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Sviluppare nei bambini
l’intelligenza emotiva

Sviluppare nei bambini <br />l’intelligenza emotiva
Una dote fondamentale che permette di migliorare qualitativamente la vita e che va ad aggiungersi alle competenze intellettive

Sviluppare nei bambini
l’intelligenza emotiva

Una dote fondamentale che permette di migliorare qualitativamente la vita e che va ad aggiungersi alle competenze intellettive

È stato lo psicologo statunitense Daniel Goleman a divulgare il concetto di “intelligenza emotiva”: partendo dagli studi delle neuroscienze, è arrivato alla conclusione secondo la quale sviluppare le competenze intellettive non è abbastanza per vivere in armonia con se stessi e con gli altri. Per farlo serve appunto far crescere l’intelligenza emotiva, che lo studioso definisce «quella che fa prendere le decisioni giuste sul lavoro da fare o sulla persona da sposare e che va addestrata già a scuola».

In ambito educativo e nel ruolo di genitore, sviluppare l’intelligenza emotiva nei bambini è possibile attraverso un percorso che si dipana su quattro direzioni che si intrecciano tra loro. Quattro competenze che occorre maturare: conoscere e gestire le proprie emozioni con empatia, motivare se stessi, riconoscere le emozioni altrui ed essere capaci di entrare in relazione con esse.

L’empatia è quell’elemento in più di cui non tutti sono dotati e che aiuta a leggere le emozioni. Il genitore deve saper riconoscere quelle dei propri figli e “stare dalla loro parte”. Anche di fronte a un capriccio o un’incomprensione, mostrarsi arrabbiati o indifferenti può essere deleterio. Meglio dimostrare di aver capito il loro punto di vista: questo atteggiamento avrà l’effetto di “smontare” la loro predisposizione negativa. Un altro esempio può essere il ritorno da scuola, momento in cui si chiede come sia andata la giornata e spesso non si ottiene risposta. Perché invece non partire dal racconto della propria giornata, stimolando così il piccolo a fare altrettanto?

La capacità di auto-motivarsi è importante quando si è alle prese con le raccomandazioni e le regole da imporre ai propri figli. In questo caso, diventa fondamentale trovare un equilibrio tra l’assecondare le inclinazioni del bimbo e mettere dei paletti. Troppi divieti rischiano di scatenare una reazione indesiderata; quelli giusti e necessari lo responsabilizzeranno ma al tempo stesso non lo faranno sentire privato della propria libertà.

Un altro passo è saper riconoscere gli impulsi del bambino e correggerli se si traducono in atteggiamenti scorretti. Anche a loro serve del tempo per questa consapevolezza: l’aiuto del genitore è determinante perché indirizzerà la loro capacità di controllarsi anche in futuro, predisponendoli nel migliore dei modi per il successo nell’apprendimento e nelle relazioni. Un discorso analogo può essere fatto per la resilienza: l’impulso naturale dei genitori è proteggere sempre i figli. Quando questo non è possibile e dopo esperienze che possono risultare traumatiche, è compito dei genitori fare in modo che i piccoli riescano a esprimere il proprio vissuto, per permettergli di rielaborare l’episodio in questione.

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