Psicologia

L’amicizia attiva o no
è sempre importante

L’amicizia attiva o no <br />è sempre importante
Ci sono relazioni inossidabili in cui ci si sente «a casa» quando ci si confronta con l’altro, ma anche un collega o un vicino di casa possono regalare benessere e serenità.

L’amicizia attiva o no
è sempre importante

Ci sono relazioni inossidabili in cui ci si sente «a casa» quando ci si confronta con l’altro, ma anche un collega o un vicino di casa possono regalare benessere e serenità.

Ogni giorno, che lo vogliamo o meno, abbiamo la necessità di confrontarci, parlare o semplicemente stare in un «silenzio pieno» con le persone a noi più care, gli amici. Noi esseri umani, infatti, abbiamo la necessità di creare legami i quali possono essere sia più intensi, sia più misurati, ma importanti comunque allo stesso modo. Quotidianamente abbiamo infatti a che fare con amicizie dette attive e con quelle definite passive. Ma vediamo nello specifico questi due aspetti relazionali, che non sono diversi, ma piuttosto complementari.

Poeti, scrittori e letterati di ogni epoca hanno fatto a gara per descrivere la bellezza e l’importanza dell’amicizia, quella sincera e profonda, un rapporto in cui due individui sanno che i loro segreti e le loro verità verranno custoditi e capiti allo stesso tempo. Queste sono le amicizie attive, quelle che durano da una vita o appena nate, ma in cui il legame è così intenso e solido che nessuna avversità è in grado di incrinarle. C’è una connessione inspiegabile nell’amicizia attiva, non ci si sforza a essere se stessi, lo si è naturalmente, è come se nell’altro ci si sentisse «a casa». In questo legame la distanza non diventa un problema, ma la si riesce a vivere nel pieno rispetto facendo sentire la propria intima presenza anche nell’assenza fisica. In questo rapporto di amicizia attiva, dunque, ci si sente felici.

Per quanto riguarda, invece, le amicizie passive si tratta di quelle persone al di fuori della nostra cerchia più intima con cui si interagisce traendone comunque benessere. Un esempio? Potrebbe essere un vicino di casa, un amico di un parente, quel collega di lavoro con cui andiamo d’accordo, quella persona con cui condividiamo un hobby o un’attività e che ci fa stare bene. Una ricerca effettiva sulle amicizie attive e passive risale agli anni ’70, quando Mark Granovetter, professore di sociologia all’Università di Stanford, pubblicò uno studio intitolato «The Strength of Weak Ties», che riformulava il concetto di amicizia. Questa analisi si rivela di grande rilevanza in quest’epoca in cui i social stanno distorcendo il concetto di amicizia. L’amicizia passiva e quella attiva differiscono fondamentalmente nella vicinanza e nell’affetto, mentre un legame debole è quello che possiamo stabilire con coloro che incontriamo sui social. Ci piace parlare con loro, tuttavia sappiamo che molte di queste relazioni non andranno mai oltre. L’amicizia, invece, è come un giardino, deve essere curato tutti i giorni con attenzione e delicatezza affinché non smetta di fiorire e profumare.

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