La proposta

Prova la poke, accendi
la passione hawaiana

Prova la poke, accendi <br />la passione hawaiana
La versatilità della ricetta rende la poke capace di adattarsi a qualsiasi cultura gastronomica

Prova la poke, accendi
la passione hawaiana

La versatilità della ricetta rende la poke capace di adattarsi a qualsiasi cultura gastronomica

Nell’era delle contaminazioni gastronomiche, la nuova tendenza in fatto di cibo arriva dalle Hawaii, anche se è arrivata a noi percorrendo prima le strade delle grandi metropoli internazionali). Le isole polinesiane hanno dato vita a un piatto che sta rapidamente conquistando le tavole di mezzo mondo. Si tratta della poke, termine che, letteralmente, significa «tagliato a pezzi grossi». È una portata a base di pesce crudo che può essere servita come antipasto o come piatto forte del menu.

In origine, prima di diventare la moda del momento, la poke era un piatto povero consumato dai pescatori: una ciotola di pesce crudo, spesso scarti tagliati a dadi e insaporiti con qualche spezia e un po’ di alghe.

Scatta un selfie e vedrai i «like» pioverti addosso
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Profonde trasformazioni

A partire dagli anni Settanta la pietanza divenne sempre più popolare tra i ristoranti di Honolulu e dintorni. La fama internazionale iniziò nel 2012, quando il poke cominciò a diffondersi nel resto degli Stati Uniti e, in particolare, in California. Lo Stato dell’oro è sempre il primo della lista in tema di nuove tendenze. Tra Los Angeles e San Francisco spuntarono i primi locali specializzati nella preparazione della poke. In queste città multietniche, in cui le contaminazioni sono la regola, il piatto hawaiano subì profonde trasformazioni. Vennero introdotti alcuni ingredienti della cucina giapponese come riso e salsa di soia e altri cibi di tendenza come avocado, mango e anacardi. Dalla California la poke si è poi diffusa in tutto il mondo.

Belli e colorati, ideali per i social

La presenza scenica del piatto è sicuramente importante. Gli elementi che lo compongono sono mescolati all’interno di una grande ciotola chiamata bowl. Hanno spesso colori sgargianti e sono perfetti per fotografie da pubblicare sui social network. L’eleganza estetica non è il solo segreto del successo della portata. La versatilità della ricetta rende la poke capace di adattarsi a qualsiasi cultura gastronomica. Il piatto non pone limiti alla fantasia e ogni ristorante ha dato vita alle proprie reinterpretazioni. C’è chi ha sostituito il pesce con il pollo e chi ha ideato delle versioni vegane a base di tofu.

L’influenza della cucina asiatica

Le ciotole sono condite con alghe nori e goma wakame, edamame e salsa teryaki. Infatti non a caso i condimenti tradizionali della poke sono stati fortemente influenzati dalla cucina giapponese e da altre cucine asiatiche. Questi includono salsa di soia, cipolle verdi e olio di sesamo, o anche furikake (mix di pesce secco, semi di sesamo e alghe secche), peperoncino secco o fresco tritato, limu (alghe), inamona (condimento della cucina tradizionale hawaiana a base di noci kukui arrostite e sale), uova di pesce, wasabi e cipolle di Maui. In numerosi locali la portata viene preparata con frutti di diverso tipo, dall’ananas al mango, dalle fragole all’uvetta. Le combinazioni sono pressoché infinite. Se i puristi sostengono che si sta perdendo l’anima del piatto, tradendo i principi della cucina povera hawaiana, la possibilità di cambiarlo a piacimento ha contribuito al suo successo. Tra i motivi della fama planetaria spiccano anche le proprietà benefiche della pietanza. Gli ingredienti sono quasi tutti salutari e fanno bene alla linea, oltre che al palato.

Concorrenza agli hamburger

La poke si sta imponendo come nuovo fast food del terzo millennio. Pratico, sano e gustoso, si presta per essere consumato al volo o con consegna a domicilio. I prezzi per ora rimangono altini, vista la ricercatezza degli ingredienti. La concorrenza ai locali che vendono hamburger, panini e patatine fritte è appena agli inizi.

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