La scuola

Come rendere felici
i figli a scuola

Come rendere felici <br />i figli a scuola
Non aprire «campagne per l’integrazione», spingendo a socializzare subito, chiedendo in modo incessante dei nuovi amici

Come rendere felici
i figli a scuola

Non aprire «campagne per l’integrazione», spingendo a socializzare subito, chiedendo in modo incessante dei nuovi amici

Riflettendo sulle nostre esperienze personali e su cosa abbia significato per noi la felicità a scuola (o la sua mancanza), spesso siamo portati a proiettare le nostre fonti di gioia e di dolore sui nostri figli. E a preoccuparci se ‘loro’, in nostri figli, non fanno come ‘noi’, che avevamo l’amichetta del cuore; com’è possibile che loro non ce l’abbiano? Noi abbiamo fatto amicizia subito con nuovi bambini fin dai primi giorni di scuola. Come mai loro passano ancora la ricreazione in disparte? E non raccontano nulla delle ore trascorse a scuola, mentre noi eravamo loquaci, molto! Andrà tutto bene?

Ecco allora che ci lanciamo spesso in «campagne per l’integrazione», spingendo i nostri figli a socializzare ‘subito’, chiedendo in modo incessante dei nuovi amici, se ce ne sono, e, nel caso di risposta negativa, ci spazientiamo o preoccupiamo. O entrambe le cose. Bombardiamo di domande sulla quotidianità scolastica e ci interroghiamo di fronte alle risposte laconiche dei figli.

E se invece concedessimo loro ‘tempo’? Un po’ più di tempo, per integrarsi gradualmente nel nuovo contesto scolastico, per conoscere i coetanei e stringere amicizie, per riflettere e ‘fissare’ per sé stessi la giornata passata a scuola, prima di raccontarcela. E se invece concedessimo loro il nostro sostegno e la nostra partecipazione ‘in silenzio’, nel rispetto dei tempi che sono ‘loro’ a decidere, non noi?

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