La storia

Luxardo, due secoli di Maraschino

Luxardo, due secoli di Maraschino

Luxardo, due secoli di Maraschino

Luxardo, due secoli di Maraschino

Luxardo, due secoli di Maraschino

Luxardo, due secoli di Maraschino

Luxardo, due secoli di Maraschino

Luxardo, due secoli di Maraschino

Luxardo, due secoli di Maraschino

Luxardo, due secoli di Maraschino

Luxardo, due secoli di Maraschino

Il prossimo anno compirà due secoli e sarà festa grande per la Luxardo, distilleria resa famosa dal suo Maraschino. Quello con la caratteristica bottiglia impagliata, ottenuto dalle marasche e presente in molti cocktail della tradizione internazionale. Distilleria Luxardo fondata a Zara, in Dalmazia (oggi Croazia, ma città di nobili radici venete), da Girolamo Luxardo e portata avanti con passione da suoi successori. Dal 1947, dopo i danni e i lutti patiti nella Seconda guerra mondiale (con il passaggio della città dall’Italia alla Jugoslavia), l’azienda opera a Torreglia, sui Colli Euganei, dove ha potuto ripartire coraggiosamente da zero. Realizzando un nuovo stabilimento - di cui è simbolo una vecchia ciminiera in mattoncini restaurata con gusto - e ricostituendo i marascheti di pregio da cui si ottengono il Maraschino e il Sangue Morlacco. Quest’ultimo è lo cherry, pure di rinomanza internazionale, che nella bottiglia conserva la riproduzione di una dedica autografa di Gabriele D’Annunzio, vergata nel 1920 durante l’impresa di Fiume, a cui anche un Luxardo aveva partecipato.

Luxardo, due secoli di Maraschino

La Luxardo è oggi la seconda più antica distilleria italiana. Di gran lunga è quella che da più tempo è nelle mani della famiglia fondatrice, dato che quella più longeva, la Ramazzotti (che iniziò a produrre il suo Amaro nel 1815 su iniziativa del farmacista Ausano Ramazzotti a Milano) oggi è della multinazionale Pernod Ricard.
Sette generazioni di Luxardo si sono succedute senza soluzione di continuità al timone dell’azienda, nata come Privilegiata Fabbrica Maraschino Excelsior. Tre di queste generazioni lavorano tuttora fianco a fianco nella gestione della distilleria. Lo stabilimento di Torreglia (una cinquantina di dipendenti, 30 milioni di fatturato e prodotto venduto in 86 paesi di tutto il mondo) è stato fra i venti scelti dalla Regione Veneto nell’ambito di un progetto pilota per sperimentare nuovi modelli di «medicina del lavoro» al tempo del coronavirus. Modello di eccellenza anche nella sicurezza dunque, per questa azienda a gestione familiare che ha scelto la qualità come verbo, ottenendo numerose certificazioni internazionali.

Tanto export per i prodotti Luxardo: accanto al Maraschino, al Sangue Morlacco e agli altri liquori della variegata gamma, figurano le bagne di pasticceria, i semilavorati analcolici e le confetture di marasca. Al centro c’è sempre la marasca, il Prunus Cerasus, frutto tipico della Dalmazia simile alla ciliegia (da cui però si distingue per un sapore più asprigno) che la Luxardo è riuscita a portare in Veneto, attraverso la selezione di una varietà simile a quella originale (la Marasca Luxardo) e la messa a dimora di un centinaio di ettari di nuove piante. Giorgio, il Luxardo che fra mille traversie riuscì a far ripartire l’attività a Torreglia, si è battuto molto per ricostituire in Veneto il patrimonio botanico identitario della marasca di Zara e di Spalato e per difendere il patrimonio di tradizione costituito dai monumentali tini di legno finlandese, dove tuttora vengono macerate le marasche.

L’azienda, nota anche per il suo impegno nella difesa del bere miscelato di classe (per anni ha organizzato un concorso di mixology con barman di tutto il mondo), è presente nel mercato svizzero da anni, con tre distributori ufficiali, uno dei quali ha sede a Bellinzona. «In Svizzera fatturiamo circa 200.000 mila euro - rivela il presidente Piero Luxardo - ma per noi è soprattutto una lunga presenza di affezione. E si sa quanto noi teniamo alla storia». Giusto ricordare che la Luxardo è anche uno dei simboli della scherma italiana: molti in famiglia hanno praticato questo sport e Franco ha addirittura vinto un titolo europeo di sciabola. Il legame però è soprattutto testimoniato dalla prova di Coppa del Mondo - il Trofeo Luxardo - che la famiglia organizza da decenni. Quest’anno la gara è saltata per il coronavirus, ma nel 2021, l’anno del bicentenario dell’azienda, tornerà senz’altro a brillare nel calendario internazionale. Parola di Luxardo!

Bombe e lutti, ma la fabbrica di Girolamo ha saputo risorgere
La sede storica della Luxardo a Zara
La sede storica della Luxardo a Zara

Peccato non poterli festeggiare a Zara i due secoli di attività. L’azienda, fondata nel 1821 da Girolamo Luxardo (arrivato come diplomatico in Dalmazia - regione allora austriaca, dopo la caduta della Serenissima nel 1797), lasciò lo storico stabilimento situato in riva del Barcagno, di fronte alla città vecchia di Zara, nel 1944. La parola fine fu causata dai ripetuti bombardamenti alleati sul capoluogo dalmata, che oggi si trova in Croazia, ma è città di nobili tradizioni venete, tanto da essere stata per sette secoli piazzaforte marittima della Serenissima. I bombardamenti alleati costrinsero gran parte della popolazione italiana a lasciare la città. Nella fuga per la salvezza verso l’Italia la famiglia Luxardo perse anche tre congiunti, uccisi dai partigiani di Tito.

Il fondatore Girolamo Luxardo
Il fondatore Girolamo Luxardo

A Zara la Luxardo aveva aperto l’attività di distillazione nel 1821 in un palazzo del centro storico, in Calle del Sale. Poi nel 1915 inaugurò il nuovo grande stabilimento in riva, dove la produzione del maraschino raggiunse vette qualitative eccelse, tali da garantire al liquore di marasche notorietà internazionale. Dopo la confisca jugoslava dello stabilimento, i Luxardo riuscirono a difendere la propria rete di clienti - fondamentale alla riapertura dell’attività in Italia a Torreglia - grazie alla collaborazione fedele degli ex dipendenti, che erano stati costretti a rimanere a Zara ancora qualche anno dalle nuove autorità locali.
Franco Luxardo, l’ex campione di scherma, è tuttora alla guida dell’attiva comunità zaratina esule in Italia, dopo aver ricevuto il testimone dallo stilista Ottavio Missoni, altro celebre figlio di Zara che nel 1948 alle Olimpiadi di Londra - quand’era atleta - corse la finale dei 400 metri a ostacoli. Oggi lo stabilimento dei Luxardo a Zara, mai indennizzato alla famiglia, sta per essere trasformato in un albergo di lusso dai nuovi proprietari. (re.mal.)

Piero, il "prof" che firmò per il Corriere
Il professor Piero Luxardo, presidente della società, da giovane collaborava con il Corriere del Ticino
Il professor Piero Luxardo, presidente della società, da giovane collaborava con il Corriere del Ticino

C’è anche un vincolo affettivo tra i Luxardo e il Corriere del Ticino. Piero Luxardo, presidente della Luxardo Spa, docente di letteratura Italiana Contemporanea all’Università di Padova, tra i vincitori nel 2019 del prestigioso Premio Masi – Civiltà Veneta, è stato tra i collaboratori della pagina culturale del quotidiano. Una collaborazione nata negli anni Ottanta. Fu il professor Silvio Ramat, allora titolare della cattedra che fu poi proprio di Luxardo, a segnalare a Vittore Castiglioni l’allore giovane borsista.
«Ricordo ancora il primo incontro con il dottor Castiglioni a Lugano, nella redazione del Corriere del Ticino, allora in Corso Elvezia 33» ricorda Luxardo. «Castiglioni mi apparve come persona squisita nei modi, riservata e colta. Mi riempì subito di libri da recensire, e molti altri me ne mandò poi a cadenza regolare. Andai avanti così per alcuni anni, scrivendo recensioni prevalentemente a libri di narrativa, ma anche di critica letteraria e linguistica. Fu per me una vera palestra di formazione, un’occasione per ricevere molti libri e poi leggerli con voracità».
Dopo alcuni anni Vittore Castiglioni dovette accomiatarsi per ragioni di età dal Corriere del Ticino e la sua prestigiosa pagina quindicinale passò al giovanissimo Paolo Di Stefano. «Me lo presentò lo stesso Castiglioni quando andai a salutarlo e a ringraziarlo - ricorda Piero Luxardo -. Collaborai ancora per un po’, fino a quando gli impegni di lavoro a Padova non diventarono pressanti. Conservo un piacevole ricordo di quel periodo, che rappresentò per me anche l’opportunità pratica di raccogliere una parte delle recensioni in un volume, il primo che pubblicai, intitolato "Le figure del silenzio" edito dalla Cleup di Padova nel 1989». (re.mal.)

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