L’escursione

Breggia, un fiume così
non ce l’ha nessuno

Breggia, un fiume così <br />non ce l’ha nessuno
Attraverso l’Ammonitico rosso (© Ely Riva)

Breggia, un fiume così
non ce l’ha nessuno

Attraverso l’Ammonitico rosso (© Ely Riva)

Breggia, un fiume così <br />non ce l’ha nessuno
Attraverso l’Ammonitico rosso (© Ely Riva)

Breggia, un fiume così
non ce l’ha nessuno

Attraverso l’Ammonitico rosso (© Ely Riva)

Breggia, un fiume così <br />non ce l’ha nessuno
L’ingresso del parco (© Ely Riva)

Breggia, un fiume così
non ce l’ha nessuno

L’ingresso del parco (© Ely Riva)

Breggia, un fiume così <br />non ce l’ha nessuno
Ammonite nelle marne (© Ely Riva)

Breggia, un fiume così
non ce l’ha nessuno

Ammonite nelle marne (© Ely Riva)

Breggia, un fiume così <br />non ce l’ha nessuno
La chiusa sotto la maiolica (© Ely Riva)

Breggia, un fiume così
non ce l’ha nessuno

La chiusa sotto la maiolica (© Ely Riva)

Breggia, un fiume così <br />non ce l’ha nessuno
Verso la fine delle gole (© Ely Riva)

Breggia, un fiume così
non ce l’ha nessuno

Verso la fine delle gole (© Ely Riva)

Dal versante meno ripido del Generoso scende il torrente più meridionale di tutta la Svizzera, il Breggia che tutta la gente della regione chiama con affetto “la Brengia”.
Ha le sorgenti sul Monte d’Orimento e taglia profondamente verso sud tutta la Valle di Muggio fino a sfociare nella pianura di Chiasso, dove girando verso est finisce la sua corsa nel lago di Como: un solco di una ventina di chilometri.
Nella parte inferiore della Breggia, situata tra quel che resta del Mulin da Canaa e il Mulino del Ghitello, è stato istituito il Parco naturale delle Gole della Breggia, forse il più piccolo della Svizzera ma uno dei più famosi al mondo dal punto di vista geologico e paleontologico.

Una piccola cascata proprio al di sotto del «Buzun del Diavul» (© Ely Riva)
Una piccola cascata proprio al di sotto del «Buzun del Diavul» (© Ely Riva)

Questo affioramento, unico nel suo genere in tutto l’arco alpino, costituisce un documento di interesse geologico di livello mondiale, come è dimostrato dalle numerosissime pubblicazioni scientifiche delle quali è stato oggetto.
Lo studio degli strati geologici ha fornito molte informazioni sulla flora e soprattutto sulla fauna del suo lontano passato.
Nelle Gole della Breggia ci troviamo confrontati con un raro fenomeno naturale: lungo poco più di un chilometro si apre al visitatore - quasi fosse un libro - la storia geologica di quasi 200 milioni di anni, tra il Giurassico che è iniziato più di 190 milioni di anni fa e il Quaternario che è il periodo più recente della vita della Terra ed è ancora in corso.
La visita inizia al Mulino del Ghitello, rimesso a funzionare in questi ultimi anni e dove si trova anche la direzione del Parco. Una serie di punti didattici, chiamati Geostop, permettono ai visitatori di avvicinarsi e di capire che cosa siano quelle rocce colorate e che cosa rappresentano.

Contorsioni nei calcari marnosi (© Ely Riva)
Contorsioni nei calcari marnosi (© Ely Riva)

La prima formazione che troviamo sono i depositi geologici più recenti, quelli del Quaternario, seguiti dal Conglomerato di Pontegana, sassi e ghiaia di origine fluviale e cementati fra loro, risalenti a circa 5 milioni di anni fa.
Si tratta di un’escursione geologica ed estetica unica al mondo, dove l’osservazione delle rocce nel solco scavato dal fiume, è un vero viaggio nel tempo. «Qui inizia la storia della terra», così è inciso in una tavola di legno all’inizio del percorso.
Si transita accanto al Laghetto del Ghitello e si arriva all’entrata delle gole vere e proprie nella zona della bianca Maiolica calcare quasi puro composto di numerosissimi organismi fossili.

La Breggia nel Calcare selcifero (© Ely Riva)
La Breggia nel Calcare selcifero (© Ely Riva)

Segue il gruppo delle Radiolariti, di color rosso scuro, dove notiamo la presenza di grossi noduli tondeggianti di selce. Lo strato è formato dai depositi di scheletri silicei di animali inferiori come i Radiolari.
Dopo aver attraversato il ponte di legno (Punt dal Farügin) sopra la stretta e profonda gola nota come il Buzun dal Diavul, gli strati sono piegati, contorti e accavallati in maniera bizzarra, al punto da sembrare nastri annodati. I geologi, in questi e in altri affascinanti attorcigliamenti più a valle, leggono una frana subacquea avvenuta 160 milioni di anni fa.
Poi appaiono i Calcari marnosi dai colori grigiastri, azzurrognoli e verdastri.

Una delle tante attrazioni dedicate ai più piccoli (© Ely Riva)
Una delle tante attrazioni dedicate ai più piccoli (© Ely Riva)

Segue un tratto tra i più interessanti della Breggia con il bel nastro roseo violetto dell’Ammonitico rosso, chiamato così perché particolarmente ricco di piccole Ammoniti, seguito da un primo strato di Calcari a Cefalopodi, di color rosso bruno.
Le rocce più antiche, di 190 milioni di anni fa, sono situate attorno al Mulin da Canaa il letto del fiume è formato dagli strati facilmente riconoscibili anche dai profani di Calcare selcifero lombardo, di colore grigiastro chiaro, che è la medesima roccia che compone quasi tutto il Monte Generoso.
Poco sopra, a valle del vecchio ponte di pietra che collegava Morbio a Castel San Pietro, possiamo osservare alla destra del torrente, un masso erratico portato dal Ghiacciaio dell’Adda che da qui è passato solo 20.000 anni fa.

L'itinerario

Per visitare il Parco naturale della Breggia ci sono diversi accessi:
- Da Balerna: dal Centro Breggia, da via Silva o dalla strada Regina
- Da Castel San Pietro seguendo il Risciadon o da Al Ponte
- Da Morbio Superiore partendo da Sant’Anna
- Da Morbio Inferiore partendo dal nucleo
Indispensabile almeno una piccola guida

Visita anche il sito web www.parcobreggia.ch

©CdT.ch - Riproduzione riservata

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