La proposta

Case sotto la roccia
in Val Calnegia

Case sotto la roccia <br />in Val Calnegia
La Splüia Bela vista da sud. (©Ely Riva)

Case sotto la roccia
in Val Calnegia

La Splüia Bela vista da sud. (©Ely Riva)

Case sotto la roccia <br />in Val Calnegia
Alla scoperta di una di quelle valli in cui l’uomo e la natura hanno saputo trovare un’armonia forse unica in tutte le Alpi. Nella foto, la Splüia Bela vista da sud. (©Ely Riva)

Case sotto la roccia
in Val Calnegia

Alla scoperta di una di quelle valli in cui l’uomo e la natura hanno saputo trovare un’armonia forse unica in tutte le Alpi. Nella foto, la Splüia Bela vista da sud. (©Ely Riva)

Case sotto la roccia <br />in Val Calnegia
Lo Splüi del Zanzanin, uno dei più grandi della Bavona. (©Ely Riva)

Case sotto la roccia
in Val Calnegia

Lo Splüi del Zanzanin, uno dei più grandi della Bavona. (©Ely Riva)

Case sotto la roccia <br />in Val Calnegia
La Cascata di Foroglio. (©Ely Riva)

Case sotto la roccia
in Val Calnegia

La Cascata di Foroglio. (©Ely Riva)

La Val Calnegia, valle secondaria laterale della Val Bavona, è un mondo che si deve andare a vedere per riuscire a capire. Una di quelle valli in cui l’uomo e la natura hanno saputo trovare un’armonia forse unica in tutte le Alpi.
La cascata di Foroglio, una delle più belle e note del Ticino, è il simbolo e la porta d’entrata della Val Calnegia, una delle valli più ricche di storia alpigiana del nostro piccolo territorio.
Un bel sentiero attraversa il villaggio di Foroglio (687 m) transita accanto alla chiesetta dedicata a Santa Maria, e sale fino a Puntid (890 m) un bel gruppo di baite e abitazioni circondate da rigogliosi pascoli.

Il Fiume Calnegia a Puntid, scorre in un letto di granito, tutto curve levigate, enormi marmitte dei giganti, un lavoro che dura da millenni scavato da quell’artigiano che è l’acqua. Il colore è di un celeste delicato, più bello del cielo, trasparente come certi cristalli di montagna. Puntid deve il nome alla presenza di un ponte di pietra, un esile arco che è lì da secoli, delicato, forse uno dei più belli delle nostre montagne, favorito anche dal selvaggio paesaggio che lo circonda. Attraversando il ponte si segue il sentiero principale che dalla sponda orografica sinistra conduce a quella destra e sale verso Calnègia.

Un altro sentiero molto meno frequentato, costeggia il torrente Calnegia, dal lato orografico sinistro. Attraversa un bosco e dopo circa un migliaio di metri il sentiero sfocia in un pascolo in pendenza con a monte una grossa ganna e la verticale parete di Auenn. È qui che si incontra l’abitazione sotto roccia più famosa del Ticino: la Splüia Bela (970 m), con il tetto formato da una gigantesca lama rocciosa che donava riparo fino al 1987 all’alpigiano Arnoldo Dadò e alle sue bestie.

Un incredibile esempio di come gli alpigiani hanno saputo adattarsi all’ambiente. «Era gente che aveva nel sangue il senso della pietra» aveva scritto Virgilio Gilardoni. Un’enorme lastra si era staccata dalla montagna o posata sopra un altro enorme macigno. In mezzo era rimasta una caverna che è stata allargata e ingrandita per ricavarne uno dei ripari più curiosi di tutta la Valle Bavona.

«Splüia Bela è un maggengo singolare, in mezzo a una frana ciclopica, dove la residenza dell’uomo e la stalla per le vacche sono scavate sotto lo stesso enorme masso, una per parte e collegate fra loro da una sorprendente porticina. Altri massi di mole minore ospitano il porcile, la stalla per i vitelloni e la cantina, o formano grotte per il ruminante meriggiare delle capre» (Plinio Martini)

Ancora oggi, anche se la Splüia Bela è abbandonata da più di vent’anni, è rimasto un non so che di vivo che fa pensare alla vita degli alpigiani del passato. Passato il Ri della Rebia la valle si spiana. A destra in alto si nota l’enorme abitazione sotto roccia, nota come la Vachiera Granda che era abitata dagli Zanzanini: era il più grande sprügh della Val Calnegia.
Poco oltre si arriva a Gerra (1.045 m) con costruzioni appoggiate a grossi macigni, non una uguale all’altra ma con un’armonia senza eguali.

Puntid con il suo antico ponte di sasso. (©Ely Riva)
Puntid con il suo antico ponte di sasso. (©Ely Riva)

In un enorme macigno spaccato a metà, scende una stretta scala nota come la Crasta. Molto curioso è il racconto fatto da Plinio Martini: «Si scende lungo gli scalini dell’umida struttura, quasi presi da una punta di sgomento in quella penombra che sta per diventare oscurità, e poi in fondo, a destra e a sinistra, si trovano le cantine. Le quali sono così gelide per l’aria che vi giunge da cunicoli sotterranei, da giustificare pienamente la bottiglia della grappa cui gli alpigiani, accaldati per la discesa dai corti superiori, attingevano a lunghe sorsate prima di inziare la salatura del formaggio. Il proprietario di una delle cantine della Crasta – voce che significa fessura – raccontava che una volta durante quel lavoro la fiamma della candela si era congelata: soffia e soffia, non si moveva, non si spegneva; la lasciò lì, e la primavera seguente s’infranse come fragilissimo vetro al tocco delle dita».
Curiose, interessanti e intelligenti sono le grondaie, canaletti scavati nella roccia per impedire che l’acqua piovana entrasse nelle cantine o nelle abitazioni. Si resta stupefatti, senza parole passeggiando tra i macigni di Gerra.

L'itinerario

Da Foroglio (682 m) si sale a Puntid (886 m), alla Spluia Bela (970 m) e a Gerra (1.045 m). Da Gerra si ritorna per un centinaio di metri per attraversare il ponte e tornare a Puntid seguendo il lato orografico destro del Fiume Calnegia e scendere a Foroglio.
Tempo: circa 3 ore

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