Psicologia

L’amico immaginario
dei nostri bambini

L’amico immaginario <br />dei nostri bambini
Tra i due e i tre anni compare questa presenza nella vita dei più piccoli, che li aiuta a confrontarsi con la realtà.

L’amico immaginario
dei nostri bambini

Tra i due e i tre anni compare questa presenza nella vita dei più piccoli, che li aiuta a confrontarsi con la realtà.

Quante volte capita di sentire un bambino parlare da solo? Forse si sta solo divertendo con i suoi giochi, oppure sta parlando tra sé e sé. Tante altre volte si rivolge invece al suo amico immaginario. È possibile che tra i genitori questo generi una certa preoccupazione, ma in realtà non c’è nulla di anomalo, anzi: si tratta di una tappa che aiuta il bambino – già dai due o tre anni – a confrontarsi con la realtà. Di recente, infatti, questo tema è stato affrontato in maniera approfondita dalla psicologia e ne è emerso che l’amico immaginario aiuta il bambino a strutturare la sua realtà interna, a dare un filo conduttore ai propri pensieri e fantasie, aiutandolo poi a proiettarsi nella realtà esterna, costruendo un’identità personale e unica che sarà poi quella con cui si presenterà al mondo.

Molto spesso l’amico immaginario è un ottimo ascoltatore dello stesso sesso del bambino, è paziente e sempre interessato a quello che il piccolo ha da dire, cosa che non sempre accade quando questo si rivolge a un adulto. Per questa sua caratteristica, l’amico immaginario è l’interlocutore ideale per ogni tipo di conversazione, perché sa ascoltare e comprendere, ma soprattutto fa domande e dà risposte adeguate alle capacità cognitive del bambino. Quello che va chiarito è che il bambino sa perfettamente che questo amico immaginario è frutto della sua immaginazione e quindi percepisce i confini tra realtà e finzione: non si tratta, insomma, di allucinazioni. Quella dell’amico immaginario è una figura che aiuta il bambino a evolversi continuamente attraverso i rapporti emotivi con sé stesso e nelle relazioni con gli altri, un aiuto enorme nel riconoscere gli altri come diversi da sé, accettandone così le esigenze diverse da quelle proprie.

Si tratta quindi di una creazione positiva, che fa da mediatore tra l’uguale e il diverso aiutando il piccolo a esternare le proprie emozioni: affrontare le proprie paure, assaporare le gioie, analizzare le preoccupazioni. La cosa bella per un bambino è che il suo amico immaginario farà proprio quello che il piccolo pensa che farà, consolandolo quando ne avrà bisogno senza mai farlo sentire solo. I genitori non dovranno dunque avere nessun tipo di preoccupazione se dovesse comparire questo nuovo amico in casa, ma anzi dovranno accoglierlo lasciando al figlio lo spazio emotivo per vivere questa esperienza senza cercare di fargli capire che in realtà non esiste. Dovranno piuttosto prenderne atto e magari coinvolgerlo nelle conversazioni comuni.

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