Il consiglio

Che fare se mio figlio
è vittima di bullismo?

Che fare se mio figlio <br />è vittima di bullismo?
Il confronto con la violenza, fisica e verbale è una sfida difficile da affrontare

Che fare se mio figlio
è vittima di bullismo?

Il confronto con la violenza, fisica e verbale è una sfida difficile da affrontare

Dall’indagine PISA (Programme for International Student Assessment) condotta nel 2018 emerge che il 22% dei giovani in Svizzera sono stati vittime di bullismo più volte (la media dei Paesi OSCE è del 23%). Rispetto al 2015, i casi di bullismo nella Confederazione sono più che raddoppiati. A preoccupare è, in particolare, il cyber-bullismo (https://www.educa.ch/it/cyberbullying-0).

Nell’aiutare le vittime di abusi verbali e fisici è fondamentale, dicono gli esperti, la scelta delle parole.

Oggi sappiamo che ricorrere ad alcuni luoghi comuni, ad esempio cercando di sdrammatizzare la situazione, è una scelta inefficace, che potrebbe accrescere ansia e mancanza di autostima nella vittima, la quale – è bene ricordarlo - non è affatto un ‘malato immaginario’. Lo scorso anno, uno studio coordinato dal King’s College di Londra ha dimostrato che nelle vittime dei bulli è la stessa struttura fisica del cervello a mutare.

Dal punto di vista sociale, i ragazzi vittime di bullismo esprimono spesso i propri disagi con una bassa rendita scolastica o abbandonando la scuola, dove, secondo i dati raccolti dall’Istituto per le statistiche dell’Unesco, trova spazio il bullismo: nel mondo, più del 32% dei ragazzi (11-15 anni) è stato oggetto di bullismo nel proprio istituto scolastico; nel caso delle ragazze il dato si attesta al 28%.

Dire ai propri figli di non fare caso ai bulli, è vano. Sperare che i problemi si risolvano da soli è un pio desiderio, ma tale rimane.

D’altra parte, sminuire il disagio, l’ansia e la loro paura è pericoloso: si incoraggia la repressione dei propri sentimenti, acuendo un senso di solitudine attorno alla vittima di bullismo, messa nella condizione di gestire da sola il proprio disagio.

Anche ricorrere alla frase “ma sono solo ragazzi...” non è di alcun aiuto. Solo perché il bullismo è comune, non significa che sia qualcosa che dovremmo accettare ed essere facilmente in grado di scrollarci di dosso!

E spingere chi viene schernito a difendersi è problematico: non solo perché si incita alla violenza, ma anche perché si assume che chi viene schernito dai bulli sappia difendersi.

Meglio rassicurare la vittima, comunicando che ci sono persone che si preoccupano per lei e la sostengono; e assicurarsi che non si ‘auto-incolpi’ per quello che le sta succedendo. Utile è invitare a riferire a scuola, alle insegnanti, degli atti di violenza dei quali si è vittima, e confidarsi con gli amici. Studi mostrano che il supporto ‘dei pari’ è un fattore significativo per gestire gli effetti del bullismo. Soprattutto, ascoltare e domandare “come posso aiutare?” sono i primi passi da compiere per sostenere chi viene schernito e ferito.

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