Un nuovo metodo

La musica è per tutti:
si apprende ripetendo

La musica è per tutti: <br />si apprende ripetendo
L’apprendimento musicale ricalca quello linguistico con l’ascolto e la ripetizione di frammenti musicali e ritmi

La musica è per tutti:
si apprende ripetendo

L’apprendimento musicale ricalca quello linguistico con l’ascolto e la ripetizione di frammenti musicali e ritmi

La musica pervade moltissimi aspetti della vita quotidiana e spesso è anche protagonista delle nostre abitudini familiari e storie personali. Vari studi hanno dimostrato gli effetti benefici dell’ascolto della musica fin da bambini: lo stimolo musicale favorisce un equilibrato sviluppo psicologico, ad esempio aiutando nel controllo dell’ansia; è utile inoltre per l’acquisizione di un senso di fiducia in se stessi ed è di aiuto «per riuscire a esprimere le proprie emozioni» - ha dichiarato Renato Botti, direttore generale dell’ospedale pediatrico Gaslini di Genova, dove è stato lanciato, a inizio anno, l’iniziativa «Musicoterapia e discipline integrate» a supporto dei bambini ospedalizzati. La musica ha un ruolo anche nel migliorare le abilità sociali e il rendimento scolastico, affinando le capacità di astrazione e aumentando le competenze analitiche e matematiche, come dimostrato da uno studio recente condotto dalla British Columbia University.

A fronte dei benefici arrecati dalla musica, una domanda ricorrente riguarda come avvicinare i bambini a uno strumento musicale e se tutti possano imparare a suonare. «Lo studio della musica è possibile fin dalla prima infanzia e accessibile a tutti», ne è convinta Isabel Longato, che è flautista e docente di musica in Ticino, dove insegna seguendo l’approccio didattico ideato dal violinista giapponese Shinichi Suzuki.

Isabel Longato, al centro, con l’orchestra G.Verdi di Milano alla sala Stravinski di Montreaux
Isabel Longato, al centro, con l’orchestra G.Verdi di Milano alla sala Stravinski di Montreaux

L’idea pedagogica alla base di questo metodo è che l’apprendimento musicale ricalca quello linguistico: come i piccoli imparano a parlare ascoltando e ripetendo continuamente le parole pronunciate da mamma e papà, così è possibile che i bambini arrivino a «suonare» venendo esposti più volte a un frammento musicale o un ritmo. Per poter apprendere le melodie bisogna quindi che il bambino le ascolti un po’ come ha imparato le fiabe: ripetendole tante volte tutti i giorni con l’aiuto del genitore che lo consiglia e lo corregge. Il metodo Suzuki, infatti, dà particolare importanza all’ambiente di fiducia in cui un bambino impara e prevede un ruolo attivo dell’adulto di riferimento, che partecipa a tutte le lezioni e ripropone a casa i giochi e le attività ludiche svolte a lezione. «Tutto ciò - precisa Longato - rompe con la visione tradizionale secondo la quale il talento musicale sarebbe innato. Suonare diventa un bellissimo momento di vicinanza di un genitore verso il proprio figlio e di crescita per entrambi. In questo senso, il Sukuzi è un metodo educativo che dona a genitori e figli momenti insieme e legami duraturi.»

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