Emozioni

Papà si diventa:
sì, ma come?

Papà si diventa: <br />sì, ma come?
Il percorso del diventare padre inizia già durante i mesi di gravidanza della compagna quando si verificano nell’uomo variazioni ormonali tra le quali un calo del testosterone, l’ormone maschile che regola l’aggressività.

Papà si diventa:
sì, ma come?

Il percorso del diventare padre inizia già durante i mesi di gravidanza della compagna quando si verificano nell’uomo variazioni ormonali tra le quali un calo del testosterone, l’ormone maschile che regola l’aggressività.

Negli ultimi 50 anni - e, simbolicamente, da quando i papà sono stati ammessi in sala parto - il numero di uomini che vedono la paternità come una cosa del tutto naturale è in crescendo: appassionati al loro ruolo, emotivi, i padri di oggi cambiano pannolini, spingono passeggini, danno pappine e, prima ancora, il biberon. Ecco, partiamo da qui, da questo bisogno di allattare, che esprime certamente il desiderio della figura paterna di essere più coinvolta nella cura del figlio fin dalla nascita, ma che apre anche una riflessione su quanto poco sia compreso il ruolo dei papà.

Insomma, «pensare che tutto quello che l’uomo può fare, nei primi mesi di vita sia reggere un biberon è riduttivo e poco raccomandabile. Dopo anni di assenteismo, potremmo dire che i papà sono tornati ma maternalizzati, nel senso che essi attivano funzioni materne. Il risultato è quindi una certa confusione dei ruoli» - è questa la riflessione della Co-presidente della Sezione Ticino della federazione svizzera delle levatrici, Veronica Grandi, la quale ricorda l’importanza dell’allattamento al seno per assicurare il miglior inizio possibile al proprio bambino dal punto di vista nutrizionale e psicologico-emotivo e per tutelare la salute della donna (vari studi mostrano come allattare riduce rischio di sviluppare il cancro al seno e alle ovaie). E sempre Grandi precisa che in condizioni non problematiche, i padri non devono sostituirsi alle mamme nell’allattamento ma essere loro di appoggio, svolgendo un ruolo davvero centrale, ad esempio, nel rassicurare la compagna di fronte a stanchezza e eventuali difficoltà con le poppate.

Certo, anche i padri, quando diventano genitori, hanno paure e possono sentirsi inadeguati al proprio ruolo. Per questo, è fondamentale che non si sentano soli, come precisa Grandi. Ci sono infatti diverse offerte di preparazione alla nascita (purtroppo rese difficili da realizzare nei mesi di pandemia), che prendono in conto i bisogni di condivisione dei futuri genitori e danno loro informazioni sui cambiamenti nel senso di sé, nello stile di vita, ma anche fisici che, tra l’altro, avvengono anche nell’uomo, benché egli sembra non accorgersene o dargli importanza. Infatti, non tutti sanno che il percorso del diventare padre inizia già durante i mesi di gravidanza della compagna quando si verificano nell’uomo variazioni ormonali tra le quali un calo del testosterone, l’ormone maschile che regola l’aggressività. Insomma, l’uomo compie un graduale percorso di consapevolezza e responsabilità nei confronti del suo nuovo ruolo genitoriale e gli specialisti (come le levatrici, ad esempio) possono certamente aiutarli lungo il percorso. Rimane però uno scoglio, quello sociale. Per Veronica Grandi i reparti ospedalieri chiamati «di maternità» suggeriscono un’esclusione, a priori, della figura maschile dalla cura del neonato; «per non parlare del congedo paternità, che nel nostro Paese è una conquista solo recente!» Insomma, la sfida è aperta: aiutare i padri nel loro cammino verso tale ruolo, tanto con sostegni puntuali rivolti tanto ai singoli quanto con cambiamenti che investono tutta la società.

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