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Conoscere l’aragosta
e gustarla al meglio

Conoscere l’aragosta <br />e gustarla al meglio
L’aragosta non ha le chele, quindi non è necessario utilizzare uno schiaccianoci o una pinza per romperle, come succede con gli astici

Conoscere l’aragosta
e gustarla al meglio

L’aragosta non ha le chele, quindi non è necessario utilizzare uno schiaccianoci o una pinza per romperle, come succede con gli astici

Tra i crostacei più pregiati e utilizzati nei menù di mare di molti ristoranti rientrano certamente le aragoste. Si tratta di una vera delizia, che popola tipicamente le acque del Mediterraneo e dell’Atlantico orientale. La carne di questo animale è particolarmente apprezzata e può raggiungere prezzi vertiginosi durante la stagione estiva. Il costo e la difficoltà – solo apparente – nel mangiarla non impediscono comunque ai suoi numerosi estimatori di gustarla appena possibile, sia a casa che cucinata da uno chef.

In molti tendono a confonderla con l’astice: tuttavia le differenze tra le due specie sono numerose. Le aragoste hanno una lunghezza che può variare tra i 40 ed i 50 centimetri, con un peso che raggiunge anche gli otto chili. Il torace e l’addome di questo animale sono protetti da una corazza molto resistente, chiamata carapace, tendenzialmente di colore bruno-violaceo. Tale rivestimento è interamente coperto da escrescenze spinose, mentre sul capo spuntano due lunghe antenne. Gli astici, al contrario, presentano un carapace per lo più rosso – specie dopo la cottura – e privo di spine, con grosse chele nelle zampe anteriori, di cui le aragoste sono invece sprovviste.

Conoscere l’aspetto di questi crostacei è il primo passo per poterli riconoscere dal pescivendolo, al mercato o persino negli acquari dei ristoranti. Sì, perché molti locali che hanno a cuore la freschezza dei propri prodotti ittici tengono sempre alcuni esemplari vivi in sala. Alcuni di questi permettono anche ai clienti di scegliere il proprio esemplare preferito. Nel caso ci si trovi in una situazione simile è fondamentale assicurarsi che l’aragosta presente sia vispa e in movimento nella vasca, con un carapace brillante e gli occhi gonfi e lucidi. Gli esperti prediligono, poi, gli esemplari più piccoli, attorno ai 20 centimetri di lunghezza, poiché si rivelano di norma più saporiti.

Una volta cotta e impiattata, arriva un altro momento temuto da molti: quello di separare la polpa dal carapace, per gustarla al meglio. Indossare un tovagliolo è una regola d’oro in questi casi, perché consente di evitare macchie fastidiose. Il primo passo è quello di rimuovere la coda, tirando e torcendola un po’, mantenendo sempre fermo il resto del carapace. Una volta fatto questo si può estrarre con una forchetta la polpa al suo interno. Stesso discorso per il tronco e la testa, che dovrebbero staccarsi dall’addome senza grossi problemi, con una piccola pressione delle dita. È possibile rimuovere anche le zampe, in questa fase. Raccolta tutta la polpa, il gioco sarà fatto. Niente di così impossibile, insomma. La differenza con l’astice sta proprio qui: non avendo le chele, infatti, con l’aragosta non sarà necessario utilizzare uno schiaccianoci o una pinza per romperle. Una bella fatica in meno, che permetterà a tutti di godersi questa pietanza deliziosa senza troppi pensieri o difficoltà tecniche.

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