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Relazioni con i figli:
l’amicizia non è tutto

Relazioni con i figli: <br />l’amicizia non è tutto
Essere genitori significa instaurare un legame diverso che, se confuso con altri affetti, rischia di creare sofferenze

Relazioni con i figli:
l’amicizia non è tutto

Essere genitori significa instaurare un legame diverso che, se confuso con altri affetti, rischia di creare sofferenze

Sono tanti i genitori che rimangono ancora sorpresi dal fatto che essere i migliori amici dei propri figli potrebbe non essere una buona idea. Secondo gli esperti, infatti, mettersi al loro livello potrebbe limitare l’autorità: si rischia così di ritrovarsi in una posizione contraddittoria e scomoda, se non addirittura controproducente. Nonostante questa semplice considerazione, spesso mamme e papà si sforzano per assomigliare in tutto e per tutto ai protagonisti della serie tv «Una mamma per amica». Le madri aspirano a essere le migliori amiche delle figlie, con la speranza di diventare le loro più intime confidenti. Ma anche i padri non sono da meno: molte volte il loro desiderio è essere i migliori compagni di giochi dei figli, persone con cui poter parlare senza freni. Nonostante i vantaggi, ci sono però dei limiti difficili da superare. Nel momento in cui lo status di genitori si indebolisce troppo, ad esempio, le regole rischiano di non avere più potere: il rischio è che i figli pensino che tutto sia lecito.

Secondo l’opera «L’epidemia di narcisismo», di Jean Twenge e W. Keith Campbell, il narcisismo presente nella società moderna incentiva la simmetria tra genitori e figli. Cercando di avvicinarsi a loro come amici, però, è più facile che mamma e papà perdano l’autorità necessaria a imporre i limiti necessari alla loro crescita. È, dunque, preferibile ricorrere a una «genitorialità confidenziale»: mantenere la propria autorità pur rimanendo costantemente attenti a ogni esigenza dei ragazzi.

Quando si deve stabilire un legame di confidenza con i figli, non tutto è permesso. Esistono, infatti, strategie che aiutano a mantenere aperta la comunicazione e stretto il rapporto senza compromettere l’autorità. È ad esempio consigliabile stabilire un legame con ruoli distinti ma basato su tenerezza, fiducia e affetto, senza per questo smettere di porre paletti. Tale fiducia dovrebbe promuovere nei ragazzi la responsabilità, la conoscenza di sé e la maturità emotiva necessarie per diventare indipendenti. D’altro canto, sarebbe meglio tenere certi argomenti solo per sé: un bambino non dovrebbe sopportare l’ansia, le paure o le preoccupazioni dei propri genitori.

Un buon legame, inoltre, è più facile quando i figli vedono nei genitori punti di riferimento che si prendono cura dei loro bisogni, li guidano e cercano il meglio per la loro crescita. Se il rapporto si basa invece sull’amicizia, mamma e papa rischiano di diventare dei «pari», che possono avere le loro stesse insicurezze, paure o necessità: ciò favorisce un attaccamento insicuro, e in costante contraddizione, che potrebbe provocare sofferenze.

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