GRAND PRIX DU VIN SUISSE

Il riscatto del Merlot ticinese

Il riscatto del Merlot ticinese
Da sinistra, David Delea, Guido Brivio, Feliciano Gialdi e Mattia Bernardoni (direttore della Tamborini Vini) con il premio ricevuto al GP du Vin Suisse nella categoria Merlot con il «Quattromani» vinificato nel 2018.

Il riscatto del Merlot ticinese

Da sinistra, David Delea, Guido Brivio, Feliciano Gialdi e Mattia Bernardoni (direttore della Tamborini Vini) con il premio ricevuto al GP du Vin Suisse nella categoria Merlot con il «Quattromani» vinificato nel 2018.

Spodestato l’anno scorso da due vini vallesani e da uno vodese, il Merlot del Ticino si riappropria non solo del podio, ma addirittura della vittoria nel Grand Prix du Vin Suisse, tornato a disputarsi - dopo la pausa forzata del 2020 - con la consueta festosa cerimonia del gala, organizzato al Kursaal di Berna. Nella categoria del vitigno che caratterizza il nostro cantone, è una produzione collettiva a trionfare, il «Quattromani» dell’annata 2018, che nasce dalla collaborazione di quattro produttori: Brivio, Delea, Gialdi e Tamborini.

Il riscatto del Merlot ticinese

Il «Quattromani», applaudito da una platea composta da 400 persone, è davvero un vino che rappresenta bene il territorio ticinese, perché consiste in un assemblaggio di sole uve Merlot raccolte in quattro diversi terroir, due del Sopraceneri (il Locarnese di Angelo e David Delea, le Tre Valli «feudo» di Feliciano Gialdi) e altrettanti del Sottoceneri (il Mendrisiotto di Guido Brivio e il Luganese di Claudio Tamborini e Mattia Bernardoni).

Anche il secondo posto della categoria Merlot è finito in Ticino, per la felicità della Tamborini Vini - rappresentata a Berna dal direttor Bernardoni e dall’enologo Luca Biffi - la quale ha conquistato il piazzamento d’onore con la «Tenuta San Rocco» dell’annata 2018, vinificato con le uve del vigneto di Porza.

Mattia Bernardoni e Luca Biffi della Tamborini Vini di Lamone.
Mattia Bernardoni e Luca Biffi della Tamborini Vini di Lamone.

Tra le nomination (sei vini per ogni categoria) figurava pure il «Roncobello 2018» della Valsangiacomo Vini di Mendrisio, che per pochi centesimi di punti è rimasto ai piedi del podio. Si può dunque parlare di riscatto del Merlot prodotto in Ticino e considerare solo come un incidente di percorso il risultato del 2020, che resta però da monito per i nostri produttori: sul Merlot lavorano oggi anche altri terroir della Confederazione, che stanno compiendo passi da gigante e mirano a insidiare la supremazia sul mercato dei nostri Merlot.

Gli ottimi risultati colti a livello nazionale dai viticoltori ticinesi non si sono fermati però fermati alla categoria del vitigno principe del nostro cantone.

Al «Sasso Chierico Rosato» prodotto da Giovanni Antognini (al centro della foto, tra Andrea Conconi, a sinistra, e Uberto Valsangiacomo, rispettivamente direttore e presidente di Ticinowine) è andato il terzo posto della categoria vini rosati e vini bianchi da bacca nera
Al «Sasso Chierico Rosato» prodotto da Giovanni Antognini (al centro della foto, tra Andrea Conconi, a sinistra, e Uberto Valsangiacomo, rispettivamente direttore e presidente di Ticinowine) è andato il terzo posto della categoria vini rosati e vini bianchi da bacca nera

Infatti, tra i rosati e i bianchi vinificati con uva a bacca nera, il «Sasso Chierico Rosato» del 2020 prodotto dall’omonima Tenuta di Gudo ha conquistato un brillante terzo posto, esattamente come la «Stria Bianca» del 2020 prodotto dall’azienda Fratelli Corti di Balerna, terza tra i vini bianchi assemblati.

Nicola Corti (a destra, con Andrea Conconi) si è portato a casa il terzo posto della categoria assemblaggi dei vini bianchi con il suo «Stria Bianca».
Nicola Corti (a destra, con Andrea Conconi) si è portato a casa il terzo posto della categoria assemblaggi dei vini bianchi con il suo «Stria Bianca».

Hanno avuto meno fortuna, per contro, gli altri due vini ticinesi che figuravano tra i sei migliori della Svizzera nella categoria degli assemblaggi rossi: il «Tre Ori di Gudo» del 2016 (Tenuta Pian Marnino) e il «Castanar Riserva» del 2015 (Tenuta Vitivinicola Roberto e Andrea Ferrari) non sono riusciti a conquistare il podio.

Al concorso hanno partecipato ben 2821 vini presentati da 455 produttori: come dire che anche la sola nomination è un grande attestato di valore.
Il palmarès del Grand Prix du Vin Suisse 2021 ha messo bene in evidenza la qualità e la diversità del territorio vitivinicolo nazionale. Il Vallese, la zonda di produzione più importante del Paese, ha conquistato 16 volte il podio, precedendo Vaud (8), la Svizzera tedesca, (6), il Ticino (4), la regione definita dei Trois Lacs (2) e Ginevra (2).

Dando uno sguardo fuori dal Ticino, v’è da segnalare che il titolo di «Cantina dell’anno» (per la quale occorre presentare almeno cinque vini in tre differenti categorie) è stato assegnato ex-aequo a Johanniterkeller di Twann (sul Lago di Bienne) e al Domaine Kursner di Féchy (Vaud). Tra i premi speciali assegnati, anche un Premio Bio, che ha coronato il Pinot Noir 2020, prodotto dal Domaine du Chamblet a Gy (Ginevra).

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