Primo semestre difficile per Julius Bär

Bilanci

La banca elvetica ha segnato un calo a tutti i livelli - L’utile netto rettificato si è attestato a 391 milioni di franchi, in diminuzione del 19% rispetto all’anno precedente

 Primo semestre difficile per Julius Bär
Fotogonnella

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ZURIGO (aggiornata alle 11.19) - Primo semestre difficile per Julius Bär: la banca elvetica specializzata nell’amministrazione patrimoniale ha segnato cifre in calo a tutti i livelli. L’utile netto rettificato si è attestato a 391 milioni di franchi, in diminuzione del 19% rispetto all’anno precedente.

Il risultato consolidato secondo le regole IFRS ha subito una contrazione del 23%, scendendo a 343 milioni di franchi, indica in una nota odierna Julius Bär. Gli attivi in gestione si sono attestati a fine giugno a 412 miliardi di franchi: in calo rispetto ai 427 milioni di fine aprile, ma in aumento dell’8% nel confronto con fine dicembre.

L’afflusso netto di nuovi capitali per il periodo in rassegna è stato di 6,2 miliardi, in crescita del 3,2% su base annua. Una progressione inferiore all’obiettivo fissato dall’istituto, che punta a valori compresi fra il 4 e il 6%. Se non si tiene conto della controllata italiana Kairos il dato è comunque nel quadro dell’obiettivo, precisano i vertici, grazie ad afflussi stabili da Asia, Europa e Medio Oriente.

Nel primo semestre i ricavi sono arretrati a 1,70 miliardi di franchi, il 5% in meno del corrispondente periodo del 2018. In rapporto al secondo semestre di quell’anno vi è stato per contro un incremento dell’8%.

L’azienda fa sapere che il programma di riduzione dei costi per un importo di 100 milioni di franchi, lanciato a inizio anno, sta procedendo secondo i piani. Gli effetti positivi dovrebbero essere percepiti già nel secondo semestre. In una conferenza telefonica il Ceo Bernhard Hodler - che come noto dal primo settembre lascerà il posto a Philipp Rickenbacher - ha inoltre detto di aspettarsi un aumento degli afflussi di denaro.

Nei primi commenti gli analisti hanno parlato di un semestre con punti positivi e altri negativi. In borsa il titolo si è mostrato volatile: in apertura è arrivato a guadagnare il 3%, poi ha azzerato le perdite, ma in seguito è tornato a salire di circa il 2%. Dall’inizio dell’anno la performance è del +22%.

Fondata a Zurigo nel 1890, la banca è quotata alla borsa svizzera dal 2005. Oggi è attiva esclusivamente nel private banking e si pubblicizza con lo slogan «grande abbastanza per essere forte e ciò nonostante sufficientemente piccola da prendere seriamente ogni cliente». È presente in 14 località svizzere, fra cui Lugano e St. Moritz, e ha anche numerose sedi all’estero. Il gruppo paga anche uno degli stipendi più alti in Svizzera: il Ceo Hodler nel 2018 ha guadagnato 6,2 milioni di franchi, cioè quasi 80 volte quanto percepisce uno svizzero medio.

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