Il consiglio

Stimolare i più piccoli
giocando con le note

Stimolare i più piccoli <br />giocando con le note
Un’abilità preziosa da coltivare

Stimolare i più piccoli
giocando con le note

Un’abilità preziosa da coltivare

La musica è da sempre una compagna di vita per molti di noi. È in grado di emozionare, rilassare e aiutare la concentrazione, esprimendo persino meglio del linguaggio alcuni stati d’animo. Numerosi studi e ricerche hanno poi attestato l’efficacia di alcune melodie e generi nelle situazioni più disparate, dall’importante contributo per l’equilibrio e il benessere fino alla sala operatoria, con effetti in taluni casi simili a quelli di un’anestesia vera e propria.

Uno stimolo a dir poco prezioso, dunque, che nei bambini è ancora più importante. A dirlo è una ricerca dell’Università di Washington, che sostiene vi sia un’importante relazione tra lo sviluppo cognitivo dei bimbi e l’ascolto della musica in tenera età. Attraverso uno scanner cerebrale gli scienziati hanno studiato i cambiamenti che avvenivano nel cervello di alcuni bambini mentre ascoltavano dei suoni ripetersi. Interrompendo l'audio per piccoli intervalli hanno notato come i bimbi abituati ad ascoltare musica fossero molto più sensibili a tali variazioni.

Tanti passatempi istruttivi

C’è più di una ragione, dunque, per giocare insieme con i suoni, magari prendendo i bimbi sulle ginocchia e battendo insieme le mani a tempo delle nostre canzoni preferite. Abituare le orecchie – e quindi il cervello – dei più piccoli alla musica, infatti, permetterà loro di distinguere con maggiore facilità i suoni, rendendo molto più facile imparare a parlare e, in seguito, ad apprendere anche una lingua straniera. Abituarli a cantare fin da piccolissimi è un altro gioco altamente istruttivo, così come abituarli agli strumenti musicali, producendo suoni – anche se imprecisi o stonati – fin dalla più tenera età. Del resto i bambini hanno una predisposizione innata al linguaggio musicale, e spesso – mentre ascoltano un brano – il loro cervello reagisce esattamente come quello di un musicista professionista, come se sapessero distinguere ciascuna nota o tonalità in modo preciso.

Con gli anni questa abilità si perde, nella maggior parte dei casi, ma con un certo allenamento può essere prolungata. Non importa, infine, il genere che si sottopone ai bimbi. La musica è un linguaggio universale e che sia classica o moderna, occidentale oppure orientale poco importa: sarà un allenamento a dir poco prezioso per il loro cervello.

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