Educazione

Bimbi resilienti
a casa e a scuola

Bimbi resilienti <br />a casa e a scuola
Anche per i bambini, infatti, coltivare la resilienza è importantissimo per resistere alle «sfide» quotidiane con flessibilità e per rafforzare l’autostima.

Bimbi resilienti
a casa e a scuola

Anche per i bambini, infatti, coltivare la resilienza è importantissimo per resistere alle «sfide» quotidiane con flessibilità e per rafforzare l’autostima.

Da alcuni mesi, la resilienza - quella forza interiore che aiuta a superare positivamente le difficoltà - è divenuta un concetto che ci accompagna nel dibattito di (quasi) tutti i giorni; già da diverso tempo però, e ben prima della pandemia di coronavirus, la scienza è stata impegnata a capire come fare per rafforzare questa competenza non solo in età adulta ma fin dall’infanzia. Anche per i bambini, infatti, coltivare la resilienza è importantissimo per resistere alle «sfide» quotidiane con flessibilità e per rafforzare l’autostima. Tra gli esperti, viene posta grande enfasi sulla responsabilità degli adulti (che siano mamma e papà, parenti oppure gli insegnati a scuola), i quali, permettendo ai piccoli di seguire liberamente le loro naturali propensioni, crescono individui resilienti, sul modello delle piante che, anche in condizioni difficili, trovano comunque la forza di sbocciare. «Un buon educatore - chiarisce Marianna Esposito, Psicologa e psicoterapeuta e Responsabile del progetto Dillo Forte promosso da ASPI, Fondazione della Svizzera Italiana per l’Aiuto, il Sostegno e la Protezione dell’Infanzia - è chi riesce a spingere il bambino all’esplorazione, sostenendone i passi, indicando i sentieri percorribili, dando strumenti per tracciarne di nuovi e non previsti. Insomma, è un po’ come fare il tifo a bordo campo. Allo stesso modo, per lo sviluppo della resilienza è importante che l’adulto di riferimento sia in grado di accogliere il bambino che torna da lui per chiedere aiuto e vicinanza, ricaricandone le batterie in termine di autostima e sicurezza».

Sembra «facile», eppure, le insidie per un’infanzia all’insegna della resilienza non mancano. Nei contesti familiari, ad esempio, i genitori iperprotettivi penalizzano la capacità dei figli di gestire le proprie emozioni e di affrontare le difficoltà tipiche dell’infanzia, che possono essere piccole cadute, il dover attendere il proprio turno per la merenda, ma anche l’accettazione dei «no» e dei limiti così come la gestione dei momenti di gioco libero o con coetanei. In situazioni di questo tipo, scrive Christina Berndt in «Il segreto della resistenza psichica», è bene lasciare che bambini si mettano alla prova e allenino la «forza di resistenza», proprio come si esercita un muscolo. Oltre alle mura domestiche, quelle scolastiche sono uno degli ambienti più importanti per i bambini che cominciano a mettersi in gioco. Già, perché le aule scolastiche non sono solo spazi dove si studia la matematica e l’italiano ma luoghi di crescita, di sperimentazione delle regole in un contesto strutturato e di apprendimento a trasformare un punto di debolezza in un punto di forza, una criticità in un vantaggio. Insomma, come ricorda Marianna Esposito, «Anche ad essere si impara scriveva Italo Calvino e educare alla resilienza - tanto a casa quanto a scuola - è proprio educazione all’esserci; a esistere nel mondo individuando un potere ad agire; a lasciare una traccia».

Marianna Esposito, Psicologa e psicoterapeuta e Responsabile del progetto Dillo Forte promosso da ASPI, Fondazione della Svizzera Italiana per l’Aiuto, il Sostegno e la Protezione dell’Infanzia.
Marianna Esposito, Psicologa e psicoterapeuta e Responsabile del progetto Dillo Forte promosso da ASPI, Fondazione della Svizzera Italiana per l’Aiuto, il Sostegno e la Protezione dell’Infanzia.
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