Educazione

I danni cognitivi
delle punizioni severe

I danni cognitivi <br />delle punizioni severe
Rimproverare i bambini in modo troppo aggressivo può determinare più danni che benefici: soprattutto per lo sviluppo sano ed equilibrato del piccolo

I danni cognitivi
delle punizioni severe

Rimproverare i bambini in modo troppo aggressivo può determinare più danni che benefici: soprattutto per lo sviluppo sano ed equilibrato del piccolo

«Chi, arrabbiandosi, impone una punizione, non corregge, ma si vendica». Le parole incisive del filosofo francese Michel de Montaigne non solo esprimono una grande verità, ma ci mettono di fronte anche a un modo di educare i figli che spesso sopravvalutiamo, ovvero quelle punizioni estremamente dure e severe che posso provocare danni psicologici nella crescita del bambino.

Le «sculacciate» che una volta venivano ritenute il mezzo educativo per eccellenza contro i capricci del piccolo, in realtà causano più danni che benefici sui processi cognitivi e sul suo sviluppo. Ad avvalorare questa tesi ci pensa anche l’Unicef, che sulla severità nell’educare ha pubblicato lo scorso giugno un comunicato che recita «Sebbene i bambini di tutte le età siano a rischio, sperimentare una disciplina violenta in giovane età può essere particolarmente dannoso, dato il maggiore potenziale di lesioni fisiche e l’incapacità dei bambini di comprendere la motivazione dietro l’atto o di adottare strategie di coping per alleviare la loro angoscia». Anche uno studio pubblicato sul «Journal of Agression, Maltreatment and Trauma» indica che una punizione severa è associata a una riduzione delle capacità cognitive dei bambini, soprattutto quelli in età compresa tra i 5 e i 9 anni.

Ma perché le punizioni troppo severe fanno male? Si ritiene che offrano risultati immediati e questo fa credere a molti genitori di aver risolto il problema. Tuttavia la punizione fisica causa uno sviluppo atipico nel cervello del bambino: gli alti livelli di cortisolo scatenati dal castigo, in una fase in cui la struttura cerebrale è ancora in formazione, provocano dei cambiamenti nella corteccia prefrontale. Una maggiore secrezione di cortisolo e adrenalina limita la capacità di pensare e aumenta l’intensità di alcune emozioni come la rabbia o la paura. In queste condizioni, le funzioni come il pensiero critico e il ragionamento diminuiscono, quindi, non ci può essere apprendimento. Una volta ricevuta la punizione, spesso compaiono anche altre emozioni più intense e confuse. Ad esempio può aumentare il senso di colpa, vergogna o risentimento. Allo stesso modo, il bambino pensa di essere cattivo o che ci sia qualcosa che non va in lui. Nel frattempo, non comprende appieno cosa abbia sbagliato, perché sia sbagliato e quali siano i motivi per cui evitare di rifarlo in futuro. Va specificato, infine, che tutto ciò non vale solo per la punizione fisica in quanto tale, ma anche per le aggressioni verbali e psicologiche ad alto impatto, che hanno un effetto simile a quello dell’aggressione fisica.

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