UBS in Ticino chiude a Gordola, Giubiasco e Melide

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La grande banca ha annunciato la chiusura di 44 filiali su 239 entro la fine del primo trimestre - Nessun licenziamento previsto per i collaboratori colpiti dalla misura - Ne parliamo con Luca Pedrotti, direttore regionale di UBS Ticino

UBS in Ticino chiude a Gordola, Giubiasco e Melide
Luca Pedrotti, direttore di UBS Ticino. ©Foto Pedrazzini

UBS in Ticino chiude a Gordola, Giubiasco e Melide

Luca Pedrotti, direttore di UBS Ticino. ©Foto Pedrazzini

Delle 44 filiali che UBS intende chiudere entro la fine di marzo, tre sono in Ticino: si tratta di quelle di Gordola, Giubiasco e Melide. Come ci spiega Luca Pedrotti, direttore regionale di UBS Ticino, i collaboratori colpiti dalla misura verranno trasferiti e non sono previsti licenziamenti.

Quali e quante sono le filiali toccate in Ticino?
«In Svizzera saranno chiuse 44 filiali, di cui tre in Ticino: Gordola, Giubiasco, e Melide. L'operazione avverrà entro la fine di marzo. In Ticino rimangono così attive 13 filiali con sportello, più due stabili dedicati alle attività di wealth management (Via Pretorio e Piazza Riforma a Lugano)».

Quanti collaboratori saranno toccati dalla misura in Ticino?

«In totale 14 collaboratori, e tutti saranno integrati nelle sedi principali di Locarno, Bellinzona e Lugano. Al momento non sono previsti licenziamenti, con l'obiettivo di integrare tutti i collaboratori interessati con le rispettive funzioni nelle sedi principali».

I licenziamenti sono evitati o solo rimandati perché siamo in una situazione di crisi?

«I prossimi mesi saranno dedicati al trapasso della clientela e quindi ci sarà parecchio da fare. La stragrande maggioranza dei collaboratori continuerà a fare lo stesso lavoro; non è escluso che nel lungo periodo per qualcuno bisognerà trovare una soluzione in un altro ambito».

Le chiusure sono state giustificate dalla direzione con la riduzione delle visite dei clienti alle filiali. Molte di esse non sono dovute alla pandemia dello scorso anno?

«I criteri di valutazione sono stati quelli di identificare quali filiali hanno registrato il calo maggiore di attività allo sportello. Negli ultimi dieci anni è sparito il 70% delle transazioni allo sportello. Per contro oggi ben due terzi della clientela in ogni segmento usa le transazioni digitali. È quindi chiaro che questo trend conduca a una riduzione generale delle sedi, concentrandoci laddove possiamo garantire una maggior completezza di servizi e competenze. È anche una questione di controllo dei costi. Ovviamente il periodo particolare della pandemia ha accelerato l'utilizzo delle piattaforme digitali, ma a questa decisione saremmo comunque arrivati indipendentemente dalla COVID-19».

Quindi conferma che la decisione di ridurre le filiali ha radici più profonde dell'arrivo di Ralph Hamers alla presidenza della direzione?
«Assolutamente si. In Ticino rimaniamo con 13 filiali più due. Con la chiusura di sei filiali in due anni (Airolo, Savosa e Serfontana nel 2020, oltre alle tre annunciate oggi, ndr) abbiamo ridotto la nostra presenza fisica in Ticino di un terzo, ma siamo comunque convinti di essere in grado di poter gestire al meglio le relazioni coi nostri clienti».

Quanto conta di risparmiare UBS con questa operazione?
«Questo dato verrà comunicato con i risultati annuali tra un paio di settimane».

Le tre filiali chiuse sono di vostra proprietà o in affitto?

«Sono tutte e tre in affitto. Ci sono dei contratti che scadranno dopo la fine di marzo quindi sarà necessario raggiungere un accordo con i proprietari».

Come ha detto Lei un terzo della clientela non usa Internet: avete pensato a dei servizi aggiuntivi per loro?

«Chiaramente questa è una sfida, soprattutto per la clientela anziana che generalmente ha bisogno di più assistenza. Da una parte siamo in grado di servire una buona fascia dei clienti tramite la rete di sedi che rimane. Dall'altra, laddove ce ne fosse il bisogno, ad esempio in caso di impossibilità a muoversi, siamo noi a raggiungere i clienti a casa o comunque a offrire una soluzione alternativa. Questo tra l'altro succede già oggi per le situazioni particolari. Piano piano cercheremo di venir incontro a tutti».

Con la pandemia anche UBS ha registrato un utilizzo maggiore della tecnologia da parte degli anziani?

«In generale c'è stato un aumento in tutte le fasce di età, compresi gli anziani. Questa è la fascia di età che presenta più sfide però: da una parte c'è chi si rifiuta, ma dall'altra c'è anche chi ha accolto gli smartphone molto favorevolemente».

Diminuiscono le filiali ma aumentano i bancomat?

«No, anzi, credo che anche i bancomat siano destinati a diminuire, perché anche li diminuiscono le transazioni. Fino a dieci anni fa il bancomat era un'alternativa allo sportello. Oggi invece l'alternativa è lo smartphone, dato che l'utilizzo dell'ebanking e delle piattaforme digitali è letteralmente esploso».

Per le banche regionali fa parte della strategia essere più presenti proprio nei piccoli centri, UBS chiude filiali. Non avete paura di cedere il passo alle Raiffesen di turno?

«Il grado di soddisfazione della nostra clientela nell'utilizzo delle piattaforme digitali è sorprendentemente positivo. Sorprendentemente perché la clientela si è abituata molto più velocemente al loro utilizzo di quanto ci aspettassimo. I servizio digitale viene considerato più veloce e agile e i clienti che usano le piattaforme sono ancora più contenti della loro relazione bancaria. Quindi può anche darsi che perderemo qualche cliente a favore delle banche regionali, ma i nostri servizi sono davvero all'avanguardia quindi non temiamo grossi deflussi».

Lunedì UBS ha annunciato di voler raddoppiare il personale in Asia, oggi la notizia della chiusura delle filiali. Un chiaro segnale strategico per cui è più importante la gestione patrimoniale all'estero rispetto alla Svizzera?

«È chiaro che come banca globale tendiamo ad investire laddove c'è potenziale di gestione patrimoniale. In Ticino è pure vero che negli ultimi anni abbiamo ridotto il personale per certi profili, ma ne abbiamo anche creati altri. Ad esempio la Service Line a Manno (il servizio di assistenza telefonica) è passata da 20 a 60 persone in 3-4 anni, e probabilmente cresceremo ancora. Da lì seguiamo anche una parte della Svizzera francese. Il Centro di competenze a Manno impiega quasi novanta persone e prevediamo di arrivare a cento entro fine anno. È chiaro che si assiste spesso a un "travaso" di profili tra settori. D'altra parte una carriera in banca non è più verticale: oggi il collaboratore deve avere la capacità di spostarsi anche lateralmente per crescere».

UBS ha annunciato pure un drastico abbassamento del limite per imporre i tassi negativi. Non temete deflussi di asset di clienti che giustamente vogliono evitare di pagare solo perché hanno risparmiato?

«Abbiamo portato il limite da 2 milioni a 250mila franchi dal primo di luglio. La decisione è inevitabile perché i costi che la banca deve sopportare per via dei tassi negativi sono enormi. Siamo consapevoli che dovremo affrontare delle discussioni con i clienti ma non temiamo forti deflussi, visto che ci sono banche con soglie più basse. Ci sono anche delle situazioni particolari per cui a seconda della tipologia degli investimenti la soglia può essere aumentata fino a un milione di franchi».

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