Nuove etichette

Quattro vini nati
per stupire

Quattro vini nati <br />per stupire
Mattia Bernardoni, a sin., e Claudio Tamborini mostrano soddisfatti due delle quattro recenti creazioni della loro Cantina.

Quattro vini nati
per stupire

Mattia Bernardoni, a sin., e Claudio Tamborini mostrano soddisfatti due delle quattro recenti creazioni della loro Cantina.

Quattro vini nati <br />per stupire
Luca Biffi, instancabile enologo della Tamborini Vini SA

Quattro vini nati
per stupire

Luca Biffi, instancabile enologo della Tamborini Vini SA

Un errore che trasforma l’ordinario in straordinario: sintetizzando al massimo, mi vien voglia di definire così una delle ultime creazioni di Tamborini Vini, che peraltro porta un nome un po’ criptico e magari privo di quel necessario sex appeal richiesto dal mercato: D.A.

D.A. sta per doppio appassimento ed è il risultato, stando ai dirigenti di casa Tamborini, di 15 anni di studi sull’appassimento delle uve Merlot. Qui però si aggiunge il ruolo della casualità, un errore che poi si è rivelato essere un piccolo colpo di fortuna: succede che gli addetti ai lavori dimentichino alcune cassette di uva nel locale appassimento, che rimangono ad asciugare e a concentrare zuccheri e sapori per ben 32 giorni al posto dei normali 16. Ecco, il doppio del tempo normale di appassimento che alla fine dà il nome all’etichetta: D.A. con l’annata, nella fattispecie il 2017.

Ovviamente questa è solo una parte della storia: il resto racconta di una lunghissima macerazione (180 giorni) alla quale fa seguito un affinamento di 24 mesi in barrique di rovere francese. Il risultato: un vino a dir poco stupendo, piacevole ma complesso, con una struttura imponente, che rilascia già al naso profumi balsamici e sentori di confettura, esprime tannini vellutati, è morbido al palato e ricorda certe bottiglie di Amarone. Siamo in presenza di un vino che si adatta magnificamente ai piatti della grande gastronomia, come brasati di manzo e salmì di selvaggina, e si abbina in maniera spettacolare con grandi formaggi stagionati, di alpeggio, blu o erborinati. Al suo papà, l’enologo Luca Biffi, i complimenti del caso, perché ha saputo tirar fuori dal suo cilindro un vino che apre addirittura nuovi orizzonti per la produzione del nostro Merlot, del quale non finiremo mai di apprezzare la versatilità e la capacità di stupire.

D.A. 2017, un Merlot particolare che ricorda un po’ l’Amarone
D.A. 2017, un Merlot particolare che ricorda un po’ l’Amarone

Casa Tamborini oltre al D.A. 2017 ha peraltro approntato per il mercato altre tre nuove etichette, tutte a loro modo molto interessanti.

Cominceremmo con una versione particolare del rosato Osé che diventa l’Osé d’Hiver, trasformandosi in una “riserva” nell’annata 2018. Siamo in presenza di una vinificazione al 100% Merlot fermentato in barrique francesi nuove e affinato nelle stesse barrique per quindici mesi, quindi imbottigliato solo in magnum (1,5 litri), perché Tamborini Vini ritiene questo formato il migliore per apprezzare pienamente un vino. Il colore si avvicina più al bianco che al rosa, alla vista siamo di fronte ad una colorazione che richiama la Provenza, ma sia al naso, sia in bocca, questo vino esprime un’ampiezza aromatica desueta per i vini rosati, tanto che se non ne vedessimo il colore potremmo scambiarlo per un rosso. Non è un vino estivo né da aperitivo, secondo noi, ma si accompagnerà bene anche alla carne, non solo bianca.

L’Osé d’hiver, rosato maturato in barrique
L’Osé d’hiver, rosato maturato in barrique

Il terzo vino in libera uscita si chiama Silenzio e al di là di tutto la sua particolarità è soprattutto quella di essere un cru nel cru che proviene dalla storica tenuta di Castelrotto, la culla del Merlot ticinese. Ottenuto da uve Merlot (100%), il Silenzio è affinato in botti di rovere francese per 15 mesi.

Il Silenzio: un Merlot aristocratico, figlio della storica tenuta di Castelrotto
Il Silenzio: un Merlot aristocratico, figlio della storica tenuta di Castelrotto

Da ultimo, ecco un vitigno interessante vinificato in purezza: l’Arinarnoa, creato nel 1956 da un enologo bordolese di origini basche incrociando Tannat e Cabernet Sauvignon. Le uve provengono dai vigneti di San Zeno. Sono state passite per 18 giorni a bassa temperatura (16C°); il mosto ottenuto è stato lasciato macerare per 2 settimane circa a 25C° e in seguito affinato in barrique nuove francesi per 24 mesi.

Anche in questo caso l’etichetta reca un nome particolare: Espe N.7, che sta a significare esperimento, voglia di sperimentare. E davvero di un esperimento interessante si tratta questo dell’Arinarnoa vinificato da solo, quando normalmente questo vitigno concorre a migliorare corpo, struttura e colore di vari assemblaggi.
Intensa la gamma aromatica espressa da questo vino, molto speziato e fruttato.

Espe 7: un Arinarnoa in purezza
Espe 7: un Arinarnoa in purezza
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