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Social e adolescenti,
un rapporto difficile

Social e adolescenti, <br />un rapporto difficile
Dipendenza digitale, bullismo, sexting: le problematiche del sovrautilizzo di social e smartphone colpisce quotidianamente milioni di adolescenti.

Social e adolescenti,
un rapporto difficile

Dipendenza digitale, bullismo, sexting: le problematiche del sovrautilizzo di social e smartphone colpisce quotidianamente milioni di adolescenti.

È risaputo che l’adolescenza è una fase della vita piuttosto complessa. L’individuo è in fase di formazione, e ogni cosa può colpirne la sensibilità. In tal senso il rapporto con smartphone e social network da parte dei giovani è critico. Da ormai qualche anno i social sono sotto la lente d’ingrandimento perché inducono facilmente dipendenze digitali, che portano, specie chi ha pochi strumenti per difendersi, a cadere in continue trappole. Tra queste bullismo e sexting e, più in generale, cambiamenti caratteriali dovuti alla continua sensazione di iperconnessione.

Secondo i dati dell’AEPED (Associazione Spagnola di Pediatria) il 5,8% degli adolescenti tra i 12 e i 16 anni subisce molestie sui social network in maniera occasionale, mentre l’1,8% lo subisce frequentemente. Segno che il problema esiste, e che riguarda soprattutto i giovanissimi. Gli psicologi consigliano ai genitori di non dare smartphone ai bambini sotto i 13 anni. Il consiglio, netto, degli specialisti è quello di far crescere i figli senza queste tecnologie per evitarne la facile dipendenza. A confermare l’indicazione, oltretutto, provvedono anche le regole: per registrarsi a Instagram sarebbe necessario avere 13 anni, altrettanto per TikTok. Ma è risaputo che queste limitazioni sono (troppo) facilmente aggirabili. Ergo: non funzionano. Gli unici veri baluardi del benessere digitale dei propri figli sono i genitori stessi. Lo strumento principale per limitare quello che il giornalista italiano Aldo Cazzullo nel suo libro «Metti via quel cellulare» definisce uno «specchio» che porta al «narcisismo di massa» è il controllo del tempo che i figli passano sui social. Controllarlo è semplice (basta consultare la sezione «Impostazioni» dello smartphone), ammonire con le buone i figli è molto più complesso.

Infatti mentre «c’è il boom della comunicazione: tutti a comunicare che stanno comunicando» (come dice il celebre fumettista Altan) si polarizzano i malesseri, le estremizzazioni, l’odio (degli haters). E quindi anche la difficoltà a percepire le critiche come costruttive. Se la «tendenza a giudicare gli altri è la più grande barriera alla comunicazione e alla comprensione» - secondo lo psicologo Carl Rogers -, oggi, nel 2021, l’impossibilità di porsi serenamente nei confronti dei figli pone i genitori in una condizione di sudditanza in cui scegliere il male minore: un quieto vivere guardando i figli chini sullo smartphone di turno o un continuo scontro a suon di “Metti via quel cellulare”?

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