La gita

Salvati dalla fame
grazie a quelle torri

Salvati dalla fame <br />grazie a quelle torri
La torre scoperchiata (Al Sass dal Camosc) (©Ely Riva)

Salvati dalla fame
grazie a quelle torri

La torre scoperchiata (Al Sass dal Camosc) (©Ely Riva)

Salvati dalla fame <br />grazie a quelle torri
La torre scoperchiata (Al Sass dal Camosc) (©Ely Riva)

Salvati dalla fame
grazie a quelle torri

La torre scoperchiata (Al Sass dal Camosc) (©Ely Riva)

Salvati dalla fame <br />grazie a quelle torri
Feritoie interne del Fortino Pelera (©Ely Riva)

Salvati dalla fame
grazie a quelle torri

Feritoie interne del Fortino Pelera (©Ely Riva)

Salvati dalla fame <br />grazie a quelle torri
Percorso come sempre ben segnalato (©Ely Riva)

Salvati dalla fame
grazie a quelle torri

Percorso come sempre ben segnalato (©Ely Riva)

Salvati dalla fame <br />grazie a quelle torri
Interno del fortino Al Sass dal Camosc (©Ely Riva)

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grazie a quelle torri

Interno del fortino Al Sass dal Camosc (©Ely Riva)

Salvati dalla fame <br />grazie a quelle torri
Un’altra prospettiva della Torre Pelera (©Ely Riva)

Salvati dalla fame
grazie a quelle torri

Un’altra prospettiva della Torre Pelera (©Ely Riva)

Il 1848 è ricordato come l’anno della «primavera dei popoli». L’Europa era in subbuglio e l’Italia non esisteva ancora. La Lombardia, il Veneto e il Friuli erano sotto il dominio austro-ungarico e il Piemonte era in mano ai Savoia. Da alcuni anni il giogo straniero in Lombardia era sempre meno tollerato. Nel gennaio del 1848, il boicottaggio del tabacco iniziato il primo gennaio sfocia in una rivolta cittadina repressa dall’esercito austriaco provocando sei morti. In pratica il popolo era invitato a non più fumare, né a giocare al lotto allo scopo di danneggiare le finanze austriache che appunto sul fumo e sul gioco guadagnavano tantissimo. Radetzky, governatore generale austriaco in Lombardia e Veneto, reagisce. Alcuni soldati nelle piazze e nelle strade obbligano i passanti a fumare, pena la vita. Questa e altre angherie condussero il popolo a sollevarsi contro l’oppressore.

Il 18 marzo Milano insorge. Quelle giornate che passarono alla storia come le «cinque giornate» di Milano furono caratterizzate da una lotta accanita e sanguinosa. Il 23 di marzo il maresciallo Radetzky e le sue truppe sono cacciate dalla città. Quando Radetzky riesce a tornare a Milano la sua vendetta è spietata e lo dimostra con quasi mille condanne a morte.
Molti riescono a mettersi in salvo oltre i confini. Il Ticino libero e ospitale è a due passi. Vi trovano rifugio esuli di ogni estrazione: perseguitati e cospiratori... che iniziano nel Ticino una attività clandestina per aiutare coloro che sono rimasti sotto l’oppressore.
I rapporti tra il governo austriaco e il Ticino si fanno tesi.
ll 6 febbraio del 1853, scoppia a Milano una violenta sommossa.

Il Ticino non era del tutto estraneo agli avvenimenti giacché molti scritti distribuiti clandestinamente oltre confine erano stampati nella Svizzera italiana, inoltre al moto del 6 febbraio avevano partecipato attivamente anche molti ticinesi.
Il governo austriaco sentendosi impotente a stroncare questi aiuti decreta l’espulsione di tutti i ticinesi esercenti che si trovano nelle regioni sotto il controllo austriaco entro tre giorni. Sono momenti drammatici per la storia del cantone. Lattai, mercanti di vino e di bestiame, camerieri, cuochi, mercanti di formaggio, marronai, muratori, scalpellini, tagliapietre, calzolai, ombrellai, pittori, spazzacamini, arrotini, falegnami...
Sono più di 6.000 quelli che giungono alla frontiera espulsi dalla Lombardia, senza niente e soprattutto senza lavoro.
Il 5 marzo, nel Bellinzonese, cominciano a venir meno i generi di prima necessità ed in alcuni paesi per causa anche dei cattivi raccolti, non si trovano più neppure le patate. Le possibilità di lavoro erano scarse in tutto il nostro piccolo territorio.

Allora il governo ticinese, appoggiato dalla Confederazione, mise in cantiere una serie di opere pubbliche. In tutti i villaggi si crearono posti di lavoro.

Nel Bellinzonese si diede inizio alla costruzione di alcune opere di fortificazione per conto della Confederazione. Vennero reclutati numerosi sterratori, muratori, garzoni... I lavori occuparono parecchie centinaia di disoccupati per un paio di anni.
Furono erette numerose batterie, fortini, murate e sei torri: cinque a Camorino ed una a Sementina. Erano opere fortificate per tenere libera la via del San Gottardo e difendere la Svizzera con un primo sbarramento in caso di invasione da sud.

I fortini dovevano proteggere il Ticino (©Ely Riva)
I fortini dovevano proteggere il Ticino (©Ely Riva)

Oggi queste opere sono note come i «fortini della fame». Sono torri circolari di una decina di metri di altezza con due ordini di feritoie ed una scala interna al centro che portava al pianerottolo ed alle feritoie superiori. Il tetto era in lamiera.
Appena costruite, ci si rese subito conto che dal punto di vista militare erano inservibili, in quanto inefficaci contro le nuove armi.
Anche se non erano più in grado di difendere la popolazione da una invasione nemica, almeno il loro scopo originario lo avevano raggiunto: quello di salvare tante famiglie dalla minaccia della fame.

Torri Ai Scarsitt e Ai Munt (©Ely Riva)
Torri Ai Scarsitt e Ai Munt (©Ely Riva)
L'itinerario

La visita ai Fortini della fame oggi si presenta come una piacevole e istruttiva passeggiata della durata di circa due ore. Davanti ad ogni torre si trova un pannello esplicativo con molte informazioni anche sulla vita di 150 anni fa...
Un sentiero didattico che conduce a visitare le torri che contraddistinguono il comune di Camorino: Ai Scarsitt, Ai Munt che era una delle frazioni di Camorino, la terza torre chiamata Al Mott del Riaa o Alla Pelera unica a un piano, e la quarta Al Sass dal Camosc su un poggio da dove si gode una magnifica vista sul Piano di Magadino, Locarnese e Riviera... e la quinta Al Pian di Bur.

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