«Per la previdenza è necessaria una riforma»

Ticino

La Cassa pensioni di Lugano ha registrato un rendimento del -2,54% nel 2018 - Nostra intervista con il direttore Mauro Guerra

«Per la previdenza è necessaria una riforma»
Secondo Mauro Guerra, con il calo dei tassi di interesse, le casse pensioni devono effettuare investimenti sempre più rischiosi.

«Per la previdenza è necessaria una riforma»

Secondo Mauro Guerra, con il calo dei tassi di interesse, le casse pensioni devono effettuare investimenti sempre più rischiosi.

LUGANO - La Cassa ha reso noto che, grazie alla stabilità strutturale raggiunta negli ultimi anni, il conto d’esercizio 2018, seppur negativo, chiude con un risultato al di sopra di quello medio delle casse pensioni svizzere. Il 2018 rappresenta il peggiore anno borsistico dopo la crisi finanziaria del 2008. Nel suo complesso, per l’esercizio 2018, il rendimento del portafoglio globale, composto per il 59% da attivi finanziari negoziabili e liquidità, e per il 41% da immobili (diretti e fondi immobiliari), si attesta a -2,54%, al di sopra di quello delle casse pensioni di analoga dimensione, che, secondo lo studio di settore pubblicato da UBS nel gennaio 2019, registrano un risultato medio di -3,42%. Il Consiglio direttivo ha approvato l’attribuzione di un interesse sugli averi di vecchiaia degli assicurati attivi che sono stati remunerati con un tasso dello 0,5%. La somma di bilancio di 716,9 milioni di franchi permette di mantenere un grado di copertura, al 31 dicembre 2018, del 92,8%, uno dei più alti tra le casse a capitalizzazione parziale. Inoltre, grazie al buon andamento dei mercati finanziari durante il primo trimestre del 2019, a marzo di quest’anno, le perdite realizzate e le minusvalenze del 2018 sono già state riassorbite.

A fine anno, i beneficiari di rendita erano 1.521, ovvero 31 unità in più rispetto all’esercizio precedente, mentre il numero degli assicurati attivi è passato a 2.747, ovvero 68 unità in più rispetto al 2017. L’età media degli assicurati attivi, così come il rapporto fra il numero dei pensionati sul totale della popolazione della CPdL si sono mantenuti costanti, rispettivamente 45 anni e 36%. Costante e attorno al 12% è rimasta anche la percentuale di assicurati che scelgono il pensionamento anticipato sul totale di coloro che ne avrebbero diritto.

Abbiamo colto l’occasione della pubblicazione dei risultati della Cassa pensioni di Lugano per intervistare il direttore Mauro Guerra sui trend fondamentali nel settore della previdenza in Svizzera.

Come giudica i risultati relativi al 2018 della Cassa Pensioni di Lugano? Quali sono stati i tratti salienti di questo esercizio?

«Pur non potendo essere considerato un anno positivo per la gestione patrimoniale degli attivi, quello della CPdL è un risultato al di sopra di quello delle casse di analoga dimensione, raggiunto grazie all’ottima diversificazione del portafoglio ed alla stabilità strutturale frutto di un’organizzazione interna allo stato dell’arte. Il 2018 è stato il peggior anno borsistico dopo la crisi del 2008. Per alcuni analisti è stato anche peggiore del 2008 a causa delle forti correlazioni tra la maggior parte delle classi di attivi. Il fatto che la CPdL sia riuscita a mantenere un buon grado di copertura dimostra quanto, l’attuale organizzazione sia in grado di mantenere i risultati acquisiti e preservare gli attivi dei propri assicurati».

Nei primi mesi del 2019 c’è stato un rally sui principali mercati finanziari mondiali. Quali sono stati gli effetti sulla Cassa pensioni di Lugano?

«Grazie al buon andamento dei mercati finanziari durante il primo trimestre del 2019, a marzo di quest’anno, le perdite realizzate e le minusvalenze del 2018 sono state riassorbite, portando la CPdL alla sua capitalizzazione massima di sempre. Si tratta di un risultato principalmente dovuto al recupero dei principali listini e condotto anche coniugando la cura della performance con la gestione del rischio, posizionando prontamente il portafoglio secondo gli indirizzi del Comitato Investimenti».

In Svizzera si parla molto dell’influsso dei tassi negativi sulle performance della casse pensioni, dicendo che manca una componente fondamentale del rendimento a lungo termine del sistema previdenziale. Come giudica la situazione?

«I tassi negativi costituiscono un problema non trascurabile per una cassa pensione che si trova a non poter più contare sul sostegno del comparto obbligazionario, una classe di attivi che in passato ha costituto la colonna portante degli investimenti a basso rischio. Ciononostante, i risultati degli ultimi anni dimostrano come la maggior parte delle casse pensioni siano state in grado di ridurre l’impatto dei tassi negativi mantenendo una buona performance. Tutto questo è avvenuto non senza conseguenze. Infatti, buona parte degli investimenti a reddito fisso è stato trasferito su comparti più rischiosi come quello azionario, quello immobiliare o quello del private equity, determinando così un incremento della volatilità del portafoglio e un decremento della liquidità degli attivi sottostanti. Considerando la situazione nel suo insieme, è lecito affermare che il sistema previdenziale soffre della mancanza d’inflazione. In questo contesto, la disparità in termini di esposizione ai rischi finanziari fra pensionati, assicurati attivi e datori di lavoro è evidente: mentre i primi godono di una prestazione priva di rischio, sia gli assicurati attivi sia i datori di lavoro sono sottoposti al rischio di deprezzamento del corso dei titoli e, in questo caso, subiscono le misure di risanamento che la cassa deve attuare in caso di sotto-copertura, costituite spesso dalla riduzione progressiva delle aliquote di conversione dei capitali in rendita».

È vero che, malgrado i tassi negativi, le performance delle casse pensioni negli ultimi anni sono state positive (2018 a parte), grazie soprattutto alla buona evoluzione delle Borse. Ma come si sa, i mercati finanziari sono volatili. Questo non rappresenta un rischio per la stabilità a lungo termine del sistema?

«La performance media delle casse pensioni dal 2006 al 2018 è stata del 2,73%. Senza considerare il pesante impatto del 2008, la performance media dal 2009 al 2018 è stata del 4,19% mentre sullo stesso periodo, la remunerazione minima LPP è stata di circa il 2%. Considerando anche il risultato negativo registrato a fine 2018, questo indica che il sistema previdenziale ha le capacità di assorbire i movimenti erratici delle Borse e di implementare strategie d’investimento aperte anche a classi di attivi non direttamente correlate ai mercati quotati. Non bisogna dimenticare che il secondo pilastro conta un patrimonio complessivo di oltre 800 miliardi di franchi, e può operare a livello globale per mettere in campo le migliori possibilità di diversificazione di portafoglio. In altri termini, i rischi finanziari sono parte integrante del sistema previdenziale e, se gestiti in maniera professionale, rappresentano una fonte di opportunità».

Nelle discussioni sulla riforma del sistema previdenziale svizzero, si cita spesso il problema dell’invecchiamento della popolazione. A suo avviso quanto è rilevante questo trend?

«Gli impatti dell’aumento della speranza di vita sul sistema previdenziale sono in cima all’agenda degli specialisti di settore. In generale le soluzioni proposte prevedono innanzitutto la riduzione delle aliquote di conversione dei capitali in rendita, al fine di garantire la stabilità del sistema. Tale provvedimento, pur avendo una certa efficacia, potrebbe non essere la miglior soluzione nel lungo periodo. Va rilevato che l’effetto del baby-boom degli anni sessanta del secolo scorso si farà sentire non oltre il prossimo trentennio. Dopo quella data, gli scenari su quello che saranno la società e il mondo del lavoro sono i più vari. La politica e le categorie professionali stanno enfatizzando le questioni legate alla piramide dell’età, sottovalutando le minacce al sistema derivanti da altri trend già oggi prevedibili».

Quali minacce? Può farci qualche esempio?

«Su tutto spicca il concetto stesso di lavoro, di datore di lavoro e di forma retributiva che in un futuro, neanche troppo lontano, prenderanno forme molto diverse da quelle attuali. In linea di principio lo squilibrio fra assicurati attivi e pensionati che si accentuerà nei decenni a venire a fronte del citato baby-boom potrà essere gestito con adeguamenti del livello delle pensioni e iniezioni di capitali nel sistema. Progettare la previdenza oltre questo picco generazionale, significa entrare in un futuro difficilmente prevedibile. Converrebbe piuttosto mettere al centro altre questioni più importanti, ovvero quale sarà il ruolo del secondo pilastro nella politica di remunerazione e assunzione del proprio personale da parte dei datori di lavoro di domani e se fra gli assicurati potrà essere o sarà ancora applicata la solidarietà generazionale, il caposaldo del sistema previdenziale svizzero».

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