Privilegiamo il vino locale

Il grido d’allarme dei viticoltori ticinesi

Il grido d’allarme dei viticoltori ticinesi

Il grido d’allarme dei viticoltori ticinesi

Il grido d’allarme dei viticoltori ticinesi

Il grido d’allarme dei viticoltori ticinesi

Il grido d’allarme dei viticoltori ticinesi

Il grido d’allarme dei viticoltori ticinesi

“Non siamo l’unico settore in difficoltà in questo momento, ma per i viticoltori è impossibile accedere alle indennità prevista per il lavoro ridotto” dice Andrea Conconi, direttore di Ticinowine.

È una vera e propria invocazione d’aiuto quella che arriva dall’organizzazione mantello della filiera vitivinicola ticinese: “abbiamo più che mai bisogno del sostegno della popolazione ticinese” afferma Conconi. Ed è inutile aggiungere che questo significa semplicemente privilegiare nella scelta di una bottiglia la produzione locale, che è di altissima qualità per tutte le tipologie di vino, dai rossi pluripremiati agli spumanti, passando attraverso bianchi e rosati. Bere locale vuol dire contribuire a sostenere le famiglie che lavorano nel settore primario.

Mentre la vigna sta piangendo (si parla dello stadio fisiologico della pianta che sta riattivando il suo metabolismo) e le gemme tra poco inizieranno a germogliare, il lavoro nei campi non si può arrestare, ma la parte commerciale è ferma: le forniture degli ultimi tempi sono depositate nelle cantine dei ristoranti e delle enoteche, il vino che era destinato ai carnevali è rientrato. Le vendite si stanno spostando su altri canali e solo una piccola parte di produttori rifornisce la grande distribuzione.

Il paradosso è che mentre al supermercato il cliente può comunque comprare il vino, gli spacci delle cantine sono chiusi e i nostri produttori si vendono ulteriormente penalizzati in rapporto alla grande distribuzione.

In questo momento così difficile, le singole aziende si stanno impegnando con la promozione delle consegne a domicilio, o lasciando il vino fuori dalle proprie cantine pronto per il ritiro, in modo da non entrare in contatto con la clientela. Un comportamento necessario, ma addirittura paradossale, considerando che la civiltà del vino da secoli rappresenta un momento di convivialità e ha sempre puntato sul contatto tra produttore e consumatore.

Tutti gli eventi promozionali organizzati dalla filiera vitivinicola sono stati cancellati: niente più degustazioni e presentazione delle nuove annate, mentre si sta valutando di posticipare a data da stabilire anche il grande evento di “Cantine Aperte”, che rappresenta per tutto il settore una boccata d’ossigeno.

Allora ecco un invito ai ticinesi: sosteniamo il settore vitivinicolo cantonale e festeggiamo la Pasqua accompagnando il capretto con del vino locale: un piccolo sforzo da parte di tutti per un settore di primaria importanza che arranca e non potrà usufruire, come detto all’inizio dell’articolo, degli aiuti previsti per chi deve far ricorso al lavoro ridotto. Perché nella vigna, di questi tempi, il lavoro comincia e batte a pieno regime, non si riduce.

Nel frattempo, l’Interprofessione della vite e del vino ticinese e la sua associata, l’Associazione viticoltori e vinificatori ticinesi, si sono fatte promotrici delle preoccupazioni di tutta la filiera scrivendo al presidente del Consiglio di Stato Christian Vitta per attirare l’attenzione sulle difficoltà che tutto il settore primario vivrà nei prossimi mesi.

Se la situazione dovesse perdurare, a rischio c’è l’acquisizione della produzione viticola di quest’anno, che lascerebbe in gravi difficoltà schiere di viticoltori, già confrontati negli ultimi anni con i problemi della drosofila suzuki (2014), con gli effetti del gelo (2017) e con le tensioni che si manifestano a riguardo dei prezzi delle uve, riconducibili all’invenduto che giace nelle cantine ticinesi.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

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