Psicologia

Il gioco simbolico
aiuta a crescere

Il gioco simbolico <br />aiuta a crescere
Attraverso il «facciamo finta che...» i più piccoli sviluppano immaginazione e creatività e imparano a riconoscere le proprie emozioni e quelle degli altri

Il gioco simbolico
aiuta a crescere

Attraverso il «facciamo finta che...» i più piccoli sviluppano immaginazione e creatività e imparano a riconoscere le proprie emozioni e quelle degli altri

«Facciamo finta che...». Chissà quanti genitori hanno sentito e continuano a sentir pronunciare ogni giorno questa frase dai propri bambini. Una frase che può essere completata dai piccoli nelle maniere più svariate: facciamo finta che io sia la maestra, la mamma, oppure facciamo finta che io stia mangiando, dormendo e tanto altro. Si tratta del cosiddetto «gioco simbolico», che gli studiosi definiscono come quella modalità di gioco nella quale «il bambino rappresenta mediante simboli qualcosa che non è realmente presente».

Si tratta di una fase importantissima dello sviluppo del bambino, che cresce e si evolve in parallelo con l’avanzare dell’età del piccolo. Già tra i 12 e i 18 mesi i bambini iniziano a «fare finta di», ripetendo i gesti e le azioni che conoscono (le più comuni sono quelle di bere, mangiare e dormire). Attorno ai due anni il bambino arriva a trasformare gli oggetti in base a ciò che gli serve per giocare: ecco allora che una seggiolina può trasformarsi in una macchina, o il bastone di una scopa in un cavallo da cavalcare. Tra i tre e i sei anni anche gli oggetti, prima muti, cominciano ad avere un ruolo attivo: l’esempio più comune è il gioco con bambole e pupazzi, che il bimbo fa camminare, parlare, interagire e a cui assegna una vera e propria parte da recitare.

Poco a poco, quindi, il bambino allarga il proprio sguardo sul mondo. E, in questo, il gioco simbolico assume un ruolo di fondamentale importanza. È stato dimostrato infatti che non solo aumenta immaginazione e creatività, ma è anche la via d’accesso principale attraverso la quale i piccoli riescono a riconoscere le proprie emozioni e quelle degli altri, sviluppando le prime tracce di empatia e le prime forme di pensiero astratto.

Per questo, tanto in famiglia quanto a scuola, il gioco simbolico andrebbe potenziato e stimolato. L’importante è non cadere in facili banalizzazioni. Meglio, piuttosto, puntare su materiali ed elementi meno strutturati, lasciando ai piccoli la possibilità di ripensarne la funzione e di creare mondi e situazioni attraverso di essi. Bastano elementi molto semplici: scatole di cartone, costruzioni, cuscini e coperte, per esempio. Per i più grandi, invece, anche marionette e burattini possono essere uno stimolo alla creatività. Sconsigliato, al contrario, l’uso esclusivo dei giochi elettronici, che tende a ridurre la componente di creatività e immaginazione durante le fasi di gioco dei bambini.

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