Luca Lardi una alleanza contro gli abusi è necessaria.

«Nell’edilizia evitare la spirale degli abusi»
(Foto Zocchetti)

«Nell’edilizia evitare la spirale degli abusi»

(Foto Zocchetti)

LUGANO - Il settore edile svizzero ha lanciato negli scorsi mesi il Sistema d’informazione edile Alleanza Costruzione (SIAC), che mira a migliorare l’applicazione dei contratti collettivi di lavoro. Consentirà, ad esempio, di sapere quali società sono soggette a quale contratto collettivo, se sono state controllate e se sono stati effettuati pagamenti di recupero degli stipendi. Alleanza costruzione è composta di tredici organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori, compresi i sindacati Unia e Syna. Abbiamo intervistato Gian-Luca Lardi, presidente della Società svizzera degli impresari costruttori, per capire quale portata ha questa iniziativa.

La Società impresari costruttori ha introdotto recentemente a livello federale il sistema SIAC. Come mai questa misura?

«Una delle caratteristiche del mercato delle costruzioni sta nella dispersione dell’attività di produzione. I cantieri e con loro i lavoratori sono distribuiti su tutto il territorio e pertanto molto più difficili da controllare rispetto ad una produzione in fabbrica o in uno stabile commerciale. Un’altra caratteristica sta nel fatto che su un cantiere spesso sono attivi contemporaneamente molteplici datori di lavoro: l’impresario, il gessatore, l’elettricista, il sanitario ecc. La novità più importante di questo progetto consiste nella stretta collaborazione fra il settore principale delle costruzioni con quello secondario, da qui il nome di alleanza della costruzione».

In precedenza, si erano riscontrati molte infrazioni nel campo dell’applicazione dei contratti di lavoro?

«Sul mercato delle costruzioni – e in particolare nell’edilizia - oggi purtroppo si trova di tutto: ditte professionali e meno, grandi e piccole, locali e estere. La concorrenza è alta, i prezzi bassi e il mercato – soprattutto per un committente profano – poco trasparente. In questo mercato si inseriscono anche attori che acquisiscono lavori a prezzi insostenibili perché risparmiano sui costi del personale; bastano poche pecore nere per innescare una spirale degenerante di abusi. Combattere questi sviluppi non è solo nell’interesse di lavoratrici e lavoratori, ma anche delle imprese che lavorano correttamente».

Quali sono le applicazioni pratiche di questa iniziativa? Quali sono i controlli concreti che effettuerete?

«I controlli ci sono già oggi da parte delle commissioni paritetiche, ma questi sono – a dipendenza del settore e delle regioni – molto eterogenei. Dal punto di vista tecnico il sistema SIAC non è altro che uno strumento digitalizzato per gli organi di controllo: tutte le aziende del settore vengono registrate e avallate da parte della commissione tramite una banca dati nazionale che garantisce uno standard omogeneo. Inoltre, lo stesso sistema permette di registrare anche ogni singolo collaboratore e di munirlo di badge personale. I vantaggi rispetto allo status quo sono molteplici: la qualità dell’informazione migliora sensibilmente, lo scambio di informazioni avviene a livello nazionale e non più regionale, le commissioni paritetiche possono pianificare e eseguire i controlli in maniera molto più efficace. Ai lavoratori sui cantieri basterà mostrare la propria tessera di riconoscimento agli ispettori delle commissioni paritetiche, i quali attraverso un'applicazione informatica riconoscono immediatamente eventuali problemi del lavoratore o della ditta. Non da ultimo ogni committente può informarsi online se una ditta alla quale intende affidare un lavoro rispetta i contratti collettivi o meno».

Il provvedimento è stato preso in accordo fra partner sociali. Come si è raggiunta questa collaborazione?

«Quando il progetto nacque quattro anni fa, insistetti per coinvolgere nello sviluppo non solo i sindacati, ma anche i committenti. Fra i sindacati, Syna e quello dei quadri della costruzione ne furono partecipi dall’inizio, perché credettero da subito nel plusvalore di una soluzione congiunta a livello nazionale. Il sindacato Unia all’inizio era molto scettico, ma strada facendo si è poi convinto della bontà della soluzione ed è salito sul carro due anni dopo. È stata una strada in salita che ha richiesto molta pazienza e perseveranza; sono convinto però che ne sia valsa la pena».

Questa misura non è a livello legislativo, ma è un accordo fra privati. Come si inserisce nelle misure di salvaguardia del mercato del lavoro svizzero?

«L’accordo di libera circolazione – uno dei sette principali accordi bilaterali - prevede le cosiddette ‘misure fiancheggiatrici’, misure concordate con l’UE per proteggere il mercato del lavoro indigeno. Queste misure permettono di dichiarare l’obbligatorietà generale di singoli contratti collettivi. Con ciò tutto il settore è tenuto a rispettare il contratto collettivo concordato fra i partner sociali (nel nostro caso SSIC e i sindacati Unia e Syna/Ocst). I salari minimi concordati, per esempio, essendo di obbligatorietà generale vanno rispettati anche da parte di imprese estere che distaccano lavoratori in Svizzera».

Il Ticino è molto esposto alla concorrenza estera. Questi controlli hanno una valenza particolare rispetto al resto del Paese?

«La natura di questa questione è la stessa rispetto ad altre regioni di confine, ma la congiuntura deplorevole in Italia ne rende l’ampiezza e le conseguenze più gravi nel nostro cantone. Nel 2015, quando partimmo con lo sviluppo del progetto, nella Svizzera tedesca non si intravedevano ancora queste difficoltà sul mercato del lavoro. La velocità del degrado vissuta in prima persona sul territorio Ticinese mi spinse però a darle priorità a livello nazionale. Nel frattempo, la necessità di controllare il mercato del lavoro con strumenti efficaci è condivisa in tutte le regioni nazionali».

A vostro avviso questa iniziativa potrebbe rappresentare un esempio anche per altri settori della nostra economia?

«Il sistema di controllo SIAC è fatto su misura per il mondo delle costruzioni. Ogni settore ha le proprie caratteristiche e deve adeguarne le misure e gli strumenti. La nostra soluzione dimostra però che le basi legali odierne permettono di sviluppare sistemi di vigilanza moderni con controlli profondi e sistematici anche in un mercato complesso e difficile come il nostro. Per affrontare le sfide del mercato del lavoro non servono inevitabilmente nuove e ulteriori leggi. A volte vale la pena sfruttare bene e in modo efficace le possibilità che ci offrono quelle già in vigore».

* presidente della Società svizzera degli impresari costruttori

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