Nuvole nere per le aziende svizzere

Prospettive

Lo rileva il baromentro UBS delle piccole e medie imprese - L’invecchiamento della popolazione è inoltre una sfida maggiore per la nostra economia

 Nuvole nere per le aziende svizzere
© CdT/Gabriele Putzu

Nuvole nere per le aziende svizzere

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Peggiorano le prospettive per le aziende svizzere: nel terzo trimestre il barometro UBS delle piccole e medie imprese (PMI) si è attestato a 0,49 punti, quello delle grandi società a 0,54 punti, ha indicato oggi la banca. Nel trimestre precedente erano stati resi noti valori di rispettivamente 1,08 e 0,49 punti.

Responsabili del trend ribassista fra le PMI sono stati soprattutto la contrazione degli ordinativi in ingresso e il calo dei ricavi nell’industria, nonché diversi indicatori nell’edilizia e nel turismo, informano gli economisti di UBS in un comunicato odierno.

Per le grandi imprese, il portafoglio ordini e l’attività aziendale degli studi di architettura e ingegneria nonché le peggiori cifre di singoli indicatori nell’edilizia e nel turismo hanno contribuito ad abbassare leggermente il valore del barometro.

Nel dettaglio, nell’industria fra luglio e ottobre la situazione economica ha continuato a peggiorare sia per le PMI che per le grandi imprese. Nei servizi le ditte delle due categorie di grandezza hanno evidenziato andamenti opposti: mentre per le PMI tutti gli indicatori (situazione economica, domanda e situazione dei ricavi, nonché prezzi attesi) sono peggiorati, per le grandi imprese si è registrato di nuovo un leggero rialzo.

Sul fronte dell’edilizia, la situazione economica per i grandi gruppi è migliorata per la quarta volta consecutiva, mentre è in lieve calo per le PMI. La situazione è opposta nel ramo degli studi di architettura e di ingegneria: migliora presso i piccoli, mentre peggiora presso i grandi, pur rimanendo a un livello elevato. Nel commercio al dettaglio le prospettive continuano a farsi più fosche per tutti: entrambe le categorie di imprese prevedono per i prossimi tre mesi un calo dei prezzi. Anche il turismo è in difficoltà.

L’invecchiamento della popolazione è una sfida maggiore

Da segnalare inoltre che stando a un rapporto approvato oggi dal Consiglio federale, l’invecchiamento della popolazione rappresenta una sfida maggiore per l’economia elvetica. Sebbene attualmente la Svizzera presenti un elevato benessere e una bassa disoccupazione, nei prossimi decenni i cambiamenti demografici peseranno ancor più sul mercato del lavoro.

Rispetto ad altri Paesi europei, la Confederazione è valutata positivamente: si conferma come una delle economie più floride al mondo e, grazie al livello elevato dei salari, il potere d’acquisto della popolazione è tra i più forti della zona dell’Organizzazione della cooperazione e dello sviluppo economico. Inoltre, le imprese elvetiche si collocano ai vertici internazionali in diversi settori, indica una nota governativa odierna.

Tuttavia, negli ultimi anni, la Svizzera ha perso slancio. Dalla crisi finanziaria del 2008/2009 il prodotto interno lordo (PIL) pro capite si è sviluppato a un ritmo inferiore alla media.

Ma la sfida maggiore, precisa il Consiglio federale, è rappresentata dall’invecchiamento della popolazione. Entro il 2045, il numero dei pensionati dovrebbe aumentare di circa un milione. Ne risulterà una riduzione della percentuale della popolazione attiva, che nei prossimi dieci anni, secondo le previsioni, dovrebbe indebolire la dinamica di crescita del PIL di circa lo 0,5% all’anno.

Stando all’esecutivo, questi effetti potrebbero essere attenuati da una maggiore partecipazione al mercato del lavoro prima e soprattutto dopo l’età di pensionamento ufficiale. Per rendere più dinamica la produttività, il Consiglio federale ritiene necessario «ridurre gli ostacoli all’accesso al mercato in modo da rafforzare la concorrenza, ridurre l’onere amministrativo e praticare una politica di apertura economica».

Il Governo, si legge nel comunicato, ha già previsto una serie di misure, «come l’apertura del mercato dell’elettricità e del gas, la modernizzazione del controllo delle fusioni, la dichiarazione sistematica dei costi della regolamentazione per progetti importanti, nonché l’abolizione dei dazi industriali o l’Accordo di libero scambio con i Paesi Mercosur». Ossia Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay.

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