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Ragazze e scienza:
il ruolo dei media

Ragazze e scienza: <br />il ruolo dei media
La presenza di una migliore equità non è una questione fine a se stessa, ma comporta una maggiore ampiezza di vedute nel dirigere ed insegnare.

Ragazze e scienza:
il ruolo dei media

La presenza di una migliore equità non è una questione fine a se stessa, ma comporta una maggiore ampiezza di vedute nel dirigere ed insegnare.

Era il 2012 quando la Comunità Europea lanciò uno spot concepito per incoraggiare le ragazze a intraprendere la carriera scientifica: su una passerella illuminata da riflettori con luci colorate, in abiti succinti e su tacchi vertiginosi sfilavano ragazze «scienziate». Lo spot (subito ritirato) si proponeva, a detta degli ideatori, di spingere le donne a intraprendere maggiormente una carriera nelle scienze. Ma come sollevato da Piergiorgio Odifreddi nel suo libro «Il genio delle donne. Breve storia della scienza al femminile», la campagna europea, in realtà, incorreva nell’errore di contrapporre maschilismo e femminismo scientifico, dove il primo è caratterizzato da mistero, austerità e pericolo, mentre il secondo, di default, è descritto in termini rosei, delicati e persino sexy.

Nel nostro cantone Susanna Grego, cardiologa presso l’Unità malattie cardiovascolari rare del Cardiocentro Ticino e tra le promotrici dell’iniziativa «La medicina di genere e la scienza delle differenze», è da anni impegnata contro l’immaginario diffuso secondo il quale uomini e donne esprimono attitudini, capacità e modelli di vita e sociali non solo diversi ma addirittura opposti. Non esiste una branca della scienza che meglio si adatta all’universo femminile rispetto a quello maschile, spiega Greco: «consideriamo uguaglianze e diversità nei modi e nel momento sbagliato, creando disparità, particolarmente sentita nel nostro paese. Si manifesta, come ovunque, a moltissimi livelli tra i quali il peggior posizionamento delle donne ai vertici degli organigrammi, anche in campo scientifico. La presenza di una migliore equità non è solo una questione fine a se stessa, ma comporta una maggiore ampiezza di vedute nel dirigere ed insegnare

Femminilizzare la scienza, allora, significa accompagnare la propria scelta di diventare medica, chimica o fisica con la coscienza profonda della propria differenza femminile che, conservata, e sostenuta, diventa un valore aggiunto capace di trasformare l’ambiente scientifico a vantaggio di tutta la società, sottolinea Elisa Buson, biologa e giornalista scientifica. «Anche i media possono e devono contribuire a questo profondo cambiamento culturale», continua Buson. «Bisogna liberare l’informazione dagli stereotipi di genere e dare più spazio alle scienziate, troppo spesso trascurate come opinion leader. Solo grazie a una comunicazione corretta ed equilibrata, giorno dopo giorno, aiuteremo le ragazze a diventare più consapevoli e ad affermarsi in campo scientifico».

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