Rubrica21

Sport, inclusione
e pari opportunità

Sport, inclusione <br />e pari opportunità
Chiara, 16enne pluricampionessa di atletica (©Katharina Anzengruber Zeni)

Sport, inclusione
e pari opportunità

Chiara, 16enne pluricampionessa di atletica (©Katharina Anzengruber Zeni)

Come è importante il tempo libero, per tutti! I benefici dello sport sono ormai noti e il desiderio di potersi divertire insieme alla propria famiglia e ai propri amici, poi, non si ferma di fronte alla disabilità. Quali sono, in Ticino, le possibilità di fare sport e attività ricreative per le persone con sindrome di Down? «Idealmente» risponde Elena Giambini, presidente dell’associazione Avventuno «le persone con Trisomia 21 dovrebbero poter scegliere cosa fare durante il proprio tempo libero come tutti gli altri: in base alle proprie preferenze e capacità, agli aspetti organizzativi quali la distanza da casa e il costo... Al momento, purtroppo, non sempre questo obiettivo di inclusione è raggiungibile». Nella vita della persona con sindrome di Down, infatti, capita che parole quali svago, attività ricreativa e sport si mischino con le parole terapia e specializzazione: può succedere per esempio che un bambino venga portato a fare un giro a cavallo e ci si senta proporre, in alternativa, una seduta di ippoterapia. O che prima ancora di conoscere il bambino una società sportiva si definisca poco preparata ad accoglierlo.

«Le resistenze spesso non si basano su mancanza di volontà o di empatia, ma sulla paura di sbagliare e su di un sentimento di inadeguatezza di fronte a bisogni che possono essere considerati particolari o inusuali» continua Elena Giambini. «Non tutto deve essere riabilitativo. Se l’obiettivo di un’attività è divertirsi, fare movimento e stare insieme, le difficoltà non dovrebbero essere un ostacolo alla partecipazione, purché ognuno faccia ciò che riesce a fare. Con la nostra associazione mettiamo a disposizione, se necessario, un aiuto per favorire le inclusioni sportive e ricreative. È importante però chiarire se si tratta di un’esigenza relativa alle caratteristiche del bambino o se l’aiuto va diretto ai monitori, affinché si sentano sostenuti nell’accogliere, magari per la prima volta, un partecipante con sindrome di Down nel loro gruppo».

Le esperienze virtuose di inclusione sono sicuramente in aumento. Ginnastica artistica, ritmica, atletica, calcio, nuoto: gli esempi positivi sono numerosi. Tra i pionieri dello sport inclusivo c’è la ticinese Chiara, oggi 16enne pluricampionessa di atletica che ha iniziato la sua carriera sportiva a 3 anni, allenandosi insieme ai bambini del suo comune. Anche nel suo caso l’inclusione è stata sostenuta dalla presenza di un genitore o di un monitore aggiuntivo che ha permesso di tenere in considerazione le specificità di Chiara. «Allenarsi con compagne e compagni senza disabilità l’ha sempre divertita e l’ha stimolata a dare il meglio di sé» racconta la mamma. Chiara continua sempre i suoi allenamenti inclusivi e contemporaneamente ha intrapreso con grande successo un percorso agonistico in una federazione italiana che organizza campionati nazionali ed internazionali per persone con disabilità intellettiva. Oltre all’inclusione è infatti importante anche tenere in considerazione l’equità delle opportunità, che in questo caso si rivelano soprattutto nel momento della competizione.

La disabilità può rendere più difficile un percorso sportivo di questo tipo e l’approccio di Chiara nei confronti dello sport è lo stesso che è necessario nella vita: non ci si arrende di fronte alla fatica e si compete con sé stessi, non solo con gli altri. Sicuramente c’è ancora un po’ di strada da fare prima di poter parlare di sport inclusivo a tutto tondo. Per rispondere ai bisogni di tutti è in ogni caso importante poter offrire più opportunità di scelta e partecipazione: ciò è possibile anche grazie alle società sportive dedicate alle persone con disabilità e ai progetti integrati, in cui gruppi di persone con disabilità fanno attività parallele in società sportive regolari. Iniziative che insieme alle inclusioni più spontanee permettono di trovare, per ogni persona con Trisomia 21 che lo desidera, un equilibrio tra ciò ha piacere di fare e ciò che il contesto offre, possibilmente vicino a casa.

Per rispondere ai bisogni di tutti è importante poter offrire più opportunità di scelta e partecipazione (©SFG Lugano)
Per rispondere ai bisogni di tutti è importante poter offrire più opportunità di scelta e partecipazione (©SFG Lugano)
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