NEL MONFERRATO

Barbera d’Asti, la rivincita del buon vino da osteria

Barbera d’Asti, la rivincita del buon vino da osteria

Barbera d’Asti, la rivincita del buon vino da osteria

Barbera d’Asti, la rivincita del buon vino da osteria

Barbera d’Asti, la rivincita del buon vino da osteria

Il Monferrato è dolce e materno, forse perché con le sue colline rotonde, che emergono da un paesaggio sinuoso e ondeggiante, sembra disegnato come il corpo di una donna, di quelle di una volta, dal seno prosperoso e i fianchi robusti, che reggevano l’economia delle famiglie contadine. Quelle famiglie per le quali il vino, prima di essere una bevanda, era un alimento: dava forza e coraggio, persino una vena di allegria, buona alleata quando si trattava di affrontare i lavori più umili e faticosi.
Il vino del contadino monferrino era la Barbera, rigorosamente declinato al femminile, quella Barbera che un tempo era rustica e persino un po’ ruvida, ma negli anni si è ingentilita, è diventata elegante. Mi piace pensare che il salto di qualità sia cominciato quando Giorgio Gaber l’ha associata allo Champagne in una sua indimenticabile canzone: «Barbera e Champagne, stasera beviam...». La classe operaia che va in paradiso, il vino da osteria a braccetto con le bollicine dell’aristocrazia. Se non era poesia, era preveggenza, perché oggi ci sono bottiglie di Barbera dai prezzi che si avvicinano e persino superano certi Champagne.

Barbera d’Asti, la rivincita del buon vino da osteria

Grande vino: firmato Luigi Veronelli
Il Monferrato astigiano, dal 2014 riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità Unesco assieme a Langhe e Roero, è un rosario di borghi romantici che ammaliano lo sguardo e catturano il cuore. E di prelibatezze gastronomiche: il tartufo, i formaggi, con la Robiola Dop di Roccaverano in testa, i pregiati tagli della Fassona piemontese, il bollito con i suoi bagnèt, la bagna cauda e il cardo gobbo di Nizza...
Ad accompagnare tutto questo, sua maestà la Barbera d’Asti, che un territorio molto vasto e variegato permette di declinare in mille modi, pur senza alterarne l’identità. Per troppo tempo considerato vino da taglio, regina incontrastata delle osterie di paese, oggi la Barbera, che dal 2008 si fregia del riconoscimento Docg, si è sganciata dalla sua vecchia immagine ed è entrata in una nuova dimensione grazie a tecniche di lavorazione, nel vigneto e in cantina, profondamente cambiate. Del resto, a predire un futuro da regina a questo vino era stato uno che se ne intende, Luigi Veronelli.
Vino di pronta beva con un’acidità pronunciata nella sua versione base, solitamente preparata in botti di acciaio, la Barbera esprime il meglio di sé quando viene affinata nelle barrique o nelle grandi botti di rovere e può fregiarsi dell’appellativo «Superiore». Ecco allora farsi largo note speziate di vaniglia e cacao, che si sovrappongono a quelle classiche derivanti da un bouquet di frutti rossi quali ciliegia, mora, lampone e prugna. Vino adatto anche ad una lunga conservazione per la presenza di un’acidità pronunciata, la Barbera Superiore dà vita a nettari rotondi, vellutati, di grande complessità.

Nizza, novità d’alta gamma
Questa tipologia è la punta di diamante del Consorzio del Barbera d’Asti e vini del Monferrato Docg e trova una sua espressione ancora più forte e identitaria nella denominazione Nizza, Docg nata di recente e che evidenzia un rapporto strettissimo col territorio. Siamo di fronte a un nome breve, facile da ricordare, che secondo noi rappresenta il top della produzione di Barbera d’Asti. L’offerta del Consorzio è variegata e in grado di soddisfare non solo il palato della clientela, ma anche le sue possibilità economiche, in un territorio forte di 9 Doc e 4 Docg che è riuscito, cosa non facile, a mantenere in vita storiche cantine sociali in grado di convivere con quelle dei privati e con lussuosi relais-boutiques che uniscono l’offerta di benessere e gastronomia con la produzione di vino.

Fabrizio Mobrici, presidente del Consorzio del Barbera d’Asti e vini del Monferrato Docg
Fabrizio Mobrici, presidente del Consorzio del Barbera d’Asti e vini del Monferrato Docg

«Con 13 denominazioni tutelate, oltre 65 milioni di bottiglie e più di 11 mila ettari vitati, il Consorzio rappresenta bene tutto il Monferrato che, in particolare negli ultimi anni, sta diventando un traino decisivo del comprensorio Unesco» afferma Fabrizio Mobrici, presidente del Consorzio stesso.
«Anche in questo anno segnato dalla crisi sanitaria globale, il nostro comparto di riferimento ha dimostrato di reggere nei numeri» dice ancora Mobrici. E il +1,22% sull’imbottigliamento rispetto al 2019 registrato a fine agosto sembra dargli ragione.

Barbera d’Asti, la rivincita del buon vino da osteria
Nelle vigne oggi fanno capolino arte e poesia

A Mombaruzzo i vigneti dell’azienda Pico Maccario sorgono su una piana e i filari si susseguono per chilometri. Forse è per spezzare questa sorta di monotonia del paesaggio che i titolari hanno pensato di dare ai loro impianti un tocco di colore: come in un quadro di arte moderna, ecco allora spuntare pali di sostegno dei filari a forma di matite colorate e intorno alla cantina, che produceBarbera di qualità ma non solo, chiocciole e rane giganti. L’arte che funge da ambasciatrice del buon vino, cattura gli sguardi, affascina ed attrae.

Pali di sostegno a forma di matite colorate nei vigneti Pico Maccario
Pali di sostegno a forma di matite colorate nei vigneti Pico Maccario

Alice Bel Colle ha un nome che è tutto un programma, ma non è letteratura, è realtà. Un paesino abbarbicato su una collina a 418 metri sul livello del mare e circondato a 360° da vigneti coltivati a Barbera, Moscato e Brachetto per 350 ettari curati da un centinaio di soci della Cantina sociale del posto. Qui il paesaggio è da cartolina, non c’è bisogno di inventarsi nulla per fungere da magnete nei confronti del visitatore. Dalla sommità del paese la vista spazia su tutto il Piemonte, si spinge dalla catena alpina fin quasi al mare, laggiù in Liguria. Il vino è di qualità, tutto il resto è poesia.

Dalla sommità di Alice Bel Colle si vedono vigneti a perdita d’occhio. La Cantina sociale produce vini di qualità.
Dalla sommità di Alice Bel Colle si vedono vigneti a perdita d’occhio. La Cantina sociale produce vini di qualità.

Vino e arte però vanno a braccetto: lo sanno anche dalle parti di Vinchio, dove le colline vitate non mancano e su una di queste i Viticoltori Associati di Vinchio Vaglio Serra hanno patrocinato la costruzione di una panchina gigante, opera del designer californiano Chris Bangle, molto conosciuto per aver lavorato nel settore dell’automotive (Opel, Bmw, Fiat) e da tempo stabilitosi nelle Langhe. L’iniziativa si inserisce nel Big Bench Community Project che vuol sostenere le comunità locali, il loro turismo e le loro eccellenze artigianali. Da una panchina gigante (altra due metri e larga tre) si può guardare il mondo (e i vigneti!) da una prospettiva diversa, magari facendoci accomodare insieme imprenditori privati e cantine sociali, uniti come non è facile riscontrare altrove da un interesse comune, quello per il vino e il suo territorio.

La panchine giganti di Chris Bangle.
La panchine giganti di Chris Bangle.
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