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Figli troppo silenziosi:
come comportarsi

Figli troppo silenziosi: <br />come comportarsi
Il rapporto tra genitori e prole, soprattutto nella delicata fase dell’adolescenza, può tendere delle insidie nel dialogo aperto e spontaneo

Figli troppo silenziosi:
come comportarsi

Il rapporto tra genitori e prole, soprattutto nella delicata fase dell’adolescenza, può tendere delle insidie nel dialogo aperto e spontaneo

Il silenzio è qualcosa che spesso dà filo da torcere in termini di interpretazione. Del resto ci sono silenzi e silenzi, ma a preoccupare di più i genitori sono quelli provenienti dai propri figli. E se da piccoli è ancora accettabile la mancanza di dialogo – anche solo per la difficoltà nell’articolazione di una frase per interno – non si può dire lo stesso di quando si cresce.

Ma una premessa va fatta e riguarda l’allenamento al dialogo. Sono numerosi i genitori che pretendono dalla prole descrizioni minuziose e aperture da atleta di ginnastica artistica quando sono i primi a non averlo insegnato, o ancora peggio, a non farlo proprio giorno per giorno. «Do ut des» è l’esatta espressione che racchiude in sé il concetto di dialogo ed è un prezioso valore aggiunto che va trasmesso e coltivato nel tempo. Fatta questa palestra, ogni genitore noterà una predisposizione maggiore ad aprirsi, anche nei momenti difficili. Perché sono proprio questi ultimi i frangenti dove più spesso accade che un figlio si chiuda a riccio, vedendo nel genitore una figura ostile piuttosto che un supporto su cui contare senza riserve.

Soprattutto durante l’adolescenza, solitamente caratterizzata da un’impennata di irascibilità nei giovanissimi, può essere vitale adottare delle pratiche di buon vicinato, che invoglino il dialogo spontaneo senza renderlo un momento obbligato. Per partire sicuri, bisognerebbe evitare l’invadenza, che nell’età dello sviluppo costituisce un significativo ostacolo, nonché un errore non facilmente redimibile. Meglio, dunque, per un genitore non farsi cogliere in fragrante mentre cerca le informazioni che non arrivano per bocca dal figlio attraverso il suo cellulare o computer. Se il ragazzo o la ragazza in questione scelgono di affidare le confidenze esclusivamente altrove, non serve insistere con sotterfugi; piuttosto è utile chiedersi come recuperare e se sia il caso di intervenire con una chiacchierata imposta ma chiarificatrice, oppure con una routine giornaliera e graduale di piccole attenzioni e premure che non collidano con lo spazio di intimità che un giovane quasi adulto sta costruendosi.

Se esagerare è sbagliato, anche un’eccessiva superficialità può non essere utile alla sana evoluzione di conversazioni proficue con i figli. Avere il polso della situazione significa capire quando un silenzio cela una difficoltà concreta; e in questo caso, anche se il grido di aiuto non viene emesso dal diretto interessato, tendere la mano è la scelta di cui non ci si pentirà mai.

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