Bollicine di qualità

Franciacorta. 20 anni
col marchio bio

Franciacorta. 20 anni <br />col marchio bio
Silvano Brescianini, direttore di Barone Pizzini, con lo chef Mauro Grandi

Franciacorta. 20 anni
col marchio bio

Silvano Brescianini, direttore di Barone Pizzini, con lo chef Mauro Grandi

Mentre nel mondo vitivinicolo le discussioni attorno al bio accendono gli animi e la clientela sembra orientarsi sempre più verso questa direzione, c’è chi il biologico lo pratica da una ventina d’anni con successo, mettendo sul mercato etichette di prestigio. Quando si dice Franciacorta si parla di vini eccellenti e nel panorama delle bollicine che nascono a poche ore da noi, sulle sponde del lago d’Iseo, c’è un’azienda, Barone Pizzini, che è stata tra le prime, se non la prima, a produrre i suoi vini con la viticoltura biologica certificata.
Negli scorsi giorni Silvano Brescianini, socio fondatore e direttore della Barone Pizzini (ma anche attuale presidente del Consorzio Franciacorta), è venuto in Ticino dove ha voluto incontrare la stampa e presentare i grandi prodotti della sua azienda, nella signorile cornice dell’albergo-ristorante The View a Paradiso. E siccome per esaltare l’eleganza di un vino non c’è di meglio che un piatto cucinato a dovere, con la scelta appropriata della materia prima, grazie alle interpretazioni dello chef Mauro Grandi la festa è stata esemplare.

Franciacorta. 20 anni <br />col marchio bio

«Il biologico deve essere il mezzo per raggiungere la qualità» afferma Silvano Brescianini, sottolineando come l’obiettivo della sua azienda sia produrre vini eccellenti strettamente legati al territorio. Deriva da qui la scelta di affidarsi all’agricoltura biologica, dalla necessità di mantenere la pianta sana, realizzando grandi vini utilizzando solo sostanze organiche a sostegno della fertilità; zolfo e rame in quantità controllate per il contenimento dei parassiti.
Il rispetto dell’ambiente dell’azienda che ha sede a Provaglio D’Iseo non avviene soltanto in vigna: nel 2006 la nuova cantina è stata costruita con criteri ecocompatibili, con scelte a basso impatto ambientale e limitato consumo energetico. Pannelli fotovoltaici, sistema di condizionamento della temperatura naturale, impiego di pietra e legno, fitodepurazione delle acque, sono accorgimenti che confermano l’impegno della Barone Pizzini nel rispetto dell’ambiente. Ma sono numerose le altre iniziative, tutte certificate, intraprese dalla cantina nell’ambito della sostenibilità e per favorire la biodiversità, come per esempio avviene per il calcolo delle emissioni complessive di anidride carbonica.

In Ticino Barone Pizzini è rappresentata da Monica Jean-Richard (a sinistra) e Ylenia Allegri.
In Ticino Barone Pizzini è rappresentata da Monica Jean-Richard (a sinistra) e Ylenia Allegri.

I vigneti della Barone Pizzini, alla quale diede un grande impulso il Barone Giulio Pizzini, morto nel 1995 e tra i fondatori della DOC Franciacorta nel 1967, si estendono in Franciacorta su 54 ettari, ma nel nuovo millennio l’azienda ha voluto espandersi oltre i confini nativi, andando a produrre vino anche nelle Marche (con la tenuta Pievalta dove si produce del Verdicchio) e in Maremma, dove ha acquisito la Poderi di Ghiaccioforte a Scansano, terra di Sangiovese.

Franciacorta. 20 anni <br />col marchio bio

Il punto forte di Barone Pizzini sta sicuramente nella produzione delle bollicine Franciacorta DOCG: noi ne abbiamo assaggiati quattro, partendo dalla versione più «semplice», l’Animante, frutto di un assemblaggio di Chardonnay (84%), Pinot nero (12%) e Pinot bianco (4%). Animante, che nasce in vasche inox, sta sui lieviti in bottiglia da 20 a 30 mesi. Fa un po’ di barriques e un periodo più lungo sui lieviti, per contro, il Naturae, 60% Chardonnay e 40% Pinot nero, che nel nostro caso si identificava anche in un’annata precisa, il 2015: vino di natura più complessa, ha una struttura importante e un’acidità per chi scrive quasi troppo pronunciata. Il rosé 2015 deriva da vendemmie di Pinot nero (80%) e Chardonnay (20%), affinato sui lieviti per 30-40 mesi. Buona struttura, acidità appena percettibile, questo vino gode dell’eleganza del Pinot noir, è morbido e fruttato.
Poi, nel finale, arriva anche sua maestà Bagnadore, che di certo non sfigurerebbe con la maggior parte degli Champagne. Qui si torna indietro sino all’annata 2011, il vino è un assemblaggio di Chardonnay al 60% e Pinot nero al 40%, si rinforza trascorrendo 8 mesi in barriques dopo altrettanti in vasche di acciaio e quindi viene lasciato maturare sui lieviti in bottiglia per almeno 70 mesi. Siamo di fronte ad un prodotto unico, un vino che nasce soltanto nelle annate migliori e da una sola vigna, di una qualità straordinaria che si evidenzia già al naso, con note agrumate, di spezie ed erbe aromatiche, per poi esaltarsi in bocca, dove si sente tutta la sua struttura, la freschezza e un gusto persistente che non si spegne mai. Non è un caso se anche Carlo Petrini, il fondatore di Slowfood, apprezza questo vino e considera Barone Pizzini una delle migliori cantine in assoluto.

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