Le nostre tradizioni

In Ticino l’albero di Natale arriva con la ferrovia

In Ticino l’albero di Natale arriva con la ferrovia

In Ticino l’albero di Natale arriva con la ferrovia

Sarà un Natale diverso da quello degli anni scorsi, questo che ci apprestiamo a vivere, ma nei momenti di difficoltà siamo capaci di tirar fuori risorse inaspettate e dunque niente panico: il 25 dicembre resta comunque un giorno di festa, per coloro che credono nell’aldilà e per quelli che in proposito sono scettici o negazionisti, ma proprio per quello dovrebbero fare di tutto per cercare di essere felici nell’aldiquà.

L’albero di Natale
Nelle nostre case non mancherà nemmeno quest’anno l’albero di Natale e possiamo ben immaginare quante discussioni sorgeranno attorno al dilemma albero naturale o di plastica? Un tempo, per salvare le foreste, l’idea dell’albero artificiale attecchì senza problemi, ma nell’epoca del «plastic free» questa scelta appare discutibile. Se poi è vero che l’albero naturale coltivato nel vaso si può ripiantare, è anche vero che non tutti dispongono di un giardino adatto allo scopo. E se tornassimo a fare come i nostri nonni, che fino alla fine dell’Ottocento dell’albero di Natale non conoscevano nemmeno l’esistenza e puntavano tutto sul presepe?

Le testimonianze storiche sono concordi nel confermare l’estraneità dell’albero di Natale alla nostra cultura. La sua origine infatti è nordica (non per nulla trattasi di abete) e in Europa fa la sua comparsa per la prima volta in Alsazia nei anni del 1600.

La presenza in Svizzera dell’albero di Natale è attestata dal 1775 quando fece la sua comparsa a Zurigo. In Ticino se ne ha notizia un secolo dopo, grazie ad una nota spese della famiglia Zürcher di Castel San Pietro

La presenza in Svizzera è datata 1775 e ci porta nella città di Zurigo. In Ticino questa usanza verrà introdotta grazie all’arrivo, complice l’apertura della ferrovia del San Gottardo, delle famiglie confederate. Il bel libro «Natale» di Franco Lurà, edito dal Centro di dialettologia e di etnografia di Bellinzona, fa risalire la prima notizia di questa consuetudine nel nostro cantone al 1875: a Castel San Pietro, in un quaderno delle spese della famiglia Zürcher, sono registrate uscite per l’acquisto di cere e dolci per l’albero di Natale. L’anno seguente un albero natalizio è attestato a Roveredo Grigioni, introdotto dal parroco svizzero tedesco, mentre - sempre seguendo la narrazione di Franco Lurà - «nel 1899 fece la sua comparsa, suscitando stupore e ilarità tra i giovani locali, nel giardino della casa dei signori Gräser ad Ascona». Se il presepe era un’espressione della religione cattolica, l’albero di Natale era per contro un simbolo di quella riformata e in questo senso per tutto il secolo scorso il dibattito tra favorevoli e contrari all’albero fu a volte aspro, coi secondi pronti a giurare che lo stesso fosse espressione di una cultura profana o addirittura pagana. La presenza dell’albero di Natale in Ticino finì comunque per prendere il sopravvento, consolidandosi nel secondo dopo-guerra, favorita soprattutto dalle scelte delle famiglie benestanti e dei centri.

Il valore simbolico del panettone
Chiusura veloce con un altro simbolo del nostro Natale, il panettone, che non può mancare e oggi divide forse più dell’albero («panettonisti» contro «pandoristi»).
Ci piace riportare la spiegazione fornitaci dal bresciano Iginio Massari, uno dei migliori pasticcieri al mondo. ««Il panettone ha un valore sociale immenso, ma ce lo siamo dimenticati. Una volta la simbologia era il giornale delle persone analfabete. Quando si facevano dei dolci che finivano sulle tavole dei nobili, dei re o degli imperatori, c’era sempre un significato. Il panettone conteneva la frutta candida e la frutta secca. L’uvetta passa è il simbolo del denaro, i canditi d’arancia dell’amore, mentre i cubetti di cedro sono simbolo di eternità. Perciò questa simbologia rappresentava quella chimera che l’uomo ha sempre sognato: regalando un panettone auguravi a chi lo riceveva di avere tanti soldi, tanto amore e una vita eterna».

Consigli per le feste

Parola d’ordine: personalizzare

È permesso l’uso degli sms, di whatsapp o della posta elettronica per inviare gli auguri di Natale o di buon anno? Accertato che un biglietto scritto a mano sia la soluzione migliore, ammettiamo pure che sfruttare la tecnologia possa essere una bella comodità e farci risparmiare anche qualche franchetto per carta, busta e francobollo.
Ma ad una condizione: quella di non mandare a tutti i membri della nostra rubrica lo stesso messaggio, perché chi lo riceve capirebbe al volo e di sicuro non apprezzerebbe più di tanto.
Un augurio deve essere sincero, deve provenire dal cuore, va pensato, curato e personalizzato. In definitiva però, se il messaggio è autentico, che arrivi per posta, per mail o via telefono, non sarà un grosso problema e riceverlo procurerà certamente piacere al destinatario.

Il vino per il panettone

In Ticino l’albero di Natale arriva con la ferrovia

Lo Champagne col panettone? D’accordo che ognuno ha i propri gusti, ma attenetevi sempre ad una massima: dolce chiama dolce. Se Champagne dev’essere, allora che sia un demi-sec, altrimenti è preferibile bere un buon Moscato.

Il biglietto è sempre gradito

In Ticino l’albero di Natale arriva con la ferrovia

Un regalo deve sempre essere accompagnato da un biglietto con un pensiero
in grado di valorizzarne il significato. Attenzione: il biglietto va sempre scritto
a mano e personalizzato il più possibile. A volte sarà più apprezzato del regalo...

Le pantofole no!

In Ticino l’albero di Natale arriva con la ferrovia

Pessima idea quella di regalare un paio di pantofole a nonni, zii o genitori. Di peggio c’è solo il bastone per accompagnare la passeggiatina... Le pantofole sono il simbolo della resa, la condanna a restare chiusi in casa. Piuttosto, un bel paio di scarponi.

I prodotti del territorio

In Ticino l’albero di Natale arriva con la ferrovia

Se non sapete cosa regalare a Natale, evitate i prodotti esotici e preferitegli quelli del territorio. In fondo è come regalare una parte di noi, della nostra cultura e della nostra tradizione. Dal panettone ai salumi, ai formaggi o ai vini, c’è l’imbarazzo della scelta.

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