Le teorie

Esiste il figlio preferito?
La questione è aperta

Il rapporto tra il primogenito e gli altri fratelli è una questione antica quanto l’umanità. Nella Bibbia l’argomento trova ampio spazio, assumendo spesso i toni del conflitto: basta pensare alla relazione tra Caino e Abele e al nodo della primogenitura che divise Esaù e Giacobbe. Esempi, questi, che dimostrano quanto questi legami siano complicati. Il problema si ripropone ancora oggi, in ogni famiglia, e coinvolge inevitabilmente i genitori e i loro atteggiamenti. Attorno all’argomento sono nate convinzioni radicate nell’immaginario collettivo, come quella che vede nel figlio maggiore il cocco di mamma. Ma è davvero così? E che impatto ha sulla personalità dei fratelli?

Alla fine dell’Ottocento Francis Galton scoprì che tra gli scienziati inglesi c’era una forte presenza di primogeniti: ipotizzò così che da piccoli i figli maggiori ricevessero una maggiore attenzione, con un vantaggio anche a livello intellettivo. Per lo psichiatra Alfred Adler primogeniti e ultimogeniti sono in perenne conflitto per guadagnarsi il riconoscimento di madre e padre, mentre i figli di mezzo sono più tranquilli. Più recentemente, lo psicologo Frank Sulloway ha studiato le dinamiche familiari, analizzando le diverse strategie con cui i figli cercano di catturare l’attenzione e la benevolenza dei genitori: i maggiori cercano di mostrarsi più responsabili e dominanti, i minori invece sono più originali e adattabili.

Un recente studio tedesco ha invece sminuito l’impatto che tali differenze hanno sulla personalità dei bambini. Tuttavia sembra che i primogeniti siano leggermente più intelligenti rispetto ai fratelli. Ciò sembra confermato da una ricerca norvegese, che ha verificato come il valore dei QI diminuisca con il diminuire dell’ordine di nascita. La causa? I genitori tendono a privilegiare i figli maggiori, dedicando loro maggiori attenzioni e cure.

Quello che sembra certo, comunque, è che mamma e papà, anche senza volerlo, abbiano delle preferenze. È quanto sostenuto, ad esempio, dalla psicologa americana Ellen Weber Libby, che suggerisce però di non nascondere a se stessi questa predilezione: meglio invece prendere consapevolezza di questa realtà in modo da raggiungere un equilibrio migliore, evitando trappole pericolose, come fare paragoni tra i fratelli e non offrire a tutti le stesse possibilità. Inoltre è opportuno chiedere un parere alle altre persone sul proprio comportamento e prendere in considerazione le lamentele dei figli.

Per lo psicologo Alberto Pellai le differenze non sono sempre a favore del primogenito: spesso le cure e le attenzioni riservate in misura maggiore al primo nato sono più un sintomo di inesperienza e di ansia che di preferenze. Si tratta di un aspetto fondamentale da chiarire, visto che i figli minori considerano spesso i maggiori come i cocchi di mamma e papà, una sensazione condivisa anche dagli stessi primogeniti. Pensare di non essere il figlio preferito può portare a problemi comportamentali: per questo è essenziale affrontare il problema senza nasconderlo sotto il tappeto.

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