Il parere dello psicologo

L’importanza della noia

L’importanza della noia

L’importanza della noia

«Oserò esporre qui la più grande, la più importante, la più utile norma di tutta l’educazione? Non è guadagnare del tempo, ma perderne» (Jean Jacques Rousseau).

Eppure oggi, come chiosa il protagonista del romanzo “La lentezza”, di Milan Kundera, «la velocità è la forma di estasi che la rivoluzione tecnologica ha regalato all’uomo», al punto che l’agenda vuota, gli appuntamenti rimandati o annullati, il tempo che diventa pagina bianca, spaventano.
L’horror vacui, la paura del vuoto, arriva anche in questi giorni, quando ci viene (giustamente) chiesto di limitare le nostre attività e quelle dei nostri figli, gli spostamenti e le uscite, le cene con amici e tutto il resto. E così, vien da chiedersi come intrattenere i bambini; come evitare loro di trovarsi in preda di bivacchi indolenti e camminate senza meta. Ovvero, come far sì che i bambini non si annoino.
«Ma la domanda è mal posta», ci spiega il dottor Luigi Gianini, specialista in psicoterapia, membro dell’ATP (Associazione Ticinese Psicologi) , «perché parte dal presupposto che la noia sia di per sé un problema, mentre è uno stato d’animo e emotivo. È, essenzialmente, perdita d’interessi, volontà e creatività. Allo stesso tempo, è uno stato mentale molto ‘generoso’ in quanto può divenir occasione per la ricerca di nuovi stimoli, favorendo la riflessione e la capacità creativa».

Sono molte le ricerche scientifiche che sottolineano come, quando il nostro cervello non è impegnato nella risoluzione di compiti o nell’immagazzinare informazioni, esso mette in atto delle scorciatoie per divertirsi da solo e lo fa semplicemente pensando. «Alcuni genitori pensano che lasciar annoiare i propri figli sia un po’ come trascurarli, e la tecnologia, spesso, è la risposta più comoda», ricorda Gianini; i bambini sono dunque investiti da uno tsunami sensoriale ed emotivo, fatto di schermi televisivi, laptop, luci e colori, «che li rende però incapaci di ascoltare se stessi e chi sta loro vicino. Non li aiuta a trovare, nell’ambiente circostante e nelle relazioni sociali, gli stimoli per riempire la noia, quando si presenta».
Come spiega lo psicologo, oggi ci troviamo confrontati con situazioni nelle quali i «momenti di niente senza supporti tecnologici» diventano difficilmente gestibili e portano allo sfociare di stati depressivi, disturbi del sonno e atti di violenza. Perché questo non accada, i genitori e gli educatori sono chiamati a inserire momenti «vuoti» nella giornata dei bambini, quando l’attenzione non è orientata su qualche cosa, ma ci è dato di concentrarci su noi stessi e di aspettare, ascoltare, approfondire e capire».

Un suggerimento concreto per «educare alla noia», dice Laura Grigis, psicologa e psicoterapeuta, è quello di stilare, con i propri figli, un elenco di attività, che a loro piace fare, da utilizzare nei momenti in cui i bambini si diranno annoiati. Va data inoltre l’opzione di non scegliere alcuna tra le attività messe nell’elenco, cioè va concessa la possibilità di annoiarsi: «lasciare che i piccoli sperimentino e gestiscano la noia, è il modo migliore per renderli autosufficienti». Per i più grandicelli, la noia, tra l’altro, è uno spazio libero in cui pensare al futuro - precisa la psicologa: «Mi trovo spesso confrontata con ragazzi che non sanno rispondere alla domanda ‘Che cosa vuoi fare da grande?’ per il semplice motivo che i genitori, convinti di potenziare i loro talenti con i corsi di nuoto, calcio, ceramica, chitarra, inglese, spagnolo e mandarino, non concedono loro nemmeno il tempo di annoiarsi e di fantasticare sugli anni a venire».

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