Le testimonianze

Ecco le nostre feste,
solo un po’ diverse

Ecco le nostre feste,<br />solo un po’ diverse
Storie di un Natale per certi versi più sobrio, legato alle difficoltà di un anno che ha messo a dura prova innumerevoli realtà in tutto il mondo

Ecco le nostre feste,
solo un po’ diverse

Storie di un Natale per certi versi più sobrio, legato alle difficoltà di un anno che ha messo a dura prova innumerevoli realtà in tutto il mondo

Quattro modi diversi per vivere la festa più attesa. Un Natale unico per i fedeli raccolti attorno all’arciprete don Maurizio Silini, uno più «esotico», quello di Fabrizio Poretti—capomissione supplente ad Haiti—o anche gli svariati «veglioni» trascorsi sui binari alla guida di un convoglio come successo al macchinista Aldo Anzalone, oppure ancora con il pensiero dedicato ai conti di fine anno di chi porta avanti un negozio, come succede a Caterina Suli, commerciante di Locarno.

Un «battesimo» rinviato
Don Maurizio Silini dal 1° settembre è il nuovo amministratore parrocchiale della Collegiata di Bellinzona, successore di don Pierangelo Regazzi. Il suo «battesimo natalizio» nella capitale, tuttavia «potrà essere rimandato di un anno. Gesù intanto verrà ugualmente nei gesti e nelle parole delle celebrazioni», racconta l’arciprete, che sottolinea come la pressione nei suoi confronti non sia salita, dato che molte delle manifestazioni sono state congelate.
Le misure per la lotta alla pandemia, però, pesano: «La speranza di tanti è che queste limitazioni scompaiano e si possa festeggiare gioiosamente la nascita di Gesù Bambino. Questo tempo impone alcuni sacrifici costringendoci a soluzioni logistiche non auspicate ma necessarie: come ha scritto anche il nostro Vescovo, possiamo vivere queste settimane con intelligenza e grandezza d’animo, provando a custodire la pace del cuore e la sintonia con Dio. Per tante persone la situazione è ben più pesante a cominciare da chi combatte con la malattia. Ed è Natale anche per loro».

Scarpine piene di paglia sotto la palma
Dalle celebrazioni domenicali in streaming di don Maurizio a Bellinzona («un passo avanti che servirà anche in futuro») all’altra parte del mondo, dove si trova Fabrizio Poretti, capomissione supplente cooperazione internazionale a Port-au-Prince. «Sì, quest’anno il Natale sarà diverso» spiega. «A causa della pandemia ho deciso di trascorrerlo ad Haiti. La nostalgia di casa, con le tipiche tradizioni ticinesi, si farà sentire. Festeggeremo però anche qui: per San Nicolao abbiamo organizzato un evento speciale, con dei regali per i bambini. Grazie al nostro impegno concreto sul posto cerchiamo di appoggiare gli haitiani, alle prese con molte sfide difficili».
La cooperazione svizzera, infatti, è attiva nel Paese in vari settori come buongoverno, agricoltura, sicurezza alimentare o sviluppo economico. «Qui, per Natale, i bambini mettono sotto l’albero o, meglio, “sotto la palma”, delle scarpine piene di paglia, nella speranza che Babbo Natale le porti via e lasci in cambio tanti regali. Purtroppo, però, raramente i desideri di grandi e piccini sono esauditi, a causa della povertà in cui versa il Paese». Non si potrà certo paragonare ai fasti dell’emisfero settentrionale, ma «fra le vie si scorgono alcuni addobbi e ghirlande luminose, per chi ha la fortuna di avere la corrente elettrica», conclude Poretti.

Largo ai passeggeri
Tra coloro a cui capita di lavorare la sera di Natale c’è anche Aldo Anzalone, dal 2007 macchinista per le Ferrovie Luganesi (FLP). Certo, non succede ogni anno, perché si cerca di piazzare i turni delle festività a rotazione tra tutti i colleghi.
«Finora mi sarà capitato sei o sette volte—racconta—. In effetti sono giornate in cui non abbiamo molti passeggeri, però ci sono e contano su di noi, sul nostro servizio. A volte qualcuno ringrazia perché ci siamo, soprattutto i più anziani». Anzalone è solito organizzare una riunione di famiglia a casa ma quest’anno ha deciso di rinunciarvi per la pandemia. «A seconda del turno, però, era possibile organizzarsi per iniziare ad esempio il pranzo un po’ più tardi, ma insieme. Altrimenti pazienza, la sedia rimane vuota e al rientro mi metto subito a tavola».

I pensieri di chi vive nel commercio
Un periodo particolare, quello di avvicinamento alle festività, lo vive anche chi opera nel settore del commercio. Lo sa bene Caterina Suli, titolare del negozio Di Prego in Piazza Grande a Locarno, che svela la sua «formula magica»: «Oggi più che mai dobbiamo riuscire a regalare ai nostri clienti un’atmosfera calda e familiare».
Il riferimento è alla crisi che sta attraversando questo comparto, resa ancora più dura dalla pandemia. «La tensione è alta e ce la dobbiamo mettere tutta per allentarla. La situazione desta tante domande e molta ansia, ma ho sempre avuto un grande ottimismo, cercando di guardare oltre, senza troppi pensieri... nonostante la situazione economica, di anno in anno, si sia man mano sfilacciata». Suli, come tutti i colleghi, segue l’evoluzione della crisi sanitaria: «Certo, è l’unica cosa che possiamo fare, non possiamo darci né dare risposte». Mentre, tra un cliente e l’altro, il pensiero va al bilancio di fine anno, ormai dietro l’angolo.

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