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Imparare ad amarsi:
una strategia vincente

Imparare ad amarsi: <br />una strategia vincente
Arrivare ad accettarsi e a riconoscere serenamente i propri difetti per potersi migliorare è un percorso a ostacoli: ecco qualche consiglio per viverlo al meglio.

Imparare ad amarsi:
una strategia vincente

Arrivare ad accettarsi e a riconoscere serenamente i propri difetti per potersi migliorare è un percorso a ostacoli: ecco qualche consiglio per viverlo al meglio.

Cercare di migliorarsi è lecito, ma questo processo potrebbe nascondere alcune problematiche legate all’autostima quando diventa un chiodo fisso. Anche chi afferma di accettarsi senza riserve potrebbe, in realtà, avere bisogno di questa maschera per celare alcune insicurezze radicate. Non di rado chi ostenta sicurezza, spigliatezza ed estroversione in realtà sta solo cercando di venire a patti con la propria timidezza che vede come un grosso difetto, una montagna difficile da superare o anche solo accettare.

Nella maggior parte dei casi, però, quelle che possono essere viste come delle mancanze sono semplicemente delle caratteristiche personali. È abitudine diffusa categorizzare come difetti alcuni aspetti che, in realtà, sono solo dei tratti caratteriali o fisici quali il naso grosso o la tendenza a essere insicuri. Al contrario, si fa più fatica a individuare i difetti veri. Questo accade perché l’essere umano cerca di proteggersi da ciò che percepisce come una minaccia per il proprio equilibrio psicologico. Così, chi si sente fortemente intimorito da un’immagine di sé un po’ meno rosea di quella che vorrebbe proiettare verso l’esterno, cercherà di non prendere in considerazione i segnali che lo spingono a mettersi in discussione.

Al contrario, un individuo che è riuscito ad arrivare a una profonda accettazione di sé sarà in grado di vedere in maniera oggettiva le proprie mancanze, piccole o grandi, e saprà anche come cercare di correggerle. Per riconoscere al meglio i lati bui nel nostro carattere ci si può chiedere quali atteggiamenti sono potenzialmente dannosi per noi o per le persone con le quali interagiamo quotidianamente. Il quesito sembra banale, ma chiunque abbia provato a trovare una risposta equilibrata potrà confermare che essere oggettivi non è facile.

Una volta portato a termine questo percorso e individuati i punti sui quali agire, è utile lavorare sull’accettazione di sé. Potrebbe sembrare un controsenso ma la strategia migliore per stemperare i propri difetti non è quella che ci spinge a cercare di analizzarli in maniera ossessiva portandoci verso il senso di colpa, ma piuttosto quella che ci mette nelle condizioni di raggiungere una certa serenità. Solo così si avranno gli strumenti necessari per non adagiarsi sulle proprie mancanze ma, al contrario, affrontarle apertamente.

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