UBS: «Domani prepariamoci a tassi più negativi»

BNS

Per gli esperti della banca il rallentamento congiunturale rende probabile un abbassamento del costo del denaro da parte della Banca nazionale svizzera al -1%. Ma il franco dovrebbe continuare a rafforzarsi.

UBS: «Domani prepariamoci a tassi più negativi»
Nel settore dell’edilizia le distorsioni create dai tassi negativi sono più evidenti. ©CdT/Archivio

UBS: «Domani prepariamoci a tassi più negativi»

Nel settore dell’edilizia le distorsioni create dai tassi negativi sono più evidenti. ©CdT/Archivio

Dopo che settimana scorsa la BCE ha riportato in campo le armi straordinarie di politica monetaria per aiutare l’inflazione ad avvicinarsi al suo target (vicino ma inferiore al 2%), gli occhi sono ora puntati sulla riunione di domani della Banca nazionale svizzera. L’istituto centrale abbasserà ulteriormente i tassi oppure no?

I pareri degli esperti non sono unanimi, viste le enormi critiche già espresse nei confronti della BNS riguardo agli effetti collaterali dei tassi negativi su diversi settori dell’economia.

Tuttavia, secondo gli analisti di UBS, alla domanda c’è da attendersi una risposta positiva, come ci hanno spiegato Elena Guglielmin, senior credit analyst e chief investment officer di UBS Wealth Management, e Matteo Ramenghi, chief investment officer di UBS Wealth Management Italia, in occasione della presentazione delle prospettive di economie e mercati ieri a Lugano, con Luca Pedrotti, direttore regionale di UBS Ticino.

«Pensiamo che la BNS tagli il tasso di riferimento di 25 punti base, da -0,75% al -1%», spiegano. «Se non nell’immediato, probabilmente entro la fine dell’anno. Questo congiuntamente ad altre misure per evitare un eccessivo rafforzamento del franco», aggiungono.

Un equilibrio precario

Come evidenziato da Pedrotti, gli indicatori economico-finanziari offrono oggi un quadro assai diverso rispetto a quello di inizio anno. Da una parte la congiuntura globale sta rallentando, contrariamente alle previsioni di pochi trimestri fa. Guardando ai Paesi vicini, la crisi dell’industria rischia di colpire in modo particolare la Germania, la Brexit il Regno Unito. Dall’altra il mercato azionario ha registrato rally inaspettati. Tuttavia la contraddizione in termini è solo apparente, con le banche centrali sempre pronte ad intervenire. La Fed ha virato verso politiche monetarie più espansive già da inizio anno. La BCE settimana scorsa ha abbassato il tasso sui depositi da -0,4 a -0,5% e ha rilanciato un programma di acquisto titoli da 20 miliardi di euro al mese.

Cosa farà la BNS?

«La BNS potrebbe tagliare ulteriormente i tassi per due motivi - spiegano Ramenghi e Guglielmin -. Primo, mantenere la distanza con la BCE, per evitare un rafforzamento eccessivo del franco. Secondo, dare un sostegno alla crescita economica, che anche in Svizzera sarà più flebile del previsto». A ciò si aggiungono probabili misure per evitare un eccessivo rafforzamento del franco. «Tuttavia - aggiunge Guglielmin - come moneta rifugio il franco rischia di apprezzarsi fino a 1,07 a tre mesi o di rimanere sui livelli di 1,10 contro euro nei prossimi 12 mesi».

Se il pronto soccorso messo in piedi dalle banche centrali funzioni per rilanciare l’economia, resta una grossa incognita. Draghi settimana scorsa ha sottolineato per l’ennesima volta che è compito dei Governi implementare quelle misure di politica fiscale necessarie a dare slancio alla crescita. La politica monetaria è più veloce da implementare, ricorda Ramenghi. Ma le incertezze politiche non risolte frenano gli investimenti delle aziende. E infine, le economie avanzate sono alle prese con una popolazione che invecchia: il debito pubblico sale, si risparmia di più, e i tassi calano. «L’UE - aggiunge - ha un modello economico incentrato sull’export, non è all’avanguardia nelle tecnologie, mentre forse dovrebbe puntare sulla crescita dei consumi interni. Non è vero che i tassi negativi non aiutano. Ma aiuterebbero molto di più in un contesto con meno incertezze». La BNS ha introdotto i tassi negativi quasi 5 anni fa. I più ottimisti, come JP Morgan, prevedono che in Europa resteranno negativi per altri otto anni, senza che questo possa impedire una recessione.

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