L’idea

Giramondo ai fornelli
a ritmo di salsa

Giramondo ai fornelli <br />a ritmo di salsa
L’hummus, icona del Medio Oriente

Giramondo ai fornelli
a ritmo di salsa

L’hummus, icona del Medio Oriente

Giramondo ai fornelli <br />a ritmo di salsa
Lo tzatziki, simbolo della cucina greca

Giramondo ai fornelli
a ritmo di salsa

Lo tzatziki, simbolo della cucina greca

Paese che vai, salsa che trovi. Spesso a distinguere il sapore di una tagliata di manzo americana da una argentina è il condimento. Se si è a cena con dei cowboy si gusta rigorosamente in salsa barbecue. Se invece si condivide il pasto con i gauchos della pampa non può mancare il chimichurri. Perché le salse non sono semplici orpelli del gusto ma veri protagonisti delle cucine nazionali. Per fare il giro del mondo rimanendo seduti al proprio tavolo basta accompagnare il proprio pasto con diversi condimenti speciali. Tra i più iconici e gustosi del Medio Oriente c’è l’hummus. Le sue origini si perdono nella notte dei tempi. A base di farina di ceci e aromi vari (aglio, cumino, sesamo, ecc.), viene utilizzato per farcire pane azzimo, focacce e pite o come accompagnamento a falafel e verdure cotte.

Da un continente all’altro

Il simbolo della cucina greca è invece la salsa tzatziki. Dal sapore fresco e stuzzicante, unisce allo yogurt, i cetroli, l’aglio e l’aneto. Spostandosi poco più a nord ci si imbatte nell’ajvar. Questa ricetta di origine balcanica viene preparata in autunno e consumata durante tutto l’anno. Si tratta di una salsa piccante a base di peperoni e melanzane, perfetta per condire i piatti di carne.

Cambiando continente, si incontra il molgho de pimenta e limao. Il gusto di questa salsa brasiliana è per veri coraggiosi: si ottiene tritando il peperoncino e mescolandolo cipolla, aglio e succo di limone.

L’importanza dell’avocado

Il re del Messico è invece il guacamole: avocado, limone e sale per un’esplosione di sapore da abbinare ai nachos. Il condimento più noto dell’Oriente è invece la salsa di soia. Diffusissima anche nei ristoranti di casa nostra, sembra sia stata importata in Europa già dai missionari al servizio di Luigi XV. La preparazione richiede circa dieci mesi di fermentazione. Si ottiene da soia, grano tostato e un fungo giapponese.

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