ENOLOGIA

L’eccellenza
delle bollicine

L’eccellenza <br />delle bollicine
Viviana Pasta presenta la sua ultima creazione: il brut pas dosé «Castello di Cantone» dal nome dell’omonima cantina.

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delle bollicine

Viviana Pasta presenta la sua ultima creazione: il brut pas dosé «Castello di Cantone» dal nome dell’omonima cantina.

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Martin Wyss, direttore della sede ticinese di Bindella.

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delle bollicine

Martin Wyss, direttore della sede ticinese di Bindella.

L’eccellenza <br />delle bollicine
Una sfilata di bollicine targate Ferrari.

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delle bollicine

Una sfilata di bollicine targate Ferrari.

MONTAGNOLA – Prosecchi, Franciacorta, Champagne e bollicine in genere: Bindella, e per essa il suo direttore della sede ticinese Martin R. Wyss, ha recentemente organizzato presso la sua azienda di Montagnola, sul Pian Scairolo, un’ampia degustazione di vini abbinata a diverse specialità di produzione dolciaria artigianale locale, come il panettone Al Porto e la cioccolata Vanini.

Una vera chicca per gli appassionati dei vini mossi, che hanno avuto la possibilità di assaggiare soprattutto un’ampia produzione italiana delle cantine Gancia, Merotto, Masi Agricola, Giacosa, Col de’ Salici, Conti Bossi Fedrigotti, Tenuta Montenisa, Ferrari e Tasca d’Almerita.

Non ci sbagliamo però se diciamo che uno dei momenti importanti ed apprezzati della serata è stato quello che ha visto protagonista una cantina di casa nostra, la Castello di Cantone di Viviana Pasta e Dario Pistarà, che coerentemente col tema della serata ha presentato la prima produzione di bollicine dell’azienda di Capolago.

Si chiama semplicemente “Castello di Cantone” ed è un vino che ha effettuato una lunga maturazione sui lieviti: 36 mesi. Ovviamente, per chi non è un intenditore, stiamo parlando di un metodo classico, ottenuto unicamente da uve Chardonnay, senza dosaggio di zucchero. Quello che sarà messo in commercio prossimamente, e che si potrà trovare presso la Vinoteca Bindella, sarà l’annata 2016, la prima in assoluto.

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“Per noi è stata una sfida: avevamo questo vigneto di Chardonnay presso la tenuta che dava uve con una bella acidità e subito abbiamo pensato che sarebbero state perfette per fare un ottimo metodo classico” afferma Viviana Pasta, che ha ben ragione di essere soddisfatta della prima produzione. Un vino profumato, con un perlage molto fine, una bella acidità e ampi sentori di agrumi. Certo, di strada da fare prima di poter raggiungere l’eccellenza rappresentata dai vini della premiata cantina Ferrari di Trento ce n’è tanta, ma forse non è nemmeno il caso di scomodare confronti che la diversità del terroir non permettono.

Di sicuro, i vini di Ferrari – che non sono certo una scoperta – rappresentano una vera eccellenza, già a partire dalla collezione “Maximum” (maturata sui lieviti per 36 mesi, blanc de blanc 100% Chardonnay) passando poi per la “Perlé” (che deve stare a contatto coi lieviti per ben cinque anni: abbiamo assaggiato un rosé del 2013 con sboccatura 2018, 80% Pinot Nero e 20% Chardonnay, davvero eccellente) e salendo fino alla Riserva Lunelli, che fornisce un vino ottenuto da uve del vigneto di proprietà della famiglia titolare della cantina.

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Qui si respira il profumo di un vino aristocratico, l’extra brut che abbiamo assaggiato è stato ottenuto da uve Chardonnay al 100%, maturato sui lieviti per qualcosa come dieci anni: stiamo parlando di una vendemmia del 2009 con sboccatura nel 2019, di un vino perfettamente bilanciato, armonioso, profumato, che lascia sentori di mandorla e tocchi agrumati, ma anche di crosta di pane; con un perlage fine ed un gusto che sembra non svanire mai. Prezzo della bottiglia 52 franchi, ma li vale tutti, anche se siamo ancora ben distanti dall’eccellenza rappresentata dalla Riserva del Fondatore, un vino cremoso, che invecchia sui lieviti per oltre dieci anni e si propone con una grande complessità. Qui siamo a livello dei migliori Champagne e anche il prezzo schizza inesorabilmente verso l’alto, sfiorando i cento franchi.

Tra i vini interessanti della serata, citeremo anche un Almerita brut proveniente dalla Sicilia (100% uve Chardonnay) e soprattutto un Asti docg secco della cantina Banfi, ottenute da uve Moscato, che si distanzia dalla vinificazione classica di questo vitigno, dal quale si ottengono ottimi vini dolci. Secco al palato, il Bepop di Banfi è un vino molto fine che ha un bouquet delicato e persistente. Per metterlo in cantina non occorre svenarsi: costa all’incirca una dozzina di franchi.

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