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Quando i giovani
sono attenti all’altro

Quando i giovani <br />sono attenti all’altro
L’inizio dell’estate 2021 ha portato un’ondata di solidarietà da parte dei giovani, pronti a mettersi in gioco per favorire le inclusioni di bambini e ragazzi con sindrome di Down. (©Moby Dick School)

Quando i giovani
sono attenti all’altro

L’inizio dell’estate 2021 ha portato un’ondata di solidarietà da parte dei giovani, pronti a mettersi in gioco per favorire le inclusioni di bambini e ragazzi con sindrome di Down. (©Moby Dick School)

L’inizio dell’estate 2021 ha portato un’ondata di solidarietà e di attenzione da parte dei giovani, pronti a mettersi in gioco in uno stage estivo per favorire le inclusioni di bambini e ragazzi con sindrome di Down. Numerosi studentesse e studenti tra i 16 e 23 anni, in risposta ad un semplice annuncio diffusosi rapidamente online, hanno messo disposizione il proprio tempo libero, collaborando con motivazione e spontaneità così da rendere l’estate ticinese più inclusiva per le persone con disabilità. Per promuovere la partecipazione di bambini e ragazzi con sindrome di Down nelle colonie e nei campi estivi regolari (intesi come non specifici per persone con disabilità), si è cercato ad inizio estate alcuni giovani, desiderosi di svolgere uno stage mettendosi a disposizione degli organizzatori quale risorsa aggiuntiva per poter soddisfare al meglio i bisogni di tutti i presenti, anche quelli del bambino incluso.

Quando i giovani <br />sono attenti all’altro

«Non si tratta di una risorsa specifica per il bambino con sindrome di Down» spiega Angelica Jäggli, collaboratrice in un’associazione locale. «Inseriamo volutamente giovani che non hanno ancora concluso le loro formazioni o che vengono da altri ambiti di studio. Li accompagniamo prima, durante e dopo lo stage, affinché questa esperienza possa rappresentare per loro un’opportunità sia umana che formativa. Al momento della collaborazione tra persone e tra enti, teniamo a sottolineare che l’obiettivo è quello di fornire agli organizzatori una risorsa in più: si tratta di giovani motivati, attenti e seri, ma non specializzati. Vogliamo evitare che il bambino sia delegato alla figura messa a disposizione dall’associazione e dare in questo modo l’opportunità di vivere un’inclusione che coinvolga tutti.» Accogliere un bambino con disabilità può effettivamente, in alcuni casi, richiedere delle attenzioni supplementari: l’intento di questa proposta è che le responsabilità e le attenzioni siano condivise da tutta l’équipe, evitando che la presenza di una persona dedicata diventi, anziché un supporto, un ostacolo alle relazioni tra coetanei.

Cosa spinge i giovani a svolgere un’esperienza estiva di questo tipo? «Mi sono candidata perché questa proposta corrisponde alla mia idea di inclusione. È qualcosa in cui credo.» racconta una studentessa, futura docente di scuola elementare. «Mi sono divertita molto» riporta una ragazza al termine del suo stage. «Ho scoperto che la maggior parte dei miei timori nel vivere questa esperienza del tutto nuova erano infondati. Il bambino con sindrome di Down si è inserito senza difficoltà! Ci sono stati dei momenti faticosi... ma ho scoperto che tante situazioni apparentemente difficili si risolvono con un po’ di fantasia e di buon umore.» Le dinamiche in gioco sono tante, ogni contesto è diverso. Variano le attività e l’accoglienza da parte degli organizzatori. Diversi tra loro sono anche i bambini che, pur condividendo la stessa diagnosi, hanno ognuno le proprie caratteristiche, abilità e difficoltà. Una cosa, tuttavia, accomuna queste esperienze: la rinnovata consapevolezza che la chiave per il successo di un’inclusione sta nelle azioni di tutti... una fortuna se prendiamo come esempio lo sguardo di questi numerosi giovani.

Quando i giovani <br />sono attenti all’altro
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