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Il desiderio
di lavorare

Il desiderio <br />di lavorare
L’associazione CoorDown ha dedicato la sua campagna internazionale 2021 al tema del lavoro, realizzando anche un video «The Hiring Chain» che ha vinto numerosi premi. (©CoorDown2021)

Il desiderio
di lavorare

L’associazione CoorDown ha dedicato la sua campagna internazionale 2021 al tema del lavoro, realizzando anche un video «The Hiring Chain» che ha vinto numerosi premi. (©CoorDown2021)

Se per alcune persone il lavoro rappresenta unicamente uno strumento di indipendenza economica, per molti altri è il luogo in cui si cresce come persone, un contesto in cui si ha l’opportunità di sviluppare abilità, competenze e relazioni sociali, a cui si sente di appartenere in termini di identità personale. È così anche per le persone con disabilità intellettiva. «Il lavoro può essere un’inesauribile fonte di scoperte, acquisizioni, contatti e interazioni» racconta la mamma di un giovane cameriere con la sindrome di Down. «Deve però essere un lavoro di qualità. Definire questa qualità non è semplice: deriva dalla positività dell’ambiente e dal senso dell’esperienza. Un lavoro di qualità non può essere un semplice riempitivo delle giornate, deve esserci una varietà che possa agire come stimolo creativo per non cadere nella ripetizione automatica di gesti e pensieri. In questo senso ho sempre sostenuto l’importanza di una formazione, cioè di un’acquisizione approfondita di tecniche e conoscenze inerenti il mestiere, naturalmente adeguata ai tempi e alle difficoltà della persona, in modo da permettere una dinamica di cambiamento e di apertura.»

Il lavoro può essere un’inesauribile fonte di scoperte, acquisizioni, contatti e interazioni. (©Massimo Pacciorini-Job)
Il lavoro può essere un’inesauribile fonte di scoperte, acquisizioni, contatti e interazioni. (©Massimo Pacciorini-Job)

«Lavorare mi fa sentire grande» spiega Elisabetta, ventenne impegnata attualmente su più percorsi di formazione professionale che le permetteranno di trovare la sua strada. «L’assegnazione di un ruolo lavorativo riconosciuto può richiedere un tempo di apprendimento e di mediazione» spiega la mamma, «ma è uno strumento fondamentale per potenziare l’autostima, formare l’identità e la consapevolezza del suo valore nella società».

Stefano Giacomini, vice presidente di Avventuno e promotore delle iniziative di inclusione lavorativa per l’associazione, spiega l’importanza di una riflessione sul tema. «L’inclusione lavorativa viene spesso vista come un’opportunità per la persona con disabilità, una sorta di concessione da fare per venire incontro ai bisogni di persone che altrimenti sarebbero escluse dalla società. Sono sentimenti nobili, ma non bastano. Dobbiamo iniziare a chiederci: cosa può fare la persona con disabilità per l’azienda? Quali sono i benefici per gli altri? Se ci concentriamo sulle potenzialità possiamo sicuramente trovare delle caratteristiche che le permettono di rispondere ai bisogni dell’azienda. Nella nostra esperienza ci sono tante persone che si sono dimostrate serie, pronte a svolgere le loro mansioni con impegno ed entusiasmo, profondamente legate al posto di lavoro e ai colleghi. Persone che con la loro presenza contribuiscono alla crescita e al raggiungimento degli obiettivi dell’organizzazione di cui fanno parte

Ci sono tante persone pronte a svolgere le loro mansioni con impegno ed entusiasmo, profondamente legate al posto di lavoro e ai colleghi. (@Didier Ruef)
Ci sono tante persone pronte a svolgere le loro mansioni con impegno ed entusiasmo, profondamente legate al posto di lavoro e ai colleghi. (@Didier Ruef)

«Da qualche anno collaboriamo con persone con disabilità all’interno dei nostri asili nido» spiega Elena Giambini, responsabile del Servizio prima infanzia SUPSI. «Alla base di questa scelta c’è il desiderio di offrire pari opportunità lavorative a tutti. Una volta assunte sono collaboratrici e collaboratori come gli altri: le loro mansioni vengono stabilite in base al profilo, alle formazioni e alle specifiche abilità, come si fa in tutte le altre situazioni. In caso di bisogno, dalla selezione fino a dopo l’assunzione, sappiamo inoltre di poter contare su associazioni e fondazioni specifiche, pronte a darci supporto.»

Un fotogramma tratto dal filmato «The Hiring Chain»..(©CoorDown2021)
Un fotogramma tratto dal filmato «The Hiring Chain»..(©CoorDown2021)

Su questo tema si è concentrata anche l’associazione CoorDown, che ha dedicato la sua campagna internazionale 2021 al tema del lavoro, realizzando un video (vincitore di importanti premi ai Film Festival di Cannes, New York e altri), una canzone interpretata da Sting e un sito internet (sito «The Hiring Chain») in cui le aziende possono esprimere il loro interesse ed essere supportate nel processo di assunzione di una persona con la sindrome di Down. «Le collaborazioni e le assunzioni possono attivare il circolo virtuoso mostrato nel video della campagna di sensibilizzazione» spiega Martina Fuga, vice presidente di CoorDown. «Si aprono così nuove opportunità, si sfatano pregiudizi e stereotipi, e le persone con sindrome di Down vengono riconosciute come dipendenti di valore. Il primo passo? Dare un’occasione e far partire la catena delle assunzioni!»

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