Il vino

Dom Pérignon: rigore,
pazienza e intuizione

Dom Pérignon: rigore, <br />pazienza e intuizione
È molto più di un marchio legato indissolubilmente al mondo dei vini, è votato alla ricerca della perfezione, un laboratorio di filosofia

Dom Pérignon: rigore,
pazienza e intuizione

È molto più di un marchio legato indissolubilmente al mondo dei vini, è votato alla ricerca della perfezione, un laboratorio di filosofia

Dom Pérignon è molto più di un marchio legato indissolubilmente al mondo dei vini, è un mondo votato alla ricerca della perfezione, un laboratorio di filosofia, una bottega creativa sempre pronta a reinventarsi e a guardare lontano.

Uno dice: tutto questo in una bottiglia di vino, non scherziamo.

No, non scherziamo: i valori della casa sono da sempre rigore e intuizione, osservazione e comprensione, conoscenza e rispetto della materia prima. Ogni annata di Dom Pérignon che arriva sul mercato risponde a criteri selettivi rigorosissimi, ad una maturazione lenta, a volte lentissima, che alla fine esprime una complessità aromatica straordinaria.

Dom Pérignon: rigore, <br />pazienza e intuizione

Solo le annate migliori in bottiglia

Ogni annata è un regalo per le generazioni future, perché qui si parla di vini prodotti solo in annate eccezionali, rigorosamente millesimate e catagolate in tre segmenti distinti, che la casa chiama «Plénitudes»: la prima è la Dom Pérignon Vintage e viene commercializzata circa 9 anni dopo la vendemmia, la seconda raggiunge la sua seconda pienezza dopo 15-17 anni e si chiama Dom Pérignon P2. Infine, l’ultima plénitude, Dom Pérignon P3, viene immessa sul mercato dopo circa 25-30 anni di maturazione sui lieviti e stiamo parlando di una cuvée rarissima, che richiede un investimento di pazienza e passione senza fine, ma dà origine a una delle etichette più prestigiose al mondo.

Dom Pérignon: rigore, <br />pazienza e intuizione

Alla ricerca dell’armonia

A spiegarci qualche segreto di Dom Pérignon è Nicholas Lane, uno degli enologi più titolati della prestigiosa casa francese.

«Quando produciamo un assemblaggio il primo elemento che ricerchiamo in un vino è l’armonia, che uniamo a complessità, mineralità e precisione. L’ultima scelta avviene in un ambiente molto emozionale, in un silenzio assoluto e senza prendere nota di nulla: quando nel vino troviamo l’armonia, lo zen, allora si procede. Se un vino ci emoziona sappiamo che saprà emozionare anche il consumatore».

Una volta definito l’assemblaggio, per il prezioso nettare premiato dagli enologi di Dom Pérignon (solitamente sono in cinque a definire la scelta), inizia un lunghissimo periodo di oblio sui lieviti, che nei migliori casi può durare anche per una trentina d’anni. «Questo significa che non necessariamente chi ha definito scelte e strategie iniziali riuscirà a bere quel vino una volta sboccato e preparato per essere messo in commercio» afferma Nick Lane.

Dom Pérignon: rigore, <br />pazienza e intuizione

Materia prima di qualità

«Potremmo dire che la nostra è una specie di missione, produrre vino per le future generazioni, il tutto in un esercizio creativo che ha sempre una controparte con la quale dialogare, ossia il millesimo che ci ha dato l’uva. Il millesimo è l’istante del tempo in cui matura l’ambizione poter fare invecchiare bene i nostri vini. E la nostra ambizione è che ogni bottiglia di Dom Pérignon possa trasformarsi in una P2 o P3».

La condizione fondamentale perché un vino possa trasformarsi in una rarità è la qualità della materia prima. Dom Pérignon coltiva vigneti propri nella zona di Hautevillers, sede dell’Abbazia, una delle più reputate.

«L’approvvigionamento dell’uva è fondamentale. Abbiamo accesso a tutti i grand cru della Champagne e i nostri vini sono esclusivamente i grand cru e i premier cru Hautvillers. In bottiglia finiscono solo Pinot Nero e Chardonnay. Perché rinunciamo al Pinot Meunier? Volendo essere sintetici direi perché è un vitigno poco adatto al lungo invecchiamento come richiesto dalla nostra produzione».

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