Psicologia

Dire addio all’ansia
migliora la memoria

Dire addio all’ansia <br />migliora la memoria
Uno stato di stress emotivo acuto può influire sulla nostra capacità di ricordare avvenimenti e immagazzinare informazioni

Dire addio all’ansia
migliora la memoria

Uno stato di stress emotivo acuto può influire sulla nostra capacità di ricordare avvenimenti e immagazzinare informazioni

Dimenticare di punto in bianco dove abbiamo parcheggiato la macchina. Scordare un appuntamento con qualcuno. Dimenticare un dolce in forno. Fare fatica a concentrarsi nel lavoro. Chiedersi di punto in bianco cosa ci abbia appena detto una persona. Apparentemente, questi eventi potrebbero sembrare il sintomo di un deterioramento progressivo della memoria, che magari sopraggiunge con l’avanzare dell’età. Ma non è sempre così. C’è una causa molto più banale, che fa sì che queste dimenticanze assurde possano capitare anche a chi è molto giovane. Si tratta dell’ansia: una condizione psicofisica piuttosto subdola che oltre a mettere a repentaglio la nostra soglia di attenzione, tende a sfuggire abbastanza bene ai nostri tentativi di autoanalisi.

Inquadrare il motivo delle nostre perdite di memoria nel corso della giornata deve essere perciò il primo passo: innanzitutto per mettere da parte fin dall’inizio l’ipotesi di un malessere legato alla salute o di una malattia cerebrale. E di conseguenza per poter intervenire con gli strumenti giusti, come un supporto psicologico che vada a sciogliere il nodo dello stato in cui ci troviamo. Spesso uno stato di ansia elevato è infatti correlato a repentini vuoti di memoria: come evidenziato dallo studio condotto nel 2019 dalle università di Åbo Akademi e di Helsinki, il cervello viene sottoposto a un lavoro emotivo intenso che impedisce alla corteccia prefrontale, legata alle abilità cognitive, di essere efficiente come dovrebbe. Qui poi subentra la mancanza di sonno: l’insonnia è determinata dall’ansia, e non dormire profondamente influisce di per sé sulle nostre capacità cognitive giornaliere.

Nessun declino cognitivo, quindi. Ciò che si vive talvolta è una situazione di stress acuto che impatta notevolmente sul ricordare, sull’essere attenti, sul riflettere adeguatamente sulle cose. In particolare, la cosiddetta memoria di lavoro è la vittima primaria di questo stato. Si tratta di colei che rende possibili le operazioni di attenzione ed esecuzione, l’elaborazione cioè di informazioni e attività che dovrebbero conseguirne. Questo tipo memoria aiuta inoltre a risolvere con agilità le difficoltà quotidiane, senza sentirsene schiacciati; permette di immagazzinare conoscenze e indicazioni sulla realtà. Ma cosa succede di fatto dentro di noi? Alla base di questi buchi intellettivi sta un’alterazione dei processi attentivi. Per ascoltare e memorizzare usiamo l’attenzione selettiva. Ecco che se l’emotività è sotto stress, diventa chiaramente impossibile incamerare eventi e parole che si susseguono in maniera repentina.

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