La riflessione

Madri-figlie, rapporti
impari e insidiosi

Madri-figlie, rapporti <br />impari e insidiosi
Ritagliarsi uno spazio per fare qualche cosa insieme

Madri-figlie, rapporti
impari e insidiosi

Ritagliarsi uno spazio per fare qualche cosa insieme

Ci sono mamme che si fanno da parte e stanno a guardare, applaudendo alla prole che cresce; e madri che ‘non passano mai’. Ci sono madri infallibili, fortissime e coraggiose; e madri senza bussola. Quelle che sono come dei colonnelli che comandano ordine, e quelle che dicono sempre di sì. Madri belle, brutte, pavide, intrepide, allegre o tristi. Loro sono così. Possono cambiare, certo, ma il margine di intervento e di cambiamento è limitato e a posteriori.

E poi ci sono le figlie (ma anche in figli, ovviamente), che crescono. Diventano. Cambiano. E da esserini che dipendono totalmente dalle madri, dal loro profumo, dal loro sguardo, dalla loro voce, le figlie spostano il baricentro. Pare normale e fisiologico rompere – per qualche tempo - il rapporto idilliaco con la propria madre, sentirsi irritati, oppressi e insofferenti di fronte alla sua presenza. Sono gli anni dell’adolescenza.

Madri-figlie, rapporti <br />impari e insidiosi

Quelli in cui si vuole spiccare il volo. Ingrati verso chi, per quel volo, ci ha preparati. Si dice che il rapporto si incrini verso il quattordici, quindici anni, per poi ricomporsi, con modalità diverse, qualche anno più tardi. Ne ha scritto, con velata ironia, Claudia De Lillo in «Dire, fare, baciare» (Feltrinelli). Le figlie si addormentano tenendo la mano della mamma, faro e punto di riferimento, per poi svegliarsi considerandola - la mamma - ‘altro’ rispetto alla creatura perfetta della sera prima!

In attesa che la figlia teenager maturi e arrivi ad avere con la propria madre un rapporto (si spera!) sano e adulto, che fare?

C’è un consiglio, ricorrente, che tante mamme si passano l’una con l’altra; un consiglio forse appreso da professionisti, psicologi e educatori, o forse sviluppato ‘strada facendo’: puntare tutto sulla qualità e non quantità. Ritagliarsi uno spazio, in cui si spegne smartphone, TV, laptop, per fare qualche cosa insieme.

Un pranzo, un’uscita al cinema, un gita fuori porta, una partita a carte, la lettura di un libro, anche diverso ma nella stessa stanza, sedute - madre e figlia – sullo stesso divano (o su sedie adiacenti).

L’importante è trovare punti di convergenze, canali per entrare e stare in contatto. Senza invadenza.

E con la consapevolezza che per le figlie crescere e non riconoscersi più nel profumo della propria mamma può essere alquanto terrificante!

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