Psicologia

Sentimenti di antipatia
Come interpretarli

Sentimenti di antipatia <br />Come interpretarli
Non sempre l’ostilità che si prova verso altre persone può essere individuata in maniera cosciente..

Sentimenti di antipatia
Come interpretarli

Non sempre l’ostilità che si prova verso altre persone può essere individuata in maniera cosciente..

«Un sentimento di avversione istintiva verso persone o cose», questo il significato della parola «antipatia» secondo l’enciclopedia Treccani. L’istinto gioca un ruolo molto importante in ogni interazione sociale: si dice, infatti, che bastino i primi secondi di conversazione per farsi un’idea, anche se sommaria, della persona che si ha di fronte e per stabilire se si possa essere affini o meno. Non di rado, queste prime impressioni vengono scardinate da una conoscenza più approfondita dell’altro, momenti di confronto che possono portare a comprendere meglio il carattere di chi si ha di fronte. Come, però, viene formato questo giudizio iniziale? E soprattutto, perché si arriva a provare antipatia per una persona che spesso si conosce appena?

Intanto, è importante sottolineare che, in psicologia, il sentimento legato all’antipatia può essere sia conscio che inconscio. Capita, infatti, che alcuni comportamenti dell’altro non risultino immediatamente in opposizione rispetto all’interlocutore che, però, prova dei latenti sentimenti di fastidio, spesso non meglio identificati, nei confronti della persona che ha di fronte. Quando questo sentimento di avversione nascosta si rivolge a un gruppo di persone, in psicologia si parla di «razzismo avversativo». In questi casi, anche se consciamente non si prova avversione verso una determinata collettività, è il proprio comportamento, guidato dall’inconscio, che rivela una certa avversione.

Sono vari i fattori che determinano sentimenti di antipatia per il prossimo e si sviluppano spesso durante le prime fasi della conoscenza, mentre si cerca di categorizzare l’altro elaborando le informazioni che si riescono a trarre dalle prime conversazioni. Durante ogni interazione sociale, infatti, i locutori si impegnano nella definizione dell’altro tramite qualifiche generiche o specifiche come l’età, il sesso e il grado di istruzione. Questo aiuta a generare delle aspettative sulle persona che si ha di fronte che non sempre, però, si rivelano azzeccate. Vari studi dimostrano una tendenza di chi si trova a giudicare l’altro a favorire persone appartenenti al proprio gruppo sociale. Una scelta non sempre fatta in maniera conscia. L’appartenenza a un gruppo sociale è un modo per affermare con forza la propria posizione, per questo capita di sentirsi minacciati da chi appartiene apertamente a un gruppo diverso e magari opposto. Il primo passo per porre rimedio è diventare consapevoli di questi processi per poi trovare, con maggior cognizione di causa, una soluzione.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Famiglia
  • 1