La degustazione

Eccellente con il pesce,
ma con i tartufi...

Eccellente con il pesce, <br />ma con i tartufi...
Lo champagne Dom Pérignon deve il suo nome al famoso monaco dell’Abbazia di Hautvillers Pierre Pérignon

Eccellente con il pesce,
ma con i tartufi...

Lo champagne Dom Pérignon deve il suo nome al famoso monaco dell’Abbazia di Hautvillers Pierre Pérignon

Lo champagne Dom Pérignon deve il suo nome al famoso monaco dell’Abbazia di Hautvillers Pierre Pérignon (noto come Dom Pérignon, 1638-1715). Secondo la leggenda, Pierre Pérignon scoprì e mise a punto quello che ora è chiamato il metodo champenois. Storia o leggenda che sia, l’etichetta Dom Pérignon oggi è una delle più prestigiose al mondo. Non è certo nemmeno che l’azienda francese, un marchio di proprietà della LVMH Moët Hennessy Louis Vuitton SE, multinazionale del lusso con sede a Parigi, abbia stretti rapporti di parentela con l’Abbazia, ma quando si tratta di marketing qualche briciola di storia aiuta.

«Fondamentalmente, penso che sia la visione a lungo termine, sia l’ambizione del marchio, si ispirino alla filosofia dello stesso Dom Pierre Pérignon. Era un po’ perfezionista, ma anche un uomo con una certa ambizione. La visione dell’azienda è di mantenere il marchio dinamico e in movimento. Senza una visione a lungo termine, non sarebbe possibile prendere in mano una bottiglia di P2, uscita dalla cantina dopo 17 anni» afferma Nick Lane (nella foto), uno dei principali enologi del marchio.

In un recente incontro avvenuto all’hotel Villa Principe Leopoldo a Lugano, lo chef Christian Moreschi ha offerto un ampio e riuscitissimo spettro di possibilità di abbinamento con Dom Pérignon, legato agli stuzzichini dell’aperitivo, quindi a ostriche, crevettes e caviale, seguite da filetto di coniglio, pane e acciughe del Cantabrico (fin qui Dom Pérignon Magnum 2008 e 2009), da ravioli, uova, parmigiano e tartufo bianco (stratosferico P2 del 2002). Col piatto di resistenza, una variazione di vitello, ecco un magnifico rosato del 2006. Ovviamente sarebbe stato non solo uno spreco bensì una sorta di gesto inconsulto abbinare un Dom Pérignon al dessert (Tarte aux poires et glace à la cannelle), sicché si è saggiamente optato per un leggendario Château d’Yquem dell’annata 2009.

E il cambiamento climatico, che effetti avrà sullo Champagne? «C’è del positivo e del negativo» dice Lane. «Siccome noi vinifichiamo solo le annate eccellenti, se analizziamo gli ultimi 100 anni abbiamo diversi buchi sui millesimati, perché non ha fatto abbastanza caldo. Dunque apparentemente le cose migliorano. Il problema sta negli equilibri, perché ora abbiamo – semplificando – un agosto molto più caldo, contro un mese di settembre più freddo, ciò che accentua le differenze. Prepariamo il futuro con dei progetti di ricerca e dei nuovi cloni di Pinot nero e Chardonnay. La parola d’ordine è adattarsi».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Gusto
  • 1