UBS, primo trimestre positivo malgrado il caso Archegos

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Il collasso del fondo speculativo americano ha pesato sui bilanci ma non ha compromesso il buon andamento dei mercati finanziari

UBS, primo trimestre positivo malgrado il caso Archegos
© KEYSTONE/Melanie Duchene

UBS, primo trimestre positivo malgrado il caso Archegos

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Anche UBS è costretta a passare sotto le forche caudine di Archegos Capital: il collasso del fondo americano ha inciso per 434 milioni di dollari (397 milioni di franchi) sui conti della banca. Grazie ai buoni affari realizzati con i clienti ricchi e super-ricchi l’istituto ha comunque conseguito un utile di 1,8 miliardi di dollari, cifra superiore del 14% a quella dello stesso periodo del 2020 e più elevata anche di quanto si aspettassero gli analisti, fermi a 1,6 miliardi.

Stando ai dati comunicati oggi, grazie ad ulteriori afflussi di denaro per 100 miliardi di dollari i patrimoni amministrati sono saliti a 4200 miliardi. Questo ha generato un balzo del 63% del profitto del comparto amministrazione patrimoniale, portando l’utile ante imposte del gruppo a 2,3 miliardi (+16% su base annua). I ricavi sono ammontati a 8,7 miliardi (+7%), mentre i costi non hanno superato i 6,4 miliardi (-4%).

L’arrivo di denaro fresco, le favorevoli condizioni di mercato e il miglioramento del clima di fiducia degli investitori ha portato a un buon risultato, afferma il presidente della direzione Ralph Hamers, succeduto nel novembre 2020 a Sergio Ermotti. «Abbiamo osservato livelli di attività record in tutti i nostri segmenti di clientela», ha aggiunto il manager 54enne olandese, citato in un comunicato.

Resta però la macchia costituita dal caso Archegos, che nel suo comunicato UBS non cita peraltro esplicitamente con il suo nome e su cui finora non si era mai espressa. «Siamo tutti profondamente delusi e prendiamo la cosa molto seriamente», afferma a questo proposito Hamers. «Stiamo conducendo una revisione dettagliata dei nostri processi di gestione dei rischi rilevanti e stiamo prendendo le opportune misure per evitare il ripetersi di tali incidenti in futuro».

Nonostante il dossier Archegos - il family office (cioè società che gestisce uno o più patrimoni familiari) del finanziere newyorkese di origine coreana Bill Hwang, il cui tracollo ha fatto sanguinare in particolare Credit Suisse, che nella vicenda ha perso 4,4 miliardi di franchi - UBS ha visto aumentare la sua solidità finanziaria: i fondi propri di base di qualità primaria (Common Equity Tier 1, CET1) sono saliti al 14%. L’unità banca d’investimento ha completatamene assorbito l’impatto Archegos e malgrado questa perdita ha generato un ritorno sul capitale ad essa assegnato del 13%. «Tuttavia, escludendo questo evento, il rendimento sarebbe stato superiore al 30%», osserva il Ceo.

UBS guarda però anche al futuro: l’istituto vuole diventare più digitale e nel contempo più efficiente. Hamers punta a ridurre i costi di 1 miliardo entro il 2023: questi risparmi serviranno a finanziare iniziative di crescita. Per quanto riguarda i piani concreti, se ne saprà di più nel corso dell’anno, promettono i vertici.

Intanto però l’aumentata importanza dell’aspetto tecnologico viene sottolineata anche attraverso la designazione di una nuova posizione dirigenziale. Ecco quindi fare capolino la figura del Chief Digital and Information Officer (CDIO), che entrerà in carica all’inizio di maggio. Il ruolo sarà assunto da Mike Dargan, dal 2016 responsabile tecnologico del gruppo. Nei piani alti della società è previsto anche un importante avvicendamento: dal primo novembre la carica Group General Counsel (cioè capo-giurista) verrà ricoperta da Barbara Levi, che subentra a Markus Diethelm, in funzione da 13 anni.

Società con sede a Basilea e Zurigo, UBS offre servizi finanziari completi a privati, aziende e clienti istituzionali. La società fa risalire le sue origini alla fondazione di Bank von Winterthur, il 25 giugno 1862, istituto che nel 1912 è convolato a nozze con la Banca del Toggenburgo, dando vita all’Unione di banche svizzere (UBS). Nella sua forma attuale UBS è frutto del matrimonio fra l’Unione di banche svizzere (UBS) e la Società di banca svizzera (SBS), avvenuto nel 1998. Oggi UBS è una realtà presente in una cinquantina di stati, con 73’000 dipendenti, di cui il 30% in Svizzera e una quota analoga in America.

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